martedì 25 settembre 2018

Piacenza, padroncino italiano ammazza un facchino egiziano

Piacenza, padroncino italiano ammazza un facchino egiziano

Un operaio egiziano di 53 anni travolto e ucciso da un camionista italiano, un padroncino, mentre scioperava davanti ai cancelli di un’azienda di Piacenza

di Checchino Antonini

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Ucciso mentre scioperava per la stabilizzazione del posto di lavoro. E’ stato travolto da un camionista aizzato da un addetto dell’azienda di Piacenza, la Gls, che stava picchettando coi suoi compagni. E’ successo poco prima della mezzanotte sotto gli occhi della polizia che ha sottratto l’omicida alla rabbia dei compagni dell’operaio di 53 anni, dieci in più del suo assassino. Abdesselem El Danaf da 13 anni lavorava a Piacenza per crescere i suoi cinque figli. Usb, il sindacato di quei facchini della Seam, ditta in appalto della Gls, aveva indetto un’assemblea per discutere il mancato rispetto degli accordi sottoscritti sulle assunzioni dei precari a tempo determinato. Di fronte al comportamento dell’azienda i lavoratori, che erano rimasti in presidio davanti ai cancelli, hanno iniziato lo sciopero immediato.

«E’ un disastro! Il conducente del camion che ha travolto e ucciso il nostro lavoratore è stato incitato a forzare il picchetto da un addetto vicino all’azienda, probabilmente un dirigente, stiamo cercando di capire – dice a Popoff, Riccardo Germani, di Usb, presente alla manifestazione – gli urlavano ‘parti, vai!’ e quello è partito…».  Sotto una pioggia battente va avanti il presidio di fronte all’azienda.

«Abbiamo incontrato i responsabili della Gls, insieme agli agenti della Digos, per discutere della stabilizzazione di 13 contratti a tempo determinato, quando hanno rinnegato gli impegni presi abbiamo deciso per lo sciopero e per il blocco. Ci stavamo accingendo a protestare e la situazione era tranquilla, poi la tragedia. Non si può morire così, non si può perdere la vita per difendere i propri diritti», fanno sapere dall’Unione Sindacale di Base. Non è la prima volta che la Gls, come tante altre aziende nel polo logistico piacentino, è teatro di manifestazioni, blocchi e picchetti. “

«’Ammazzateci tutti’, è il grido dei lavoratori della logistica di Piacenza. Un nostro compagno, un nostro fratello è stato assassinato durante il presidio e lo sciopero dei lavoratori. Questo assassinio è la tragica conferma della insostenibile condizione che i lavoratori della logistica stanno vivendo da troppo tempo. L’Usb si impegna alla massima denuncia dell’accaduto: violenza, ricatti, minacce, assenza di diritti e di stabilità sono la norma inaccettabile in questo settore», scrive in una nota l’Unione sindacale di Base (Usb), annunciando una conferenza stampa alle 13.30 a Piacenza nel piazzale antistante la GLS, mentre a Roma, alle ore 15.00, si terrà una mobilitazione sotto gli uffici del Ministro del Lavoro in via Veneto, dove l’USB chiede di incontrare il Ministro Poletti. In tutte le principali città italiane si svolgeranno in giornata presìdi di protesta presso gli Uffici del Governo, un presidio a Bologna è annunciato dalle ore 17 davanti alla Prefettura in Piazza Roosevelt. Infine, il prossimo sabato 17, manifestazione a Piacenza dalle ore 12.00. Usb, inoltre, proclama 2 ore di sciopero nazionale a fine di ogni turno per tutti i settori, le aziende e le società di lavoro privato per la giornata di domani, 16 settembre.

Un camionista, un “padroncino”, che uccide uno scioperante, che forza un picchetto in nome e e per conto del padrone vero. Un lavoratore italiano garantito che uccide un lavoratore straniero non garantito se non dalla sua capacità di lottare. Sembra una scena del capitalismo allo stato nascente ma è il nostro presente e, probabilmente, il nostro futuro. La guerra dei penultimi contro gli ultimi è la versione della guerra di classe al tempo del neoliberismo feroce. E’ il delitto perfetto di questo paesaggio italiano segnato dalla crisi e, ancora prima, da una deregulation che ha frammentato la classe. In altri tempi si sarebbero fermate le fabbriche, si sarebbe scesi in sciopero, si sarebbe riconosciuto, sotto quel telo bianco nel piazzale, un lavoratore identico a noi, a un nostro fratello, a nostro padre. Invece, nelle città emiliane, intossicate dalla crisi industriale e dal securitarismo, cresce da anni il rancore dei penultimi, degli indigeni impoveriti, contro gli ultimi, i lavoratori stranieri accusati di rubare di tutto, dal lavoro alle biciclette. Cresce la Lega, fanno proseliti Casapound e Forza nuova ma i cinquestelle e il Pd non brillano per capacità di costruire un tessuto sociale solidale. Anzi, se i secondi sono gli artefici delle controriforme e il prodotto di un ceto politico corrotto e parassitario, il nuovo che avanza, i grillini, è portatore dello stesso rancore dal sapore xenofobo e razzista. Non è un omicidio stradale, come probabilmente verrà descritto, ma un delitto di classe.

Nei bar, non solo nei caffè a la page, perfino nei circoli Arci ci sarà chi dice che in fondo se l’è cercata quell’operaio che viene a scioperare a casa nostra.

E ora? Usb proclamerà certamente azioni di lotta, piccole sigle combattive le saranno a fianco, così come quel che resta dell’estrema sinistra. Ma la Cgil avrà la forza, se non fosse sessista di potrebbe dire “le palle”, di esprimere rabbia per un omicidio di classe? E l’onestà intellettuale di ammettere che anche i suoi cedimenti sono effetto e causa di questa guerra orizzontale?

 

Gls  nasce nel 1999 e fa parte del gruppo Royal Mail, le poste d’Inghilterra, privatizzate al 90% nel 2011 e da tre anni quotate in borsa. Ha acquisito altre aziende della logistica tedesche, ungheresi, danesi, francesi, slovene e irlandesi, conta oltre 14mila dipendenti e un fatturato di 2,1 miliardi di euro, in 41 paesi. In Italia, nel 2001 ha rilevato la Direzione Gruppo Executive, qui conta 145 sedi, 10 centri di smistamento e oltre 3.700 tir, 190 milioni di euro di fatturato e almeno 564 dipendenti più la pletora di subappalti e cooperative.

«Questi non si spostano», ha detto ancora a Popoff, Riccardo Germani, descrivendo la scena agghiacciante del Tir che correva contro il picchetto. Negli ultimi anni, i lavoratori della logistica sono stati protagonisti di numerose vertenze, forti del fatto che il loro comparto è uno dei meno esposti al ricatto della delocalizzazione. La loro rabbia nasce dal fatto che sono i peggio pagati nella filiera industriale, e devono lavorare in condizioni spaventose. Per queste ragioni la composizione del comparto vede un altissimo numero di lavoratori immigrati. I facchini sono stati spesso caricati a freddo dalle forze dell’ordine, manganellati a sangue, denunciati e arrestati. Gls è particolarmente forte nella distribuzione editoriale. Per questo, lo scrittore Cristiano Armati, animatore di Red Star Press, ha voluto scrivere:

Esprimere solidarietà nei confronti di Abdesselem el Danaf, la sua famiglia, i suoi compagni di lotta e la sua organizzazione sindacale è il minimo. Ma come lavoratori di una cooperativa editoriale che tutti i giorni si avvale dei servizi di logistica per trasportare i propri libri ci rivolgiamo a tutti gli editori italiani nella speranza che almeno di fronte alla morte si sia in grado di aprire gli occhi. Come Red Star Press non utilizziamo la GLS perché consapevoli delle condizioni particolarmente dure imposte ai lavoratori delle sue imprese subappaltatrici, eppure PROPONIAMO IL LANCIO DI UNA CAMPAGNA DI BOICOTTAGGIO NEI CONFRONTI DI QUESTA AZIENDA, RICONOSCENDO NELLE CONDIZIONI IMPOSTE AI LAVORATORI LA RESPONSABILITÀ OGGETTIVA DI QUANTO ACCADUTO A PIACENZA e di quanto potrebbe accadere ogni giorno, ovunque livelli di sfruttamento durissimi impongano di organizzare lotte conseguenti per cambiare lo stato di cose.

[segue]

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