Chiudere il Cara di Mineo, via chi lo gestisce!

Chiudere il Cara di Mineo, via chi lo gestisce!

L’inchiesta Mafia Capitale ha svelato un altro tassello della gestione corrotta e clientelare del Cara di Mineo: sei gli indagati per falso ideologico e truffa aggravata. Fra di essi, il direttore del Centro. Che va chiuso

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«La prosecuzione dell’inchiesta Mafia Capitale ha svelato un altro tassello della gestione corrotta e clientelare del Cara di Mineo – si legge in un comunicato della Rete antirazzista catanese – sono sei gli indagati, a vario titolo, per falso ideologico in atti pubblici e truffa aggravata ai danni dello Stato e dell’Unione Europea, per un ammontare di oltre un 1 milione di euro. Fra di essi, il direttore del Centro Sebastiano Maccarrone.

La notizia non ci sorprende, visto che abbiamo ripetutamente denunciato l’affare dei badge, di dominio pubblico da anni; fra l’altro, la loro emissione garantisce automaticamente ai gestori del Centro 3 giorni di diaria (circa 100 euro), anche se non pochi migranti si allontanino dal Cara subito dopo la loro registrazione.

Non vogliamo interferire nell’iter giudiziario, teniamo però a ribadire che finora non si è affrontato il problema della pessima accoglienza dal punto di vista delle vittime: i/le richiedenti asilo.

Sin dalla sua nascita, nel marzo 2011, abbiamo denunciato che il “Villaggio della solidarietà” sarebbe stato un laboratorio di nuove politiche segregazioniste per i richiedenti asilo. Allora, dopo un’iniziale diffidenza per la presenza dei/lle migranti, riuscimmo con numerose iniziative di solidarietà, di fronte al Cara e nei paesi limitrofi, a far comprendere agli abitanti del calatino che i migranti sono esseri umani detentori di diritti.

Ben presto però si sono manifestati gli appetiti di chi vedeva nel Cara una preziosa opportunità per fare un gigantesco business. Il modello di Mafia Capitale (“l’accoglienza dei migranti rende più dello spaccio della droga”) si è radicata nel calatino grazie a complicità bipartisan delle forze politiche e sindacali.

I/le richiedenti asilo vengono parcheggiati/e nel Centro a tempo indeterminato (la media d’attesa della commissione esaminatrice è in media 18 mesi), in alcune casi il sovraffollamento è insostenibile: 20/25 in 5 camere con un unico bagno. Neanche dopo il suicidio del ventunenne eritreo Mulue Ghirmay (impiccatosi dentro il Cara il 14/12/2013), sono state potenziate le commissioni. Questa realtà disumana ha richiesto un’imponente campagna mediatica per vendere l’immagine del Cara di Mineo, divenuto nel pessimo film “Io sono io e tu sei tu”, presentato a Roma dal sindaco Enzo Bianco, un paradiso terrestre. Ancora, il Comune di Catania ha  ospitato  partite di calcio della “solidarietà” con la squadra del Cara, apparentemente ignaro delle indagini che coinvolgono il Centro.

Nonostante la gestione commissariale, le presenze nel Cara, ridottesi a fine 2015 a circa 1600, in questi mesi sono state più che raddoppiate, nonostante le denunce di non poche illegalità da parte di Medici per i Diritti Umani e dell’ispezione di LasciateCIEntrare.

Solo in pochi hanno finora squarciato il velo di omertà e collusione, denunciando la diffusione della vergogna del caporalato e della prostituzione nei calatino, mentre forze razziste come la Lega e Forza Nuova tentano di cavalcare deliranti proteste contro presunte “invasioni”; peccato che non manchino  aziende agricole che scarichino i costi della crisi agrumicola supersfruttando in nero i migranti (circa 15 euro per 9/10 ore ) e “clienti” che a basso prezzo godono delle prestazioni sessuali delle donne migranti, indotte dall’indigenza a prostituirsi, mentre ancora i gestori del Cara versano il pocket money (2,50 euro al giorno) in sigarette, acquistate nel rifornimento Esso a poche centinaia di metri dal Centro.

Le recenti indagini finalmente stanno facendo emergere un sistema clientelare e corrotto nel megabusiness della pseudo accoglienza. Facciamo pertanto appello alle realtà solidali ed ai mezzi di comunicazione per dare voce a chi finora non ne ha avuta. L’istituzione di un hotspot (nuovo centro di detenzione/identificazione) nel Cara di Mineo peggiorerebbe ancor di più una situazione già drammatica. Chiediamo la chiusura del Cara e l’immediata rimozione di chi finora lo ha gestito».

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