mercoledì 19 dicembre 2018

Mercanti del tempio nell’Italia di Trivellopoli. Roma come Gotham City

Mercanti del tempio nell’Italia di Trivellopoli. Roma come Gotham City

Quanti esponenti di imprese, di banche,  lobbisti, pensionati della PA e finanche criminali patentati, legati pure all’eversione fascista, sono accreditati per entrare in Parlamento e difendere i loro interessi nei conciliaboli ufficiosi? 

di Federigo Borromeo

 Batman-Arkham-Knight-Gotham-Screenshot

Una volta si diceva delle istituzioni romane, spesso con un’enfasi sui Palazzi della Giustizia: porto delle nebbie. Oggi bisognerebbe dire più semplicemente: porto di mare.

Che cosa è accaduto di recente? Un mese fa un articolo del Corriere della Sera dava come plausibile la pista di ingressi ripetuti al Senato di Manlio Vitale, detto er Gnappa, con un curriculum criminale di pregiudicato romano di altissimo livello, già Fungarolo ai tempi dei NAR (cioè frequentatore degli ambienti criminali e/o fascisti del ristorante il Fungo insieme a Mancini, Carminati ecc.), già Banda della Magliana, già coautore di numerose rapine nonché del famigerato scasso del caveau di piazzale Clodio presso il Tribunale di Roma. Comunque er Gnappa nelle ultime settimane ha ricevuto ben due mandati arresto come organizzatore di alcune efferate recenti rapine. Se è vero che er Gnappa era accolto da qualche senatore, chi incontrava? Visto che la fonte era il più importante quotidiano italiano informato evidentemente da alcune “confidenze”, l’imbarazzo del Presidente del Senato è stata della massima intensità. Quando la senatrice Taverna è intervenuta in Aula con veemenza sulla vicenda degli accessi der Gnappa, Grasso, presidente del Senato, ha riferito di botto che “Non e’ mai entrato a Palazzo Madama Manlio Vitale, detto er Gnappa, ex esponente della banda della Magliana, arrestato un paio di giorni fa…. Da un controllo effettuato -non risulta nessun accesso in questo Senato da parte della persona da lei indicata”. Ma le cose non stanno proprio come dice Grasso. Qualche anno fa quando si chiedeva da più voci se il pluriindagato Primo Greganti fosse entrato in Senato un certo giorno e accolto da chi, la risposta fu desolante perché proprio quel giorno si “verificò” un black out che rendeva impossibile rispondere. Insomma nel regno della sicurezza a suon di telecamere e di passi di autorizzazione, non è che si riesca molto a capire chi ha accesso al Senato, tanto più che dopo l’energica negazione all’impronta di Grasso non si é saputo più nulla sugli accessi der Gnappa.

Passando alla Camera dei deputati è di questa settimana lo scandalo di Tempa Rossa, la lobby di Trivellopoli indagata dalla Procura di Potenza. Al di là della sconcia vicenda descritta dettagliatamente dai mass media con la popolazione lucana ostaggio coi propri corpi, martoriati dalle malattie, degli inquinamenti causati dalle multinazionali petrolifere, è di tutta evidenza lo strapotere dei lobbisti alla Camera, anche durante l’approvazione dei provvedimenti più delicati, come è avvenuto per provvedimenti a dir poco favorevoli alle lobby del petrolio. In particolare c’è Valter Pastena, tra gli indagati principali dalla Procura di Potenza, che aveva presso il Ministero dello sviluppo economico un anomalo incarico di consulenza gratuito, essendo ormai pensionato dalla Ragioneria: Pastena ancora da pensionato entrava e usciva dalle Commissioni parlamentari. Chi pagava Pastena o oppure dobbiamo credere che svolgeva il suo incarico per fede dell’interesse generale del paese? Ma non c’è solo Pastena, il Fatto  dell’11 aprile 2016 scrive: “C’era un altro nome del quartierino- oltre Gianluca Gemelli, compagno dell’ex ministra Federica Guidi- che frequentava il Parlamento e s’intratteneva in Transatlantico- il suo nome è Nicola Colicchi. E’ l’uomo che insieme a Gemelli aveva messo in piedi, secondo l’inchiesta della Procura di Potenza, l’associazione per delinquere finalizzata al traffico di influenze illecite..”. Quindi per la vicenda Trivellopoli non solo Pastena ma anche Gemelli e Colicchi avevano accesso alla Camera e nelle Commissioni.

Quanti esponenti di imprese, di banche, di Confindustria, di Confcommercio, di lobbisti, di pensionati della PA che “amano” ancora lavorare gratis sono accreditati per entrare in Parlamento e difendere i loro interessi nei conciliaboli ufficiosi? Decine, forse centinaia. Addirittura è plausibile che criminali patentati legati pure all’eversione fascista mettano piede in Parlamento a trovare i loro amici, come nei fumetti più dark su Gotham city di Batman? Quando i ragazzi dei Movimenti organizzano manifestazioni combattive davanti ai Palazzi del Potere a Roma, si prendono una gragnuola di manganellate: e questo è, diciamo, nelle cose. Ma perché si sono destinatari pure di avvisi di garanzia e processi per reati gravissimi, quando i lobbisti che entrano a go go per dare luogo a leggi inique o come nel caso di Trivellopoli criminali hanno riveriti il tappeto rosso per entrare nel Palazzo?

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