mercoledì 13 Novembre 2019

Cuba, prove di cyber-femminismo

Cuba, prove di cyber-femminismo

A Cuba, attraverso blog, twitter, facebook e altri social, le femministe hanno aperto un dibattito pubblico per criticare il machismo imperante nell’isola

di Ivet González*

femministe cubane

Di fronte alla mancanza di spazi in cui affrontare le loro richieste integrandole alla trasformazione in atto nel paese, chi è impegnata nella difesa dei diritti delle donne ha trovato nelle nuove TIC, Tecnologie dell’Informazione e delle Comunicazioni (in inglese Information and Communications Technology, ICT), un canale senza censura per diffondere le proprie opinioni.

“I social network e blog stanno portando la lotta per l’uguaglianza sulla scena digitale, ma stanno contribuendo anche a stabilire alleanze per la visibilità di determinati contenuti e a creare reti di collaborazione” ha dichiarato l’afrocubana Abdallah Sandra Alvarez, pioniera del cyber-attivismo a Cuba.

Il blog Negra Cubana Tenìa que Ser  , che Sandra Alvarez gestisce dal 2006, condivide sistematicamente articoli e informazioni contro il razzismo, il sessismo, l’omofobia e altre discriminazioni che hanno come obiettivo le donne di Cuba. Allo stesso tempo rende visibili voci femministe e di afrodiscendenti di solito assenti sui media ufficiali, e funge come costante osservatorio di episodi segregazionisti per razza, genere, orientamento sessuale.

I contributi sul suo blog agiscono da cassa di risonanza su questione come quella riferita a campagne pubblicitarie sessiste. Per esempio come quella della birra Bucanero, una marca locale pubblicizzata con lo slogan “una birra da uomini” e nei cartelloni pubblicitari utilizza l’immagine di donne provocanti, che fanno pensare inevitabilmente al sesso.

Bucanero pubblicità sessista

Elaine Dìaz, docente universitaria e ricercatrice, assicura che la “blogosfera cubana” si distingue per “dare visibilità a temi scarsamente affrontati sui media nazionali o chiaramente manipolati dalle agenzie mediatiche e politiche internazionali”. In un articolo pubblicato alla fine del 2014, Elaine Dìaz, ricercatrice delle TIC a Cuba, sostiene che i blog agiscono come meccanismi di denuncia e pressione su temi di interesse pubblico.

Tuttavia, in base ad una ricerca condotta da Dìaz che ha osservato 2033 blog che trattano in generale temi relativi alla realtà del paese, quelli relativi alle disuguaglianze di genere non sono rilevanti. Qualcosa di simile è stato rilevato dalla femminista marxista Yasmin Portales quando, nel 2013, analizzò 277 blog scritti da Cuba. Anche se il 31 per cento di essi erano gestiti da donne, solo 3 rispondevano ad una agenda femminista. Da allora questa proporzione è leggermente aumentata e ha esteso i supporti a newsletter e profili su reti sociali.

Tra i blog che riportano al cyber-femminismo cubano figura quello del collettivo Afrocubanas, un progetto per incentivare la partecipazione di donne nere alla storia e alla cultura, e che ha trovato un veloce riflesso nello spazio digitale.

Anche in un altro blog, En 2310 y 8225 gestito da Yasmin Portales, e nel blog del collettivo Asamblea Feminista  fondato alla fine del 2014 dalle giornaliste Lirianas Gordillo e Helena Hernandez e dalla critica letteraria Zaida Capote, risaltano contenuti fortemente critici con il patriarcato cubano. Queste ultime si definiscono femministe preoccupate per il destino di una nazione in trasformazione e che all’interno di questa trasformazione vogliono “fare” utilizzando come strumento la parola. Il loro slogan: “Vogliamo dire la nostra sulla persistenza di disparità di genere nel nostro paese”.

Femminismo a CUba

Gestiti da attiviste, intellettuali e professionisti della comunicazione, questi blog ampliano la discussione collettiva su vari temi, tra cui la violenza di genere, la doppia giornata, le molteplici discriminazioni contro le donne afrodiscendenti e lesbiche, o sul sessismo mediatico.

Ogni spazio ha le proprie pagine facebook e profili in Twitter. In questo modo si tenta di rispondere alla diffidenza nei confronti del femminismo che persiste sull’isola, dove questo pensiero è stato sviluppato soprattutto in termini accademici e in settori culturali, ma ancora non riesce a trovare spazio in pubblicazioni ufficiali né ha organizzazioni che articolino una agenda comune.

Per la giornalista Gordillo, i blog e le reti sociali, funzionano da megafono sulla piazza virtuale: “Un post ottiene maggiore attenzione politica che non i molti eventi, workshop o riunioni dove questi stessi temi sono affrontati a livello comunitario”.
Secondo Gordillo, situazioni di discriminazione sono eventi quotidiani nel paese, dove le donne hanno raggiunto alti standard di partecipazione nel lavoro e nello studio, ma su cui pesa totalmente il carico della vita domestica e la famiglia.

Tuttavia, non è facile un coordinamento tra il cyber-femminismo e la maggior parte delle donne cubane che, ancora prive di una connessione Internet, hanno scarsa possibilità di essere raggiunte dalle informazioni ed inviti ad eventi.
Finora, secondo stime ufficiali non suddivise per genere, solo il 26 per cento dei quasi 11,2 milioni di persone che vivono a Cuba accedono sistematicamente a Internet.

Una ricerca dell’Ufficio nazionale di statistiche e informazione (ONEI), riporta che nel 2013 Cuba aveva 2.923.000 internauti. Probabilmente questa cifra ora sta aumentando perché alla fine del 2013 nel paese sono stati aperti 120 internet point, e dal primo di luglio 35 punti di connessione wireless.
“Molte femministe attive nella rete lo fanno da connessioni lente, con poco tempo e non sempre siamo preparate per approfittare e ottimizzare tutte le possibilità offerte dal servizio”, riconosce Gordillo.

Purtroppo, però, ha dichiarato Helena Hernandez in una sessione del Congresso Internazionale dell’Associazione di Studi Latinoamericani, che si è tenuto lo scorso maggio a San Juan de Puerto Rico “Quanto tramite Internet si denuncia e si richiede, cade spesso su un terreno ambiguo o di ignoranza da parte delle autorità che hanno il compito di legiferare e ricevere le nostre inquietudini sulla condizione delle donne”.

Per adesso, Internet continua a funzionare come spazio di collegamento per iniziative come quelle delle Feministas Cubanas, un gruppo formato su facebook nel 2014, di cui fanno parte oltre 65 donne, tra chi risiede sull’isola e chi vive o studia all’estero.
Anche se la creazione di una rete è una pretesa ribadita nei dibattiti negli incontri di studiose e attiviste per la parità di genere nel paese, non si conosce finora nessun altro gruppo che riunisca le femministe cubane in uno spazio “reale”.

*Ivet González è una giornalista cubana, corrispondente dall’Avana per l’agenzia IPS

(traduzione di Marina Zenobio)

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