domenica 22 Settembre 2019

#piazzaindipendenza, il funzionario recidivo: caricò anche Landini

#piazzaindipendenza, il funzionario recidivo: caricò anche Landini

#piazzaindipendenza: avrebbe il manganello facile il funzionario filmato mentre diceva: “Devono sparire… spaccategli le braccia…”. Caricò perfino Landini e le tute blu della Thyssen

di Francesco Ruggeri

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Lo descrivono come un dirigente esperto, di 46 anni, con un passato brillante alla squadra mobile di Roma, poi alla guida di diversi commissariati della Capitale, ma forse con qualche difficoltà se messo alle prese con l’ordine pubblico e la piazza. È il profilo del poliziotto che nel video girato ieri in rete urla «questi devono sparire, peggio per loro. Se tirano qualcosa spaccategli un braccio», incitando i suoi uomini che con caschi e manganelli inseguono i migranti eritrei sgomberati poco prima da piazza Indipendenza. Dirigente del Primo distretto di Roma, è ora sotto indagine della questura e il capo della polizia ha chiesto una «dettagliata relazione» sui fatti. «La frase pronunciata è grave, quindi avrà delle conseguenze. Abbiamo avviato le nostre procedure interne e non si faranno sconti», ha detto Franco Gabrielli. Ma oggi si scopre che il dirigente è lo stesso che il 29 ottobre 2014, proprio in piazza Indipendenza, ordinò di caricare gli operati della ThyssenKrupp di Terni che intendevano raggiungere il ministero dell’Economia. Ci furono quattro feriti tra i lavoratori e altrettanti contusi fra gli agenti, con coda di polemiche per un presunto uso eccessivo della forza. Nel video di tre anni fa – diffuso dal programma di Rai Tre ‘Gazebò – sembra che le forze dell’ordine si facciano prendere di sorpresa dall’arrivo del corteo e dall’intenzione di superare i cordoni. ‘Caricate! Caricate!’, urla più volte il funzionario quando gli operai si avvicinano scandendo slogan. Volarono le manganellate e diversi manifestanti rimasero feriti alla testa.

L’allora segretario della Fiom, i metalmeccanici della Cgil, Maurizio Landini, era nelle prime file del corteo. «Siamo con voi, che cazzo state facendo?» disse ai poliziotti ed ebbe un acceso scambio di battute con il funzionario. La Questura giustificò la carica di contenimento con la motivazione che i manifestanti intendevano occupare la vicina stazione Termini. Stavolta però ha aperto un’indagine sul dirigente. Le unità al suo comando ieri sono state estromesse dal servizio nella seconda parte della giornata. Lui non risponde al telefono e ad amici e colleghi dice che non parlerà. L’Associazione Nazionale Funzionari di Polizia critica lo «strumentale clamore» nato da una «frase sbagliata», pronunciata «dopo ore di tensione» e dopo che il poliziotto e i suoi colleghi sono stati «bersaglio di ogni oggetto contundente possibile, fino alle bombole di gas». Una frase, dice il segretario dell’Anfp Enzo Marco Letizia, che «rischia di diventare l’unico scandalo di cui parlare e sul quale scatenare una improvvisa voglia giustizialista». Per il segretario del Sindacato autonomo polizia (Sap) Gianni Tonelli «la frase è sì forte, ma è stata decontestualizzata e strumentalizzata per deviare l’attenzione dell’opinione pubblica».

Fin qui l’Ansa. Ma sarebbe opera sua anche la “carica di alleggerimento” che, in febbraio, alleggerì il Nazareno dalla presenza dei tassisti dopo i casini a Montecitorio. Due teste rotte e un trauma cranico. Nel maggio 2016, il nostro è al Campidoglio dove comanda la carica contro i movimenti per la casa. Quattro anni prima, il 1° dicembre 2012 a Livorno, in piazza Cavour, la sua celere si scaglia contro una manifestazione non autorizzata, ma pacifica (un presidio che volle farsi corteo) di anarchici, antagonisti e No Tav. Scrisse Senzasoste.it, giornale indipendente livornese: “Arrivano le prime camionette che si fermano all’imbocco della piazza e fanno scendere i celerini già armati di manganello, scudo e casco. Da questo momento in poi la ‘gestione’ della piazza viene presa in mano da un dirigente dall’accento romano visibilmente fuori di sé e intenzionato a provocare in qualsiasi maniera. Si presenta di fronte ai manifestanti e inizia ad urlare che se non ci fossimo dispersi subito ci avrebbe caricato (e in sequenza: pestato-massacrato ecc). I dirigenti locali sono in evidente difficoltà, parlano poco e danno l’impressione di essere totalmente succubi di fronte agli ordini dell’esaltato che era lì presente”. La carica giungerà a freddo e resterà ferita la madre di un manifestante diciottenne che cerca di proteggere suo figlio dalla violenza dei servitori dello Stato.

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