lunedì 10 dicembre 2018

La Palestina, Trump e i nazi-ebrei

La Palestina, Trump e i nazi-ebrei

La Palestina rappresenta la tragedia di come il neocolonialismo e gli interessi imperialisti hanno tolto ad un popolo il diritto ad avere una patria

di Reinaldo Spitaletta

Il conflitto di Gerusalemme, una città di tremila anni, e quindi della Palestina, non è religioso ma politico (o geopolitico come si dice adesso). Nel dichiarare questa città venerata da cristiani, ebrei e musulmani, capitale di Israele, Donald Trump non solo ha gettato alle ortiche la mediazione statunitense per un avvicinamento della pace nell’area, ma ha risvegliato l’ira e le proteste dei paesi arabi e, ovviamente, del popolo palestinesi che subisce l’ennesimo duro colpo.

Gerusalemme (e la Palestina) è stata nel ventesimo secolo una enclave del colonialismo occidentale, in particolare inglese. Già a partire dal 1947, dopo la Secondo Guerra Mondiale, l’Onu divise il territorio, saccheggiando quello palestinese, in due parti, una araba (la cui popolazione non fu neanche consultata) e l’altra israeliana. A partire da allora e fino ai giorni nostri i palestinesi sono stati costretti alla diaspora, sottoposti a persecuzione, obbligati a cercare rifugio in altri paesi arabi, ad essere considerati terroristi e a subire l’occupazione e l’apartheid da parte di Israele.

Questo paese, Stato che si definisce ebraico, ha occupato il 78 per cento del territorio storicamente palestinese, arrivando a violare persino la già di per sé ingiusta Risoluzione 181 delle Nazioni unite relativa alla divisione di quei territori. E da quei giorni del 1947 i palestinesi sono stati oggetto di ogni tipo di ignominia, massacri e umiliazioni da parte dell’alleato chiave degli Stati Uniti in Medio Oriente.

Edward Said nel 2002 scrisse un testo intitolato Ciò che ha fatto Israele  in cui denunciava gli innumerevoli abusi contro i palestinesi e la formidabile propaganda che li indicava come terroristi e non come difensori di un territorio che era loro di diritto. E proprio questo apparato di disinformazione, scrisse Said, “ha permesso non solo all’esercito d’Israele ma anche alla sua armata di giornalisti e difensori di cancellare una terribile storia di sofferenze e di abusi al fine di distruggere impunemente l’esistenza civile del popolo palestinese”.
La propaganda israelo-statunitense ha cancellato dalla memoria la distruzione della società palestinese e la configurazione di un popolo spoliato del suo territorio nel 1948.

In ogni caso il conflitto in quelle zone così ricche di storia è un problema del XX secolo e, con richiami più alti, della sua seconda metà. Ma i palestinesi hanno resistito, a volte con le armi altre lanciando pietre o scarpe contro il potentissimo esercito israeliano. La Palestina rappresenta la tragedia di come il neocolonialismo e gli interessi imperialisti hanno tolto ad un popolo il diritto ad avere una patria.

Infatti, a partire dal Piano di Partizione ideato dall’Onu nel 1947, si è scatenata la sventura del popolo palestinese, l’esodo, il genocidio e la guerra. Come ricordava il giornalista argentino Rodolfo Walsh, in un suo articolo del 1974 intitolato “La rivoluzione palestinese”, “Il giorno dopo della votazione il sionismo lanciò tutto il peso del terrore per privare gli arabi anche del territorio che il Piano di Partizione aveva lasciato loro”.

A partire da quel giorno Israele iniziò i suoi attentati e massacri contro i palestinesi, come quello di Deir Yassin   che inaugurò il terribile periodo di aggressione contro di essi. L’autore di quel primo massacro, Menàjem Beguìn, nel suo libro La ribellione scrisse: “Gli arabi furono presi da un panico indicibile e iniziarono a scappare per mettersi in salvo. Questa fuga di massa si è trasformata in un esodo senza controllo, degli 800.000 arabi che vivevano nell’attuale stato di Israele ne rimasero solo 165.000”. Quando Trump ha dichiarato Gerusalemme capitale di Israele ha riproposto un remake dell’esproprio delle terre dei palestinesi.

Anni fa, riferendosi agli attentati e ai massacri israeliani contro la Palestina, lo scrittore ebreo Moshe Menuhin dichiarò : “la mia religione è l’ebraismo profetico e non l’ebraismo al napalm. I nazionalisti ‘ebrei’ non sono ebrei ma nazi-ebrei che hanno perso ogni senso di moralità e di umanità ebraica…”. E tutta questa barbarie contro i palestinesi trova l’appoggio di Trump. Si spera che un giorno possano lanciargli una scarpa, senza possibilità di schivarla.

fonte El Espectador – Traduzione di Marina Zenobio

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