mercoledì 18 Settembre 2019

Latinoamerica secondo “Calle 13”

Latinoamerica secondo “Calle 13”

Musica e coscienza sociale. Dieci anni di latin rap con il duo portoricano Calle 13 che dedica il suo ultimo Grammy Award agli studenti desaparecidos di Ayotzinapa

di Marina Zenobio

da sinistra René Pérez Joglar e Eduardo José Cabra Martinez, i “Calle 13”
da sinistra René Pérez Joglar e Eduardo José Cabra Martinez, i “Calle 13”

Ormai ha raggiunto fama mondiale “Calle 13”, duo musicale portoricano hip hop e latin rap i cui pezzi trattano problemi sociali e politici particolarmente incisivi. E’ formato da René Pérez Joglar, soprannominato “Residente” (cantante e compositore), Eduardo Josè Cabra Martinez, meglio noto come “Visitate” (multistrumentista) e sono due fratelli, almeno di madre. A volte anche la voce della sorella, Ileana detta “Pg-13”, si unisce a loro.

Il nome “Calle 13” deriva dal nome della strada di Trujillo Alto dove viveva la loro famiglia. Nel corso della loro carriera, iniziata nel 2005, hanno vinto due Grammy Award e numerosi Latin Grammy Award, l’ultimo dei quali hanno voluto dedicare ai 43 studenti messicani della Scuola Normale di Ayotzinapa scomparsi nel settembre 2014.

 Calle 13Il brano che li ha consacrati al successo fu “Querido F.B.I.”, in cui si schierano contro le autorità colpevoli dell’assassinio di Filiberto Ojeda Rios, leader del movimento rivoluzionario di Porto Rico. Il testo della canzone fu pubblicato anche sul popolarissimo quotidiano portoricano “Primera Hora”.

In una intervista rilasciata a Rt, René Peréz, voce del gruppo, parla di una coscienza sociale che sente di avere fin da giovanissimo e sostiene che oggi l’America Latina è un continente “che è riuscito a stare in piedi nonostante gli avvenimenti che si sono succeduti, a partire dallOperazione Condor e tutte le dittature che hanno insanguinato il continente. Oggi la terra latinoamericana è molto più forte del passato (…) nonostante i bisogni che possiamo avere, andiamo avanti contro tutto, contro il vento e la marea”.

Meno generoso con il suo paese, Porto Rico. “La mentalità coloniale dei portoricani non permette al paese di rendersi indipendente dagli Stati Uniti”, afferma René.

Attualmente Portorico sta attraversando una situazione di profondo indebitamento ma la Corte statunitense non gli consente di presentare istanza di fallimento, nell’area qualcuno l’ha paragonato alla Grecia. Secondo il cantante di “Calle 13” l’indipendenza di Porto Rico aiuterebbe il paese a spezzare la sua condizione di colonia Usa.

“Non abbiamo nessun tipo di libertà di votare per una persona che realmente, poi, prenda importanti decisioni per il paese. Questo significa essere una colonia. Eppoi dobbiamo andare in guerra, i nostri uomini e le nostre donne vanno in guerra per difendere la nazione nordamericana” ha dichiarato René aggiungendo “Per me, un Porto Rico indipendente avrebbe più possibilità di crescita. Se lo compariamo con la musica, per esempio, è come se uno avesse un contratto con la Sony senza possibilità di fare la musica che si desidera, senza poter suonare nei luoghi in cui desideri esibirti”.

Quello che segue è il video di “Latinoamericana”, uno dei successi di “Calle 13”, di cui vi proponiamo anche la traduzione del testo dallo spagnolo. Perché merita davvero.

Calle 13, Latinoamerica

“Sono, sono quel che han lasciato
sono tutti gli avanzi di ciò che hanno rubato
un popolo nascosto sulla cima
la mia pelle è di cuoio
per questo resiste a qualunque clima
sono una fabbrica di fumo
manodopera contadina per il tuo consumo
fronte freddo nel mezzo dell’estate
l’amore ai tempi del colera, fratello mio
il sole che nasce e il giorno che muore
con i migliori tramonti

Sono lo sviluppo in carne viva
un discorso politico senza saliva
i visi più belli che abbia mai visto
sono la fotografia di un desaparecido
sono il sangue dentro alle tue vene
sono un pezzo di terra che vale la pena
sono un cestino di fagioli
sono Maradona contro l’Inghilterra che fa due gol
sono ciò che tiene su la mia bandiera
la spina dorsale del pianeta è la mia cordigliera
sono quello che mi ha insegnato mio padre
quello che non ama la sua patria e non ama sua madre
sono l’America Latina
un popolo senza gambe ma che cammina

Tu non puoi comprare il vento
tu non puoi comprare il sole
tu non puoi comprare la pioggia
tu non puoi comprare il calore
tu non puoi comprare le nuvole
tu non puoi comprare i colori
tu non puoi comprare la mia allegria
tu non puoi comprare i miei dolori.

Ho i laghi, ho i fiumi
ho i miei denti per quando sorrido
la neve che trucca le mie montagne
ho il sole che mi asciuga
e la pioggia che mi bagna
un deserto ubriaco di peyote un sorso di pulque
per cantare con i coyotes
tutto ciò di cui ho bisogno
ho i polmoni che respirano l’azzurro chiaro

L’altitudine che soffoca
sono i molari della mia bocca che masticano coca
l’autunno con le sue foglie sfilacciate
una vigna strapiena d’uva
un canneto sotto il sole di Cuba
sono il Mar dei Caraibi che vigila sulle casette
facendo rituali con l’acqua benedetta
il vento che mi pettina i capelli
sono tutti i santi che che mi tengo appesi al collo
il succo della mia lotta non è artificiale
perché il concime della mia terra è naturale

Tu non puoi comprare il vento
tu non puoi comprare il sole
tu non puoi comprare la pioggia
tu non puoi comprare il calore
tu non puoi comprare le nuvole
tu non puoi comprare i colori
tu non puoi comprare la mia allegria
tu non puoi comprare i miei dolori.
Tu non puoi comprare il sole
tu non puoi comprare la pioggia
(tracciamo il cammino, continuiamo a camminare)
non puoi comprare la mia vita
la mia terra non si vende

Lavoro duro ma con orgoglio
qui si condivide, ciò che è mio è tuo
questo popolo non affoga con una mareggiata
e se crolla io lo ricostruisco
e non ammicco quando ti guardo
per farti ricordare il mio cognome
l’Operazione Condor, invadendo il mio nido
perdono ma non dimentico mai!
(continuiamo a camminare)
qui si respira la lotta
(continuiamo a camminare)
io canto perché di sente
qui stiamo in piedi
viva Latinoamerica!
Non puoi comprare la mia vita”.

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