mercoledì 26 settembre 2018

Papà Erdogan, il figliolo Bilal e gli affari di famiglia

Papà Erdogan, il figliolo Bilal e gli affari di famiglia

L’indagine avviata della procura di Bologna su Necmettin Bilal Erdogan, rende molto nervoso il potente papà turco, potrebbe “perfino mettere in difficoltà” le relazioni tra l’Italia e la Turchia

di Ennio Remondino

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Erdogan, di fronte alla composta Lucia Goracci, lascia trasparire un’ira poco presidenziale. L’indagine avviata dalla procura di Bologna lo scorso febbraio su Necmettin Bilal Erdogan, figlio del presidente, potrebbe “perfino mettere in difficoltà” le relazioni tra l’Italia e la Turchia. Esagerato come sempre il presidente dopo golpe.
Il discusso leader turco, si lamenta del fatto che suo figlio, “un uomo brillante” che “dovrebbe tornare a Bologna per terminare il dottorato” è invece accusato di “riciclaggio di denaro”. Un dottorato che dura dal 2006 – con un’interruzione nel 2012 per “motivi di salute” – e che secondo il curriculum vitae pubblicato dalla School of Advanced International Studies della università John Hopkins di Bologna si sarebbe già dovuto concludere nel giugno 2016.

Cosa si nasconde dietro?
L’accusa nei confronti del giovane Erdogan arriva dall’imprenditore Mehmet Hakan Uzan, rifugiato politico in Francia. La famiglia Uzan, annoverata tra le famiglie turche più abbienti negli anni ’80 e ’90, ha assistito all’esproprio dei propri beni a partire dal 2003 durante i primi governi Erdogan. Da qui la probabile origine dei rapporti poco amicali tra le due famiglie. In un esposto presentato alla magistratura lo scorso febbraio, Uzan aveva chiesto che venissero indagate eventuali somme di denaro portate in Italia da Bilal Erdogan, in ordine di un eventuale reato di riciclaggio.

Maxi tangentopoli 2013
Bilal Erdogan è stato uno dei nomi chiave della maxi tangentopoli del 17 e 25 dicembre 2013, che ha rischiato di travolgere il governo e il suo entourage. Per Bilal Erdogan in ballo c’era un’accusa che riguarda uno studentato costruito illegalmente su un’area naturale protetta a Istanbul, sotto la gestione del Comune di Fatih – altro indagato della maxi inchiesta – da parte della potente fondazione Turgev. Il giovane Erdogan è amministratore delegato della fondazione che si occupa di servizi all’istruzione e ai giovani e tra i cui membri figurano anche diversi altri nomi della famiglia Erdogan.

Chi tocca la famiglia muore
Le autorità turche non famose per la loro terzietà dal governo, hanno più volte respinto le accuse. Anzi. Le inchieste sono state indicate come un tentato golpe -golpe su golpe- e il caso è finito in archivio, dopo la destituzione di centinaia di membri della magistratura e delle forze di polizia, accusati di lavorare per conto del potente predicatore Fethullah Gulen.   Il caso è difatti considerato come l’inizio dichiarato della lotta senza quartiere tra Recep Tayyip Erdogan e il nemico Gülen – un ex alleato che la leadership turca accusa di essere anche dietro al tentato golpe del 15 luglio scorso.

Chiacchiere in famiglia
Giusto alcuni mesi dopo la maxi tangentopoli, cinque intercettazioni telefoniche diffuse tramite i social media hanno nuovamente scosso la famiglia Erdogan. Questa volta si trattava di conversazioni attribuite a Erdogan padre e figlio che tra il 17 e il 18 dicembre 2013 discutono su come far sparire laute somme di denaro in contanti – diverse decine di milioni di dollari – dalla casa di Bilal Erdogan. In base alle registrazioni audio, i soldi sarebbero stati distribuiti tra diversi uomini di affari vicini al governo, con l’aiuto della figlia di Erdogan, Sumeyye Bayraktar, e di altri parenti. Nell’ultima registrazione la presunta voce di Erdogan figlio afferma di essere in difficoltà per non essere ancora riuscito a collocare gli ultimi 30 milioni di dollari rimasti.

Segnali di fuga
Anche nell’esposto presentato a Bologna ci sono accuse riferite ad “una grossa somma di denaro” con cui Bilal Erdogan pronta per un non meglio precisato ‘progetto di fuga’. Aria di golpe già a inizio anno? Bilal, indagato a febbraio a Bologna per riciclaggio, meno di un mese dopo se ne era giù tornato in Turchia per ‘questioni di sicurezza’. Poverino. Altre presunte intercettazioni avevano coinvolto la figlia maggiore di Erdogan, Sumeyye Bayraktar, riguardo alla stessa maxi inchiesta del dicembre 2013. Burak Erdogan, primogenito del presidente turco e co-proprietario dell’impresa MB Denizcilik, è stato a sua volta accusato recentemente da parte del ministero della Difesa russo di fare commercio di petrolio estratto dall’Isis.
Belle storie vero?

DALL’ARCHIVIO DI REMOCONTRO

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