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Strage di Bologna, ricordare per cambiare

Bologna 2 agosto 1980: Le vite perdute sono vite che appartengono a tutti noi. Il lavoro della memoria non è, e non deve essere, solo un atto di conoscenza ma di cambiamento sociale 

di MariaLuisa Menegatto e Adriano Zamperini*

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L’Italia è un Paese caratterizzato da innumerevoli ferite aperte. Ferite mai rimarginate e che incrinano l’unità del nostro Paese. Le vite perdute sono vite che appartengono a tutti noi. Sono morti che godono di cittadinanza nella memoria collettiva. La pratica del ricordare è un legame che genera legami. Che connette gli individui gli uni agli altri, che orienta in un comune sguardo gli atteggiamenti e informa il modo di guardare al futuro. Pertanto il lavoro della memoria non è, e non deve essere, solo un atto di conoscenza ma di cambiamento sociale.

*Adriano Zamperini è professore di Psicologia sociale e di Relazioni interpersonali presso l’Università degli Studi di Padova.

Marialuisa Menegatto è psicologa clinica e di comunità, ricercatrice presso la Società Italiana di Scienze Psicosociali per la Pace.

Questo è un loro breve spunto nell’anniversario della strage di Bologna. I due psicologi sociali, dieci anni dopo il luglio 2001 hanno pubblicato per Liguori “Cittadinanza ferita e trauma psicopolitico. Dopo il G8 di Genova: il lavoro della memoria e la ricostruzione di relazioni sociali” indagando su un evento impresso nell’immaginario: scontri di piazza, l’omicidio di Carlo Giuliani, manifestanti picchiati a sangue nella scuola Diaz, la tortura di Bolzaneto. Muovendosi per i sentieri di un senso di cittadinanza profondamente ferito e di un diffuso trauma psicopolitico, prendono le distanze da quel pensiero illusorio che si affida passivamente al tempo. Nella speranza che si faccia guaritore. Quasi che a far decantare l’afflizione, essa svanisca. E che l’indignazione covata dall’ingiustizia patita possa essere erosa dall’oblio. Sapendo però che tutto si può dire del passato, tranne che sia passato, gli autori analizzano scientificamente la natura della sofferenza, individuale e collettiva, generata dal G8 di Genova.  

 

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