mercoledì 26 settembre 2018

Nicaragua tra proteste, resistenza e repressione

Nicaragua tra proteste, resistenza e repressione

Le proteste in Nicaragua contro il presidente Ortega e la sua vice e moglie Murillo sono terminate con un saldo di 40 morti. L’analisi di Oscar René Vargas

di Oscar René Vargas*

Il Nicaragua si sta svegliando con una nuova correlazione di forze sociali. Persone di ogni età e condizione sono scese in piazza in solidarietà con la resistenza studentesca e contro la repressione del governo Ortega. Oltre centomila persone hanno partecipato alla marcia del 23 aprile a Managua, molte vestite di nero in memoria dei morti.

La resistenza studentesca alla repressione governativa nell’Università Politecnica del Nicaragua (Upoli) si è trasformata in un bastione della lotta del movimento sociale che ha riportato nelle strade, contemporaneamente, migliaia di persone anche a León, Estelí, Jinotepe, Bluefields y Matagalpa. In tutto il paese si sono mobilitate almeno 250 mila nicaraguensi.

Il detonatore delle proteste – costata la vita di 40 manifestanti – è stata la drastica riforma del sistema pensionistico approvata lo scorso 16 aprile. In un primo momento Daniel Ortega aveva ordinato il posizionamento dell’esercito nelle città più importanti del paese e accusato i manifestanti di essere coinvolti nel narcotraffico e nel terrorismo internazionale, per lasciare poi la gestione della crisi nelle mani della vicepresidente e moglie Rosario Murillo.

Alla fine però Ortega si è trovato obbligato a ritirare il decreto. Tuttavia le proteste non sono solo continuate ma si sono allargate alla richiesta di dimissioni. Ciò a dimostrare che qualcosa è cambiato e sta cambiando in Nicaragua.

Elementi sociologici e politici da considerare

La maggior parte dei partecipanti sono giovani al di sotto dei 30 anni. Almeno la metà sono donne.

I partiti politici tradizionali non hanno alcuna presenza significativa né influenza nello sviluppo degli avvenimenti. La loro incidenza nel movimento sociale emergente è nulla.

Gli slogan dominanti nel corso delle proteste sono: non più repressione, appoggio agli studenti, condanna degli assassinii, Ortega e Somoza sono la stessa cosa, no alla corruzione, polizia assassina, eliminazione delle forze speciali, il popolo unito non sarà mai vinto.

Tutto ciò rafforza la testi secondo cui il movimento sociale era in una fase di gestazione, pronto ad apparire in un dato momento sullo scenario politico nazionale.

La sfida del movimento sociale è di dotarsi di una leadership rappresentativa che abbia la capacità di continuare ad agglutinare il malcontento sociale che si sta manifestando.

C’è il timore che, senza una leadership rappresentativa e visibile, il movimento sociale possa incamminarsi verso la dispersione e il caos.

E’ necessaria al più presto un incontro con la leadership dei giovani per stabilire una strategia da seguire e far conoscere i successivi passaggi tattici.

Il ripudio verso la coppia presidenziale

Il binomio Ortega-Murillo (che avevano rivinto le elezioni nel 2016, e nella foto di apertura; ndt) è stato sconfitto, politicamente e socialmente. E’ isolato. Ha perso il controllo delle strade. Lo spirito delle proteste è il ripudio nei confronti della coppia presidenziale per la sua totale mancanza di rispetto per la vita e per i diritti dei cittadini.

Per la grandezza delle mobilitazioni e per il grado di repressione esercitato dal governo, i distinti poteri di fatto hanno modificato la posizione. Siamo in un processo dinamico di formazione di una nuova correlazione di forze.

Le grandi imprese prendono le distanze, anche senza rompere con il governo. Il patto tra Ortega e il Consiglio Superiore dell’Impresa Privata nicaraguense (Cosep) comincia a fare acqua. E si stanno producendo discrepanze tra diversi settori dell’imprenditoria.

La maggior parte dei vescovi della chiesa cattolica non sono più assenti davanti la problematica nazionale e hanno deciso di appoggiare il movimento sociale.

Il partito al governo è paralizzato. La divisione tra i vecchi quadri lo ha lasciato senza capacità di risposta. Per questo il governo ha fatto ricorso alle forze antisommossa senza base sociale.

I sindacati pro-governativi, guidati da dirigenti senza legittimità sociale, hanno dimostrato la loro incapacità di mobilitare le basi che dicono di rappresentare. Il tema della riforma dell’Istituto nicaraguense della sicurezza sociale (Inss), la repressione e la morte di decine di studenti li ha paralizzati.

Il governo non può contare sull’appoggio dei funzionari dato che, pur avendo manifestato pubblicamente a favore del movimento sociale, non costituiscono una base incondizionata.

Nonostante che il governo mantenga il controllo dei media, questi hanno perso influenza nelle reti sociali. Sono i social media a tenere informati sugli avvenimenti.

Internazionalmente il tema del Nicaragua e della crisi politica del governo Ortega-Murillo è sulle rime pagine, scritte e video, che cercano di capire il perché e le cause dello stallo sociale. Il governo ha perso l’invisibilità internazionale di cui tanto ha beneficiato.

Una dittatura familiare

Il governo Ortega-Murillo ora viene considerato come una dittatura familiare, simile a quella di Somoza. Considerazioni che gli stanno togliendo gli appoggi sia dei governi che della sinistra internazionale.

Stati Uniti, Unione Europea e vari paesi latinoamericani chiedono la fine della repressione e la restaurazione della democrazia.

I distinti poteri statali (giuridico, elettorale, legislativo) sono messi in discussione dal movimento sociale. Così che hanno perso quella poca legittimità che restava loro.

La corruzione del governo, altro grande tema rimasto occulto ai media internazionali, è stato molto proteste nelle mobilitazioni sociali con la denuncia di un arricchimento inspiegabile di molti funzionari dei governi municipali e centrali.

Quella della polizia è l’istituzione più discussa dalla popolazione per la repressione e le morti che hanno provocato. La destituzione dei capi della polizia Aminta Granera e Francisco Diaz è una richiesta generalizzata. Uno dei problemi maggiori sarà come ripulire questa istituzione per renderla accettabile agli occhi della popolazione.

L’esercito si è mantenuto al margine del conflitto. Ma il presidente lo ha utilizzato per proteggere le sedi delle istituzioni statali.

Un governo sempre più vulnerabile

Ad oggi, 24 aprile 2018, la situazione è la seguente: il governo Ortega-Murillo è più vulnerabile che mai rispetto agli ultimi dieci anni; è socialmente isolato, la situazione economica sempre più deteriorata cosa che provocherà maggior malcontento; a livello internazionale è sempre più solo; a livello politico è favorito perché al momento non esiste una leadership visibile e unificante.

La lotta nell’immediato è rivolta alla liberazione dei tutti i prigionieri politici e che gli ospedali pubblici soccorrano i feriti.

Le richieste più importante sono: la formazione di un governo provvisorio con la rappresentanza dei giovani, di accademici onesti e di altri settori della società civile (donne, contadini in lotta contro il canale , minatori); l’istituzione di una Commissione per la Verità perché indaghi e punisca i responsabili dei crimini e l’assassinio di 40 cittadini, ma anche i casi di corruzione da parte dei funzionari; cercare, per il governo provvisorio, il sostegno dei settori onesti dell’esercito e della polizia.

I principali obiettivi del governo provvisorio devono essere: cambiare la logica di uno Stato-bottino, abolire l’attuale sistema autoritario, eliminare l’impunità della classe politica, difendere le risorse naturali e lottare contro le disuguaglianze sociali.

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*Oscar-René Vargas è sociologo e economista. Da giovane legato al Fronte Sandinista per la Liberazione Nazionale (FSLN), oggi è molto critico sulla situazione del paese. La sua frase più celebre è “La rivoluzione è finita nel 1990”. Fondatore del Centro studi della realtà nazionale (Ceren) a Managua, è autore di 55 libri di analisi politica.

(Traduzione di Marina Zenobio)

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