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Il primo numero, ottimo anche come idea regalo, è già pronto e si intitola Cocktail partigiani. Parole in fondo al bicchiere, un volume di Gabriele Brundo, scrittore-barman genovese corredato da illustrazioni di una dozzina di disegnatori, da un ricettario di cocktail a base di Amaro Partigiano e da alcune riflessioni su produzione e consumo di alcol e letteratura.

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HomecultureGenova, quando la musica è senza confini (anche per forza maggiore)

Genova, quando la musica è senza confini (anche per forza maggiore)

Genova, la 26ma edizione del Festival Musicale del Mediterraneo è tutta per la Musica apolide

da Genova, Claudio Marradi 

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Suddenly, immediatamente. E’ la parola più ricorrente nel racconto che Aeham Ahmad, il leggendario pianista del campo profughi palestinesi di  Yarmouk alle porte di Damasco, fa dell’imprevedibile parabola esistenziale che lo ha portato da una Siria divorata della guerra civile a Palazzo Tursi, sede del Municipio di Genova. E dove “LineaTrad”, rivista online dedicata alle tradizioni musicali, gli ha consegnato un premio alla carriera, durante la serata del 26° Festival Musicale del Mediterraneo.

Improvvisamente, perché la sua è anche la storia di una nazione splendida e disgraziata, e perché è improvvisamente che una protesta civile e pacifica per i diritti e la democrazia si è guastata in una carneficina in una maniera che nessuno, allora, poteva  prevedere.  Improvvisamente le piazze si sono riempite di stranieri barbuti, sconosciuti che sventolavano vessilli neri, armati fino ai denti. E sempre improvvisamente le manifestazioni dei  giovani, che tiravano qualche pietra verso la polizia, hanno dovuto cedere il passo alle imboscate dei cecchini, ai miliziani e ai loro kalashnikov, ai lanciagranate, alle mitragliatrici montate sui pick-up. E che l’ultima delle primavere arabe è precipitata in una guerra civile feroce che in sei anni di conflitto ha fatto qualcosa come oltre 400 mila vittime tra civili e militari. Troppo improvvisamente, per non pensare che tutto fosse già pronto in anticipo per fare della Siria  il campo di battaglia di interessi inconfessabili.

Copertina XXVI Festival def

Ma come il pianista dell’omonimo film di Roman Polański con Adrien Brody: a suonare tra le macerie, negli intervalli di respiro tra un bombardamento e l’altro, è lui,  il 29enne musicista che aveva studiato al conservatorio di Damasco  l’ospite d’eccezione di una manifestazione la cui longevità ha superato il quarto di secolo, sempre organizzata e prodotta dall’Associazione Echo Art con la direzione artistica di Davide Ferrari. E che torna fino al 30  settembre con 11 eventi animati da artisti internazionali, talvolta per la prima volta in Italia e in Europa. “Musica Apolide” è il titolo e filo conduttore di questa nuova edizione. Apolidi come sono ormai senza patria le musiche provenienti da quelle terre che non hanno (più) confini politici,  nelle nazioni cancellate dalle guerre. Apolidi, senza passaporto e senza visto, come tanti protagonisti loro malgrado delle tragedie di un Mediterraneo che, da un quarto di secolo a questa parte, è diventato sempre meno un mare di pace.

Nel pomeriggio del 3 settembre, poi, di scena  sono stati i suoni primitivi di Guy Thevenon, al Castello D’Albertis dove il musicista e musicoterapeuta francese ha presentato “Vous avez dit primitifs?”, un viaggio nel tempo e nei luoghi del mondo con decine di strumenti inusuali in uno spettacolo adatto anche ai più piccoli. E ai bambini è dedicato anche l’altro concerto polivocale di sabato 9 settembre nel chiostro di Sant’Agostino,  delle “Tetra”, un quartetto con base in Svezia che presenterà “Ninna nanne del mondo”, in versioni originali e con arrangiamenti diversi.

Primitifs 01

 

Ancora musica apolide a Palazzo Ducale, mercoledì 6 settembre, con “Rifugiati nella musica” suonata  dall’ensemble multietnico “Refugees for Refugees”, che unisce musicisti, rifugiati in Europa ormai da anni e provenienti da Iraq, Afganistan, Pakistan e Tibet.  Di nuovo Palazzo Tursi sarà poi la cornice di altri concerti: JoJi Hirota & Iroha Strings Group, esponente della cultura musicale contemporanea del Sol Levante, il 7 settembre alle 20.30 con “Japan meets Europe”; mentre venerdì 8 settembre la world music di “Flor de sal”, duo portoghese formato da Ana Figueiras e Ze Fransisco in co-produzione con Collegium Pro Musica e giovedì 14 settembre, sempre alle 21, sarà il momento delle “Voci e ritmi dalla Marsiglia Occitana” dei cosmopoliti “Cor de la Plana” in co-produzione con Musicaround.

Anche le sale di Palazzo Rosso ospiteranno mercoledì 13 settembre la statunitense Pamelia Stickney con “Il suono magnetico del Theremin”, misterioso e poco conosciuto strumento elettronico che non deve essere toccato per suonare e che col suo suono struggente ricorda tanto i film di fantascienza in bianco e nero.

Penultimo concerto del festival, in co-produzione con “Il gioco dell’arte” a Castello D’Albertis, Eutopia Ensemble & Banda di piazza Caricamento presenta Exotica 2.0 venerdì 15 settembre. Mentre sabato 30 settembre l’evento finale del festival sarà nella chiesa sconsacrata di sant’Agostino con una vera e propria  performance in “Omaggio a Mandela”, nell’incontro tra il coro di voci Zulù Insingizi e l’azione teatrale dell’attore Tapa Sudana.

lo cor della plana

 

Per info e contatti: www.echoart.org.

flordosal

 

 

 

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