martedì 20 novembre 2018

Il caso Masi: cucire il fisco a misura della grande finanza

Il caso Masi: cucire il fisco a misura della grande finanza

Chi è Susanna Masi, consigliera di Padoan a libro paga anche di Ernst&Young, consigliera Equitalia, sindaca in Invimit e Ferrovie 

di Federigo Borromeo

La notizia è solo di ieri, ma per così dire oggi è presente non in prima pagina e solo all’interno di alcuni quotidiani. Eppure si tratta di fatti gravissimi: si tratta del caso Susanna Masi.

Susanna Masi è attualmente consigliere del ministro Padoan. La Masi sostanzialmente prendeva per così dire doppio stipendio, cioè stando alle indagini della Procura della Repubblica di Milano, continuava a lavorare per la società americana Ernst & Young, malgrado l’incarico pubblico, fornendo alla stessa Ernst moli enormi di informazioni riservatissime sulle decisioni, sulle agende e sulle posizioni del MEF. Sono molti anni che la Masi lavora per il MEF, essendo entrata ai tempi del viceministro MEF Vieri Ceriani come capo segreteria tecnica del viceministro. Come Ceriani, il suo mentore, la Masi condivide da anni una sorta di Beruf continuativo al MEF: oggi sono ambedue due consiglieri retribuiti di Padoan, a 75000 € l’anno. Si tratterebbe di un vecchio vizio del MEF; quando esisteva il Ministero del Tesoro si diceva che contavano molto uomini come Beniamino Finocchiaro, (tra l’altro, tessera n. 522 della P2) sia da ministro, sia da parlamentare sia poi da consiliori. Ma mentre Ceriani è anche un funzionario ben pagato però da Bankitalia (ci sarebbe da chiedersi quante staffe al contempo costui abbia in uso), la cifra per la Masi deve essere sembrata brutta e eccessivamente bassa.

Ed ecco che l’azionista MEF in questi anni si prodiga e si sente in dovere di piazzarla nelle sue spa controllate, in postazioni ben retribuite: consigliere cda di Equitalia, presidente nel collegio sindacale di Invimit, membro del collegio sindacale di Ferrovie dello Stato italiane (incarico che curiosamente non riporta alcun organo di stampa). Ma la Masi non si accontenta mai e viene pagata pure da Ernst & Young, la quale oggi difende sulla stampa drasticamente la propria posizione: “PAGAVAMO SUSANNA MASI, MA NON C’E’ STATO REATO”. Comunque nello specifico la Masi è indagata, con annuncio di fine indagine, per diffusione di “notizie riservate possedute grazie al suo ruolo istituzionale” e per “disponibilità a proporre a vantaggio di E&Y modifiche alla normativa fiscale in via di predisposizione”. Insomma stando agli inquirenti c’era una via discendente per sapere cosa “bolliva in pentola” al MEF ma anche una via ascendente di predisposizione di norme ad hoc per… gli amici. Ernst & Young, sarebbe indagata pure come persona giuridica. E ieri come se nulla fosse in un hotel prestigioso di Milano al riguardo della compliance anticorruzione si è tenuto un convegno con la partecipazione di consiglieri ANAC e magistrati con sponsor principale proprio Ernst & Young: mizzica, signor Tenente!

Volendo analizzare l’accaduto guardando da lenti che pochi usano.

1)         Può venire in mente agli inquirenti un supplemento di indagine sull’operato della Masi in Equitalia, una postazione dove si tratta di cartelle esattoriali di decine e centinaia di milioni di € a carico anche di società importanti…e perchè no, passare al dettaglio la condotta della Masi in Invimit e Ferrovie dello Stato? Non si potrebbe verificare, sempre per scrupolo, le proprietà mobiliari e immobiliari della Masi e dei consiglieri di Padoan, con un colpo d’occhio alle intestazioni a mogli e mariti, che so a Parigi o a Londra?

2)         I ruoli nel Gabinetto di Padoan e dei suoi consiglieri. Fabrizio Pagani, capo della segreteria tecnica del ministro Padoan, da anni siede nel cda dell’ENI, indicato dal MEF. Si dà il caso che lo stesso Pagani è vicepresidente di Serenissima, attiva nella gestione di fondi immobiliari che fa capo alla Centrale Finanziaria Generale, holding presieduta dall’inossidabile Giancarlo Elia Valori, al centro da decenni di trame e indagini italiane e estere: dalla P2 italo argentina all’Alitalia, passando dagli amori per Ceausescu e le dittature militari latinoamericane fino a quelli per il regime della Corea del Nord. La stessa Masi è al contempo capo del collegio sindacale di Invimit e al contempo capo del collegio sindacale di Idea Fimit, due entità immobiliari che dovrebbero essere in concorrenza. Per non parlare poi di Stefano Scalera, oggi nei ruoli di consigliere di Padoan, per anni capo della direzione VIII del Tesoro, direttore dell’Agenzia del Demanio, oggi presumibilmente dirigente, retribuito, senza una direzione specifica, fino a pochi mesi fa consigliere di amministrazione della Invimit, ora presidente di Idea Fimit.

3)         Nel caso delle indagini sulla Masi si sta parlando di persona sospettata di piegare gli interessi economici dell’Italia a dei potentati economici, tra l’altro neanche nazionali. Una accusa che sostanziata da giudizio dovrebbe corrispondere a una pena detentiva lunghissima al pari delle previsioni penali di altri paesi occidentali; invece al massimo la Masi può rischiare una decina di anni di reclusione: Faccio sommessamente notare che alcuni ragazzi italiani condannati per motivi di ordine pubblico con la famigerata aggravante della devastazione, senza avere ferito nessuna persona, scontano oggi pene detentive più lunghe. Ma parafrasando Brecht, cosa è sfondare una vetrina con una mazza di ferro rispetto a sfondare le finanze di una nazione? I servizi segreti e l’intelligence, che per definizione si dovrebbero muovere anche per situazioni di sospetto, oltre a bucare doviziosamente i profili facebook delle zecche pelose sovversive e dei no TAV, fanno altrettanto nei confronti del crimine finanziario “alto” e di chi piega gli interessi economici del paese ai potentati esteri? Sembrerebbe proprio di no a leggere i rapporti ufficiali dei servizi… Certo che se i conti correnti riservati delle operazioni dei servizi si sono tenuti per anni presso le Banche di Zonin ci sta ben poco da sperare.

4) Sono almeno un paio di decenni che ai piani alti del MEF e di Palazzo Chigi, talvolta anche con ruoli ministeriali, si succedono persone “prese” da banche o società di consulenza finanziarie, sovente estere, come E&Y, Salomon Brothers, JP Morgan, ecc. Queste persone entrano da queste società, vanno al MEF, e poi ritornano nelle società di provenienza. Ciò non costituisce motivo di scandalo per praticamente nessuno.

5)         Leggano i nostri quattro lettori l’intreccio di cariche dei consiliori e dei nominati del MEF in società pubbliche, alcune decisamente sotto tono e poco note, da quello che è disponibile pubblicamente sul web, talvolta non aggiornatissimo.  

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1 Comment

  1. giuliano pennacchio

    Pappa e ciccia, un magna magna alle spalle dei lavoratori e lavoratrici del nostro Paese.E quanto tempo ci vorrà per ripulire le nostre amministrazioni centrali?

    Reply

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