Acqua, in Abruzzo è emergenza nel teramano

Acqua, in Abruzzo è emergenza nel teramano

Abruzzo, intensa mobilitazione dopo l’emergenza idrica di maggio. Undici iniziative che culmineranno il 9 ad Assergi

da Chieti, Alessio Di Florio

teramo_acqua2-1-700x542

Nuova mobilitazione in Abruzzo in difesa dell’oro blu. E 17 anni dopo la vittoriosa lotta contro il terzo traforo si torna sotto il Gran Sasso. L’emergenza idrica in Provincia di Teramo(http://www.popoffquotidiano.it/2017/06/01/gran-sasso-il-giallo-dellacqua-gialla/ ), la seconda ufficialmente in 8 mesi, con le incertezze sulle cause e le soluzioni sta portando associazioni, movimenti e cittadini ad attivarsi nuovamente per l’acqua. Il Coordinamento nato dalle attività di informazione e denuncia del Forum Abruzzese dei Movimenti per l’Acqua Pubblica è impegnato, in queste settimane, in 11 iniziative che culmineranno il 9 luglio in una manifestazione ad Assergi. Un intenso ciclo di banchetti informativi, flash mob, incontri pubblici iniziati il 23 luglio a Pescara e che si concluderanno il 29 a Notaresco, Roseto e Tossicia.

Gli ambientalisti sottolineano che l’acqua del Gran Sasso rifornisce interamente le Province di Teramo e L’Aquila e, in parte, alimenta gli acquedotti del pescarese e la città di Chieti. Un eventuale incidente grave che dovesse coinvolgere l’acquedotto sotto il Gran Sasso, con il coinvolgimento delle 2.300 tonnellate di sostanze pericolose usate nei Laboratori di Fisica, porterebbe a conseguenze catastrofiche che danneggerebbero la vita di 700.000 persone.

Alla base della mobilitazione il Coordinamento pone quattro richieste alle Istituzioni. A partire dall’attivazione di un servizio di sorveglianza epidemiologica trasparente e partecipato. La trasparenza è uno dei punti dolenti dell’attuale situazione, senza il Forum moltissima documentazione su quanto accaduto non sarebbe diventata di dominio pubblico. Viene quindi chiesto di pubblicare online, rendendoli accessibili alla cittadinanza, la documentazione dei vari enti. “Purtroppo molte istituzioni non stanno provvedendo – è l’accusa mossa dagli attivisti – ad un’attività non solo utile ma anche obbligatoria per legge sulla base del D.lgs.195/2005 relativa alla trasparenza dell’informazione ambientale”. Decisiva in tutta la vicenda è la questione della partecipazione, centrale nella legislazione italiana ed europea. Basti pensare a quanto prevede la convenzione di Aarhus grazie alla quale ogni cittadino può fare accesso agli atti in materia ambientale senza doverne giustificare motivazione e senza interesse diretto, unico caso previsto nella normativa. Il Coordinamento chiede la partecipazione attiva, con la possibilità di produrre osservazioni e controdeduzioni, di movimenti e comitati al tavolo tecnico istituzionale per il Gran Sasso e l’aggiornamento del Piano di Emergenza Esterno dei Laboratori, di movimenti e comitati. La Regione, invece, ha scelto la strada opposta escludendoli. Una scelta sbagliata, scrive il Forum, perché “in questi decenni molte volte sono stati proprio gli attivisti ad individuare e segnalare, spesso inascoltati, le principali criticità ed informare la popolazione, a partire dalle modalità di stoccaggio e gestione delle sostanze pericolose usate nei laboratori”. L’eliminazione delle sostanze pericolose dagli esperimenti dei Laboratori sotto il Gran Sasso e interventi di impermeabilizzazione e miglioramento delle condizioni delle captazioni sono le altre due richieste del Coordinamento.

Related posts

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.