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Il primo numero, ottimo anche come idea regalo, è già pronto e si intitola Cocktail partigiani. Parole in fondo al bicchiere, un volume di Gabriele Brundo, scrittore-barman genovese corredato da illustrazioni di una dozzina di disegnatori, da un ricettario di cocktail a base di Amaro Partigiano e da alcune riflessioni su produzione e consumo di alcol e letteratura.

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Verde, giallo e stellone

Chiusa la maggiore crisi istituzionale dal 1943 e il post elezioni farsa, l’Italia ha il finalmente (?) il suo governo. Cosa potrà fare?

Non capita tutti i giorni non sapere se ridere o piangere, lasciarsi andare alla speranza o alla moscerìa indifferentemente. Più facile restare mezzimezzi. Vabbè, proviamoci. L’avvenuto battesimo del governo gialloverde 2, il primo – mai dire mai – nella storia della repubblica italiana, è un fatto. Il parto, a memoria il più maldestro e faticoso d’ogni altro mai, chiude una crisi politica e istituzionale seconda solo alla cacciata del duce da palazzo Venezia, complici le bombe Usa su Roma e il calcione assestatogli da sua maestà Sciaboletta, per niente riconoscente al rifondatore dell’impero sui colli fatali dell’Urbe.

Il pateracchio andato in scena dalle elezioni di marzo in qua è stato, se possibile, ancora più farsesco di queste. Sei personaggi in cerca di governo (e un pubblico pagante) hanno infine trovato la quadra, salvo sorprese in sede di voto parlamentare, nella disperazione dei salotti buoni dove allignano i poteri forti & destri e la fu sinistra o sedicente tale. Si Salvini chi può, titola il Manifesto. I populisti al governo, sparacchia Repubblica a tuttapagina. Rassegnati stampa, direbbe Dagospia. Mattarella ha tentato l’impossibile per mettersi di mezzo, con un colpo di tacco istituzionale che ha di fatto rimescolato le carte, lasciando la mano e il mazzo ai vincitori di marzo e centinaia di miliardi bruciati dalla sua brillante difesa della Costituzione.

I savi europeisti e i titolisti teutonici hanno tirato in porta fino all’ultimo, al grido di Forza presidente e botte di spread, perché i mercati insegnino agl’italioti come si vota, ma la difesa catenacciara gialloverde ha tenuto e gl’italiani non dovranno tornare sui banchi. Non ci sarà al momento bisogno di un altro voto dove ai perdenti andrà peggio e ai vincitori assai meglio, facendo di un’alleanza di comodo un’asse dove stirare le speranze terze. Nessun gongoli, però, che tante e ben altre sono le frecce all’arco della Demokràtia. La banda del prof Conte ne vedrà delle belle, altro che curriculum farlocchi, e dovrà abituarsi in fretta al tiro all’impiastro. In tanto bailamme, che potrà fare?

Intanto ha rassicurato i nordamericani con due personaggi di chiara fede atlantista, alla Difesa e agli Esteri. Chi sperava che sull’insostenibile sostegno agli F35 si declinasse, dovrà ricredersi. Pure sulle missioni “di pace” all’estero i tagli saranno pochini. Sulle sanzioni a Russia, Iran e quant’altri non in linea coi gusti di Washington e Tel Aviv (pardon, Gerusalemme) staremo a vedere. Come pure sul welfare residuale e la ristrutturazione del debito pubblico, la ripresa dell’economia a scanso di deflazione. Se riuscirà a dare un colpo a Tav e Tap, come promesso, e a non cedere ai desiderata di Bruxelles (pardon, Berlino) che chiedono nuovi tagli e tasse per far fuori una buona volta l’indigestibile risparmio italico, sarà molto. Nessun s’illuda, il massacro dei ceti medi proseguirà senza quartiere, l’Europa (questa Europa) lo chiede e Dio, o chi per lui, lo vuole.

Certo, chi crede che dare una sforbiciata all’affare dei migranti e allo sciocchezzajo lgtb sia una battaglia contro la civiltà che avanza non può stare tranquillo. Meglio scappare, o scendere in trincea, piuttosto che darsi da fare perché a sinistra si torni a pensare e agire sensatamente. Quello gialloverde non è certo un governo di sinistra, o di destra. Queste categorie sono al momento superate dai fatti e dalla storia, salvo ricicciare quando questa avrà fatto il suo giro. Per ora un neocentrismo populista (oddìo, il popolo) è vincente. Ma l’onda è corta e la questione epocale, merita ben altro spazio. Per ora i pesci rossi girano in tondo, non risalgono la corrente come i salmoni.

Buon ultima, la questione delle competenze. In effetti, è una nota dolente del nuovo governo di pentastellati e leghisti affratellati alla bisogna. Ma è difficile trovare gente altrettanto competente dei Lorenzin, Boschi, Mogherini (che ier l’altro ha sanzionato ulteriormente il feroce Assad), per stare all’ultimo esecutivo e non parlare del rottamator scortese e del tale, nuovamente premierabile, con la sua legione di figliole belle e disponibili. Loro sì, competentissime. Che lo stellone vegli sul Belpaese.

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