Tarantino: la bandiera sudista è la svastica dell’America

Tarantino: la bandiera sudista è la svastica dell’America

«L’America non ha ancora risolto la questione razziale», dice Quentin Tarantino presentando il suo nuovo film, The Hateful Eight. «Ho sempre pensato alla bandiera sudista come a una svastica»

di Francesco Ruggeri

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La bandiera sudista è la svastica degli States ed è «giunto il dannato momento che la gente la contesti», ha detto Quentin Tarantino durante un’intervista per promuovere il suo ultimo film The Hateful Eight, ambientato dopo la guerra civile. Il regista punta i riflettori sui rapporti razziali tesi nel paese, evidenti sia negli scontri del 2014 a Ferguson, Missouri – dopo l’ennesimo assassinio di un giovane afroamericano, Michael Brown, da parte di un poliziotto bianco – sia dopo la strage di Charleston compiuta da un suprematista bianco. «Il problema è che l’America non ha ancora risolto certe questioni», ripete spesso Tarantino nelle presentazioni del film, in Italia dal 4 febbraio.

Nell’intervista con The Telegraph, Tarantino ha detto: «Ho sempre sentito la bandiera confederata come una croce uncinata americana. E la gente sta cominciando a mettere in discussione cose come la statua di Bedford Forrest [il generale confederato, fondatore e primo Grand Wizard del Ku Klux Klan] nei parchi. Bene, se me lo chiedete, è giunto il momento maledetto di farlo».

Negli Stati Uniti, dopo la strage di Charleston è stata avviata un’iniziativa che punta a rimuovere la bandiera degli ex Stati Confederati dagli edifici pubblici. Così ha stabilito la governatrice del South Caroline, Nikki Haley, repubblicana, che pure l’aveva voluta a lungo, mentre la catena di supermercati Walmart l’ha tolta dai suoi scaffali. La bandiera sudista è un simbolo che viene associato inevitabilmente con il periodo schiavista negli Stati del Sud, viene esibita dai white suprematist e anche in Italia viene ostentata dai gruppetti di fascisti annidati in partiti “perbene” come Forza Italia, Ncd, Fdi o nei gruppuscoli nazifascisti di questo o di altri millenni. Un’inchiesta del Guardian, all’indomani della strage di Charleston, ha rivelato come il Council of Conservative Citizens, il gruppo che diffonde teorie sulla superiorità della razza bianca al quale Dylann Storm Roof (il killer di Charleston), dice, nel suo «manifesto», di essersi ispirato, negli anni scorsi ha finanziato più volte diversi esponenti repubblicani, compresi tre candidati Casa Bianca, versando loro complessivamente 65 mila dollari.

Per alcuni tifosi del Napoli la bandiera sudista vorrebbe essere solo un simbolo antinordista, un richiamo al mito borbonico ma le connotazioni razziste di quella bandiera sono un ulteriore motivo per le frange fascistoidi del tifo per adoperarla. Anche i tifosi del Real Madrid e dell’Olimpique Marsiglia hanno usato quella la bandiera e, in Germania, è patrimonio dei nazi autoctoni visto che, da quelle parti la croce uncinata è decisamente fuorilegge. Nel 2014 una bandiera sudista fotografata in una stazione di polizia francese ha creato un piccolo scandalo.

Adam Taylor, sul Washington post, nel giugno scorso, ha citato anche il caso dei Red Hand Defenders – un gruppo paramilitare dei lealisti dell’Ulster, in Irlanda del Nord – che hanno usato la bandiera perché molti soldati Confederati erano originari dell’Ulster. Un giornalista israeliano, Arieh O’Sullivan ha detto di averla portata con sé mentre prestava servizio per l’esercito di Israele, in Libano. Sullivan, cresciuto in Louisiana e Missisipi, si è definito un “redneck ebreo” (redneck è un termine usato per descrivere i contadini bianchi degli Stati Uniti del sud). Bandiere confederate sono state viste anche in Cisgiordania. In Ucraina entrambe le parti in guerra hanno usato la bandiera come in un derby fascistoide: sia i partiti di destra che supportano l’Ucraina che i separatisti filo-russi. Pretty Village, Pretty Flame, un film serbo, mostra un giovane e ingenuo soldato dell’esercito bosniaco intento a sventolare la bandiera confederata dopo una pulizia etnica in territorio bosniaco.
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3 Comments

  1. Avatar
    eugenia

    Quando Quentin Tarantino dice che “L’America non ha ancora risolto la questione razziale” io penso che non l’ha risolta nemmeno lui perché non sta attento alle parole che utilizza; si naturalizza il razzismo utilizzando l’aggettivo “razziale” che è come “locale”, l’aggettivo giusto da utilizzare è razzista. E allora il messaggio è questo “L’America è un paese razzista!”.
    Ricordiamo le leggi “razziali” del ventennio fascista che naturalizzavano una questione che non esiste, perché le “razze” come le “etnie” sono solo il frutto bacato di gerarchizzazioni ad uso politico, economico e sociale.
    Per chi avesse ancora dei dubbi consiglio un vecchio libro “Sono razzista, ma sto cercando di smettere” che spiega anche dal punto scientifico come stanno le cose realmente, sarebbe da leggere e commentare nelle scuole tanto è semplice chiaro ed efficace. Quando si usa il termine razziale, anche se lo usa da antirazzisti, si utilizza un significante il cui significato ha una storia nella quale la nostra lotta antirazzista non si riconosce e che noi combattiamo, tanto vale uscire dal cerchio vizioso e utilizzare semplicemente il termine razzista.

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    sik

    sono commosso, finalmente leggo un pensiero che condivido appieno, io ho sempre detto di non essere antirazzista per il semplice fatto che le “razze” nella specie umana non esistono, quindi paradossalmente dicendo di essere “antirazzista” mi ritroverei a leggittimare il concetto di “razza”.
    Ma purtroppo il discorso nella maggior parte dei casi non riesce a fare breccia nelle teste dei miei interlocutori.
    Oggi mi sento meno solo, grazie Eugenia.

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  3. Avatar
    eugenia

    mi dispiace che tu non abbia capito quello che ho scritto: esiste il razzismo anche se le razze non esistono, e per forza di cose noi che ci battiamo contro questo razzismo siamo antirazzisti … molte sono le cose che non esistono a cui diamo un credito che arriva fino al sacrificio nostro e del nostro prossimo, il nome è l’idea di qualcosa che spesso non c’è, il nome è un concetto che ci orienta, bene o male, nello spazio e nel tempo che ci è dato di vivere.

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