12 C
Rome
venerdì 28 Gennaio 2022
12 C
Rome
venerdì 28 Gennaio 2022
si fa di carta grazie a te! Arriva
Libro-rivista di racconti, inchieste, riflessioni

Il primo numero, ottimo anche come idea regalo, è già pronto e si intitola Cocktail partigiani. Parole in fondo al bicchiere, un volume di Gabriele Brundo, scrittore-barman genovese corredato da illustrazioni di una dozzina di disegnatori, da un ricettario di cocktail a base di Amaro Partigiano e da alcune riflessioni su produzione e consumo di alcol e letteratura.

OLTREPOP

E SAI COSA BEVI!!!
Homepadrini & padroniNiente estradizione per Paraga, che uccise Puletti, Lana e Moreni

Niente estradizione per Paraga, che uccise Puletti, Lana e Moreni

La sentenza che condanna di “Paraga”, fascista bosniaco che ordinò l’esecuzione di tre volontari italiani, tra cui Guido Puletti, vanifica le speranze di capire le vere ragioni dell’eccidio

Hanefija Prjic, detto Paraga
Hanefija Prjic, detto Paraga

L’Associazione Guido Puletti esprime il proprio sconcerto e rammarico per la recente sentenza di condanna a vent’anni del Comandante Hanefjia Prijc, detto “Paraga”, per l’eccidio dei volontari italiani sulle montagne di Gonij Vakuf il 29 maggio del 1993.

Sconcerto perchè questo esito ha vanificato i possibili positivi sviluppi e chiarimenti che potevano scaturire dall’estradizione, una azione giudiziaria da tutti condivisa e plaudita.

Le aspettative più che legittime scaturivano dalla disponibilità per la giustizia italiana, protrattasi per più di due anni, del personaggio chiave di tutta la vicenda, che avrebbe potuto portarci a dare una risposta alla domanda che sin dal momento della esecuzione è stata sulla bocca e nella mente di tutti in primis delle vittime. Perchè?

Il rammarico profondo nasce dal fatto che anzichè approfondire la ricerca con la fonte prima ed essenziale per la sua posizione nella gerarchia militare e nella posizione di comando del reparto che si è macchiato dell’eccidio, si è preferito rincorrere le rimasticate e rinnovate suggestioni seminate dalle tante ‘manine’ che hanno, loro sì, sempre attentamente seguito la tragica vicenda di quel convoglio.

La pur evidentissima illogicità di questi ‘falsi scopi’ non ha impedito che potessero proficuamente depistare la inchiesta ed influenzare le interpretazioni e le dietrologie più disparate.

Al centro di tutto sta Hanefija Prijc comandante gerarchicamente inquadrato che si fa tramite ed esecutore di un crimine infamante e codardo uccidendo dei civili inermi e spogliati di tutto e che accetta in silenzio il marchio del brigante di strada, del capo bastone criminale che sottrae ai suoi stessi connazionali e correligionari ciò che è a loro destinato.

Il disagio cresce quando un caso giudiziario come questo non solo finisce nelle algebriche computazioni degli anni di condanna senza dare nessuna sia pur esile spiegazione della strage  ma  si rappresenta nel dibattimento con anni di inchiesta alle spalle pieni di vuoti ed incertezze.

La vicenda tutta appare così come un fatto inevitabile e senza vere responsabilità, un fatto di guerra in un contesto incontrollato confuso e non governabile.

Eppure questo fatto che si è svolto in un territorio come quello della Bosnia esiguo e alle porte dell’Italia viene rappresentato come avvenuto in lande sconfinate e lontanissime.

Le inchieste degli organismi internazionali degli anni successivi ed ancora oggi in corso ci restituiscono un quadro ben diverso. Oltre agli attori diretti del conflitto serbi, bosniaci, croati c’era una moltitudine di osservatori ed operatori internazionali inglesi, americani, italiani, olandesi ecc. che puntualmente seguivano, descrivevano, riferivano ai loro referenti gerarchici ed intervenivano negli avvenimenti in corso direttamente o attraverso le loro appendici di sicurezza ufficiali e non.

Il quadro di un vero e proprio laboratorio dove tutte le forme di guerra anche le più barbare sono state messe in atto e dove si sono coltivati i rami verdi che ancora oggi producono i loro tragici frutti.

L’esito giudiziario ci consegna un quadro di impotenza della giustizia italiana a fronte di eventi internazionali di una certa complessità che si rassegna a copiare un esito già raggiunto dalla giustizia bosniaca, sicuramente dotata di mezzi più modesti e meno strutturata ed organizzata della nostra, cui allora paradossalmente andrebbe dato atto di avere avuto il coraggio di condannare un suo eroe nazionale.

A meno che dopo 24 anni non ci si rassegni ad aspettarne 43 per avere alcune delle risposte dovute.

145504617-4a8dcd17-43c7-4ef9-bd8e-7a3bef22c99d

 

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento, prego!
Inserisci il tuo nome qui, prego

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Ultimi articoli

La mappatura del nazi

Antifascist Europe , una mappa dei nazi-fascisti di tutta Europa, i loro collegamenti internazionali e le risorse finanziarie 

I nazisti ucraini nei giochi di guerra tra Putin e Biden

La CIA sta segretamente addestrando gruppi nazisti anti-russi in Ucraina dal 2015 [Branko Marcetic]

A #BlackLivesMatter serve un programma economico

In un paese che ha sempre usato la razza per giustificare la disuguaglianza, porre fine alla brutalità della polizia è solo l'inizio

Violenze di gruppo a Milano, i 3 cerchi dell’orrore dei Taharrush JamaR...

La pratica dei Taharrush Jama'i viene dall'Egitto. L'obiettivo è scoraggiare donne e attiviste a partecipare a raduni ed eventi pubblici

Il virus della disuguaglianza

Il rapporto Oxfam: cresce in Italia e nel mondo la concentrazione delle ricchezze, aumenta il numero dei poveri