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Migranti, la bufala dei romeni delinquenti

Migranti, i dati che smentiscono la bufala dei romeni delinquenti dopo le parole di Di Maio. Per le statistiche l’equazione non esiste

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ROMA – E’ uno degli stereotipi più radicati quello che vede gli stranieri come portatori di criminalità nel nostro paese. E in cima alla lista dei popoli considerati più criminali ci sono le persone che arrivano dall’Est Europa. A rimarcare questa credenza diffusa ci ha pensato in questi giorni il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, che in un post su Facebook ha scritto: L’ Italia ha importato dalla Romania il 40 per cento dei loro criminali”. Ma cosa dicono i dati? Gli immigrati commettono davvero più reati degli italiani. E in questa spiacevole classifica, che posto occupano i romeni?

Le denunce verso gli italiani aumentano più di quelle contro gli stranieri. Il Dossier Statistico Immigrazione, realizzato da Idos con la collaborazione della rivista interreligiosa Confronti ha approfondito i dati disponibili (aggiornati al 2014) sul rapporto tra gli stranieri (e, in particolare, i romeni) e la criminalità, forniti dalla Direzione centrale della Polizia criminale del Ministero dell’Interno. Tra il 2004 e il 2014 le denunce nei confronti degli italiani sono aumentate del 40,1 per cento e quelle nei confronti degli stranieri del 34,3 per cento, nonostante la popolazione italiana sia risultata in leggera diminuzione e quella straniera più che raddoppiata nello stesso periodo. Di conseguenza l’incidenza degli stranieri (residenti, irregolari, di passaggio, turisti) è diminuita di un punto percentuale, attestandosi sul 31,4 per cento sulle denunce totali. Per quanto riguarda la tipologia di reato, tra gli stranieri sono più ricorrenti i furti (che comunque costituiscono anche per gli italiani la prima fattispecie delittuosa), mentre gli italiani sono notevolmente più esposti alle denunce per truffe e frodi informatiche.

Melchionda: “Dati smentiscono equazione romeni uguale criminali”. I romeni sono 1 milione e 151 mila al primo gennaio 2016 (il 44,3 per cento della diaspora romena nell’intera Ue), hanno una rilevante incidenza (pari al 20,9 per cento) sulle denunce contro stranieri (307.978), ma la loro incidenza sul totale dei 5 milioni e 26mila residenti stranieri in Italia all’inizio del 2016 è più alta (22,9 per cento). Per questo risultano leggermente sottorappresentati tra gli stranieri autori di fatti di devianza. “Seppure l’andamento registrato nel corso degli anni 2000 sia tutt’altro che soddisfacente e si debba pervenire a un livello di integrazione più organico – spiega Ugo Melchionda, presidente di Idos – questi dati servono per evitare la riproposizione dello stereotipo presenza romena  uguale criminalità, come già nel passato era avvenuto per il Marocco e l’Albania, e rende sempre necessario fare ricorso a dati statistici, affidabili e comparabili”. Il presidente di Idos ricorda inoltre che i romeni costituiscono il nerbo principale dei quasi 2,5 milioni di lavoratori stranieri in Italia e gestiscono quasi 50 mila imprese.

In calo i detenuti romeni nelle carceriGonnella (Cild): Chi ha ruolo istituzionale non può parlare per stereotipi”. Anche secondo Patrizio Gonnella, presidente della Coalizione Italiana Libertà e Diritti civili (Cild) e Antigone,”si dovrebbe parlare con i dati sotto mano e non con stereotipi capaci di alimentare un clima di odio e discriminazione. Ancor più lo dovrebbe fare chi ha ruoli istituzionali così importanti quale la vice presidenza della Camera dei Deputati”. Per vari anni – spiega Gonnella – a partire dal 2009, i romeni sono stati tra gli stranieri i più rappresentati numericamente nelle carceri italiane. La loro sovrarappresentazione era favorita dal nesso che si crea tra la percezione pubblica di insicurezza e la repressione penale e di Polizia, ovvero quanto la prima condizioni la seconda anche aldilà della concretezza dei fatti di cronaca e dei reati effettivamente connessi. Negli ultimi anni i detenuti di nazionalità romena sono in forte calo percentuale rispetto ad alcuni anni fa. “Oggi lo sguardo preoccupato dell’opinione pubblica è rivolto altrove – aggiunge il presidente di Cild -. Accade dunque che mentre crescono in numero percentuale e assoluto i detenuti italiani e di altre nazionalità, i romeni in controtendenza diminuiscono. Si respira un minore pregiudizio nei loro confronti e conseguentemente i loro detenuti perdono il primato della rappresentatività straniera in carcere a favore della componente marocchina”.

I dati sui reati. Tra gli stereotipi più radicati nei confronti della popolazione romena c’è quello che siano stupratori. In realtà non risulta una loro incidenza molto alta nei reati contro il patrimonio (i romeni per questi reati costituiscono il 6,2 per cento del totale dei detenuti ovvero poco più della loro rappresentatività globale che è del 5,2 per cento) e per i reati contro la persona (sono il 6,5 per cento del totale). I romeni sono, invece, tra i massimi responsabili delle presenze in carcere per sfruttamento della prostituzione (costituiscono infatti il 31 per cento del totale della popolazione detenuta per questo tipo di reato). Sono in tutto 35 i detenuti romeni dentro per associazione a delinquere di stampo mafioso ( i detenuti in Italia per questo reato sono ben 7.015). In tutto i detenuti romeni sono il 5,2 per cento del totale della popolazione detenuta ristretta nelle 193 prigioni italiane ma sono solo lo 0,49 per cento di quelli accusati o condannati per appartenenza a criminalità organizzata. Uguale è la percentuale dei romeni rispetto al totale delle persone dentro per avere violato la legge sulle droghe. Infatti 91 – su un totale di 18.491 – sono i romeni in carcere per avere violato questa normativa.  Nel 2009 all’apice della cosiddetta emergenza criminale romena i detenuti di questa nazionalità erano 2.966. In sette anni sono diminuiti (al 31 marzo scorso erano 2.791), nonostante sia aumentata la popolazione libera romena. “Dunque l’allarme era ingiustificato, oltre che produttore di reazioni xenofobe”, conclude Gonnella. (ec)

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