sabato 26 Settembre 2020

Ombrina Mare: atto finale?

Ombrina Mare: atto finale?

9 novembre, nuova convocazione della conferenza dei servizi per il contestato progetto Ombrina Mare. La Regione ha approvato l’istituzione del Parco Marino Regionale, i movimenti pronti ad una nuova mobilitazione 

da Chieti, Alessio Di Florio

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Ombrina Mare 2, il progetto petrolifero al largo della costa abruzzese, continua ad occupare la cronaca regionale: lunedì 9 il Ministero dello Sviluppo Economico ha riconvocato la conferenza dei servizi rinviata il 14 ottobre scorso (http://www.popoffquotidiano.it/2015/10/14/no-triv-ladriatico-sbarca-a-roma/ ). Il progetto di cui è oggi proponente la Rockhopper, presentato già anni fa dalla Medoil Gas, è diventata (come già abbiamo raccontato su Popoff) il simbolo della lotta abruzzese contro quella che è stata definita la “deriva petrolifera”, il proliferare di progetti a terra e a mare. Una lotta che ha visto in piazza, solo nelle ultime due manifestazioni (a Pescara due anni fa e a Lanciano quest’anno), 100000 presenze (40000 nella prima e 60000 nella seconda, una crescita che dimostra il montare dell’opposizione) e che chiede a gran voce di ripetere la bocciatura del progetto della Forest Oil a Bomba, bocciato nel maggio scorso (http://www.popoffquotidiano.it/2015/05/20/bomba-vince-le-trivelle-le-persone-prima-del-profitto/ ).

Il vasto fronte impegnato nella lotta ambientalista motiva il no ad Ombrina Mare affermando che “secondo le stime della stessa società proponente, ogni giorno saranno immessi in atmosfera circa 200 tonnellate di fumi da combustione dai motori, dal termodistruttore e dalla torcia atmosferica; nei pochi mesi di perforazione e prove di produzione saranno prodotti 14mila tonnellate di rifiuti tra fanghi perforanti ed altro”  da quella che viene definita una “vera e propria raffineria in mare”. La piattaforma avrà le dimensioni di “35 metri per 24 metri per 43,50 metri di altezza sul livello medio marino (come un palazzo di 10 piani)” che rimarrebbe per 25 anni ormeggiata davanti la costa teatina “collegata  ai 4-6 pozzi che dovrebbero essere perforati in un periodo di avvio del progetto della durata di 6-9 mesi”, e “ad una grande nave della classe Panamax riadattata per diventare una vera e propria raffineria galleggiante, definita Floating Production, Storage and Offloading (FPSO), posizionata con ancoraggi a 10 km di distanza dalla costa. La nave avrebbe le seguenti dimensioni: 320 metri di lunghezza per 33 di larghezza e 54 metri di altezza massima”. A collegare il tutto ci sarebbero “da 36 a 42 km di condotte per olio, gas e acqua di produzione/strato, o posate o affossate in trincee scavate sul fondale. Per questa ragione, lungo 16-17 km di queste condotte sarà vietato l’ancoraggio a tutte le navi per una fascia larga 926 m; pertanto, considerando anche una zona di divieto di 500 metri dalla FPSO e dalla Piattaforma, tra 1531 a 1624 ettari di mare saranno interdetti all’ancoraggio”.

La Regione, dopo il consiglio straordinario di giovedì scorso e la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale Regionale del giorno dopo, si presenta all’appuntamento con la nuova conferenza dei servizi con un nuovo strumento: l’approvazione del Parco Marino Regionale “Trabocchi del chietino e costa frentana” recentemente proposto dal Coordinamento No Ombrina, secondo il quale è un importante tassello per la tutela del territorio e la bocciatura del progetto petrolifero. Nuovo Senso Civico, aderente e tra i principali animatori del Coordinamento, ha lanciato l’appello ad un nuovo sit in davanti al MISE durante la conferenza dei servizi. “Un altro sforzo adesso per vivere meglio dopo” scrive l’associazione “per cancellare Ombrina”. I responsabili nazionali di Greenpeace, WWF, Legambiente, Marevivo, Touring Club, Pro Natura, FAI e Italia Nostra hanno scritto al Ministero dello Sviluppo Economico chiedendo di annullare la conferenza dei servizi, “o quantomeno sospenderla”, in attesa che si pronunci sulla legge regionale 29/2015, che “fa divieto di svolgimento delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi liquidi e gassosi entro le dodici miglia marine, lungo l’intero perimetro costiero della Regione Abruzzo, e prevede che il divieto si applichi anche ai procedimenti in corso all’entrata in vigore della legge”, la Corte Costituzionale (unica legittimata a pronunciarsi sulla sua legittimità).

 

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