Perché brucia quel pezzo di Grecia

Perché brucia quel pezzo di Grecia

Grecia, gli incendi accidentali sono sempre atti dolosi connessi ai piani di espansione industriale e urbana a basso costo

di Kleanthis Antoniou Traduzione per MPS a cura di Federica Maiucci

È sempre difficile parlare dei disastri naturali, soprattutto quando si perdono decine di vite umane nel modo più terribile da immaginare. Sullo sfondo, l’ondata di caldo che in queste settimane sta colpendo vaste aree del pianeta e la prospettiva di ulteriori cambiamenti climatici incombe insormontabile.

Le circostanze che hanno permesso agli incendi di divampare in Grecia sono molte: il vento straordinariamente forte, le temperature alte e il sito, che era un luogo di villeggiatura estiva per i cittadini di Atene con medio o basso reddito (quelli con un reddito più alto si spostano in luoghi più prestigiosi). È luglio, per questo il resort era pieno di persone che hanno adattato i propri tempi di lavoro per permettersi un piccolo viaggio verso la costa, a solo un’ora da Atene.

Proprietà e incendi dolosi

Per comprendere il significato di questo evento dobbiamo guardare al contesto politico. Nonostante sia passato più di un decennio dall’ultimo disastro di questa portata, lo scoppio degli incendi non è un avvenimento insolito per l’estate greca. E c’è una buona ragione se il pubblico accusa qualcun altro invece che i turisti distratti che buttano le cicche per terra, o un qualche gruppo di ragazzini naïve che voleva cuocere dei marshmallows su uno stecco.

Gli incendi accidentali in Grecia sono ampiamente riconosciuti come atti dolosi, poiché per decenni sono stati strettamente connessi con i piani di espansione industriale e urbana a basso costo.

L’ambiente naturale della geografia greca (principalmente aree montagnose o semi-montagnose, spesso coperte da fitta vegetazione) spesso intralcia i piani di costruzione dell’industria pesante o delle strutture turistiche; è negli interessi di queste che le foreste sono state ridotte, in un modo o nell’altro. Il turismo è il settore più redditizio in Grecia, e gli indicatori dimostrano che sta diventando sempre più importante, visti i record di arrivi negli ultimi due anni. Con i requisiti del capitale a determinare le politiche reali, i governi del passato e del presente hanno sempre lasciato aperta la porta per gli investimenti di questo tipo, soprattutto per quanto riguarda la costruzione edilizia – e più grande è il progetto, più grande è il profitto.

Sono in gioco anche gli interessi privati della piccola borghesia greca. Per anni ha cercato di costruire illegalmente sui terreni, in cerca di posti sempre più calmi e remoti, nella convinzione che le regole si possano piegare quando è conveniente – una convinzione molto recente giustificata dal governo Syriza-Anel, il quale ha reso la legislazione relativa a questi casi molto più indulgente che in passato.

Complicità del governo

Il governo ha concesso, persistentemente, che gli interessi privati sulle costruzioni legate al settore turistico e industriale fossero prioritari rispetto ai seri problemi di salvaguardia ecologica e ambientale. Lo Stato ama affermare che difende il pubblico da individui subdoli, ma in pratica è lì per proteggere prima di tutto, i profitti. Il governo greco non può più nascondersi da i propri fallimenti nell’allocare risorse adeguate al welfare pubblico e ai servizi per la società. Inizialmente la discussione in merito si legava alla questione del debito pubblico; il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e l’Europa hanno costretto il governo greco a seguire la strada delle privatizzazioni e dell’austerità, incluso il taglio di 10 milioni di euro ai vigili del fuoco. Quasi dieci anni dopo, questa discussione si è logorata. Il Primo Ministro greco, Alexis Tsipras, si vanta che dopo tutti questi sacrifici si arriverà ad una conclusione, con una lenta e pacificata uscita dal controllo finanziario e un possibile allentamento della stretta dell’FMI. Il governo ha già le mani sporche di sangue, e quel sangue viene dalle politiche disastrose che hanno introdotto grazie alla complicità dell’UE e del FMI, come ad esempio ricercare un surplus obbligatorio nel budget statale.

A parte questo, le politiche imperialiste dello stato greco sono il linea con gli interessi della NATO nella regione; la Grecia si trova in un luogo di elevata importanza strategica, e ciò implica elevate spese militari. Di fatto, la Grecia è al secondo posto per le spese militari in relazione al PIL tra tutti i paesi NATO. Spese militari che si traducono in aerei, carri armati, navi ed elicotteri – ma i vigili del fuoco hanno sempre meno disponibilità di aerei antincendio.

Solidarietà e speranza

La risposta solidale è stata stupefacente. Volontari di tutte le età, ma specialmente giovanissimi, sono giunti in loco, e contemporaneamente in tutti gli ospedali di Atene si è assistito al formarsi di lunghe code di persone che chiedevano di donare il sangue. Anche l’ammontare di fondi e delle risorse raccolte è un ulteriore motivo di speranza. L’aspetto più interessante è la demografia di questa risposta.

Lavoratori egiziani, società kurde, rifugiati siriani e iracheni stanno aiutando nella maniera più attiva possibile, sia prendendo concretamente parte in diverse operazioni di soccorso o dando supporto a chi ne ha bisogno. Anche la comunità rom si è attivata, nonostante nell’ultimo periodo abbia dovuto affrontare tensioni gravi con la polizia e con l’estrema destra. La Macedonia ha offerto 100.000 euro, mentre in Turchia l’hashtag #GeçmişOlsunKomşu (possa tutto passare vicino) è stato trend topic su Twitter.

I disastri naturali sono una questione di classe

Le vittime di incendi sono sempre una questione di classe. La società inglese se ne è ricordata con la tragedia della Grenfell tower. Nel caso della Grecia non è così diverso. Gli incendi dolosi vengono appiccati per il bene degli interessi e degli investimenti privati; una politica statale di prevenzione non esiste. Questo è stato tristemente già provato in casi precedenti di incendi o allagamenti che hanno portato alla distruzione e alla perdita di vite. I primi a soffrirne sono quelli senza alternative. Storie terribili sono emerse nei giorni scorsi – ma anche incredibili storie di solidarietà. Se c’è un’alternativa, è con i migranti che hanno reagito tendendo la mano ad una società che li tratta come alieni da anni, e con quella parte della sinistra che oserà puntare il dito contro i veri responsabili, i quali si astengono dal gridare a vuoto per il rinforzo degli elementi oppressivi dell’apparato statale.

*Fonte articolo

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