mercoledì 19 dicembre 2018

Toscani, l’oscena felicità artificiale al quadrato

Toscani, l’oscena felicità artificiale al quadrato

Genova, in mostra gli scatti di Oliviero Toscani commissionati da Costa Crociere. Tutto secondo la collaudata e ormai un po’ logora poetica toscaniana

da GenovaClaudio Marradi

Felici, felicissimi, anzi felici al quadrato. Tutta qui l’idea di felicità di Oliviero Toscani, nella mostra fotografica Oliviero Toscani. Ladro di Felicità², allestita a ingresso libero negli spazi del Sottoporticato a Palazzo Ducale di Genova fino al 14 ottobre.

Ed è proprio quello che, senza tante sorprese, ti aspetti, nel sontuoso allestimento multimediale: tante facce sorridenti e poco più. Sorridono staff ed equipaggio, comandanti e marinai, chef, croupiers del casinò e addetti all’animazione, sorridono e ridono gli ospiti paganti. E poi mani bianche che stringono una manina nera, coppie di anziani che si sbaciucchiano, baci e abbracci tra persone di tutte le provenienze del mondo… Tutto secondo la collaudata e ormai un po’ logora poetica toscaniana che aveva portato al successo le campagne pubblicitarie di United Colors of Benetton. Immancabile, poi, il video del making of del set fotografico, con lo stesso Toscani che si abbandona concettuoso a riflessioni di indispensabile filosofia del tipo “la felicità è impalpabile, immagina di voler fotografare l’aria”.

Inaugurata in occasione del Costa Zena Festival – la   festa offerta alla città, con tanto di mega scivolo d’acqua nella centralissima via XX Settembre, per la ricorrenza dei 70 anni di attività della compagnia Costa Crociere – l’esposizione è realizzata con il patrocinio della Regione Liguria e del Comune di Genova in collaborazione con Canon Italia e raccoglie oltre 100 fotografie scattate nel corso di una crociera ai Caraibi.

Ma è difficile sottrarsi alla sensazione di trovarsi di fronte a un’operazione culturale che dissimula goffamente lo spottone promozionale di un prodotto che, se ha una settantina d’anni, in queste foto  li dimostra tutti. Perché ormai lo sappiamo, le immagini che ci affollano da ogni lato vivono di vita propria e continuano a chiamarsi tra loro anche indipendentemente dalla nostra volontà. E’ la nostra dannazione e la nostra vocazione di uomini e donne immersi – e non da oggi –   nell’ambiente umido, quando non decisamente liquido, della civiltà dell’immagine di questa tarda modernità. E’ allora impossibile guardare la foto di un bambino che gioca su una spiaggia senza che affiori alla superficie della nostra memoria, proprio come un detrito trascinato dalle correnti marine, l’immagine del corpo del piccolo profugo Aylam, spiaggiato sulle rive della Turchia nel tentativo di raggiungere l’Europa. Impossibile contemplare la proiezione del viso sorridente di un ragazzino nero con un giubbotto salvagente  che sguazza in piscina, senza pensare ad altri giubbotti salvagente, ad altri volti, ma stravolti dalla fatica e dal terrore di finire annegati. Impossibile, a meno di non mantenere un atteggiamento autistico di separazione, di cesura violenta nel continuum del nostro immaginario.

E in fondo eccola qui tutta la dimensione di oscenità simbolica di un’azione di comunicazione che nasce per documentare il sunny side di un universo s/pensierato e concentrazionario. E che si fonda sulla deliberata espunzione di tutto il mondo di fuori.   “Pericoloso sporgersi dal finestrino” recitavano gli avvisi negli scompartimenti ferroviari di una volta, quando i finestrini non erano ancora blindati da una climatizzazione che, magari, sui treni regionali è spesso fuori uso. Allo stesso modo, pericoloso affacciarsi dagli oblò di queste navi da crociera, i cui viaggi sembrano a tratti la caricatura grottesca e rovesciata di altre drammatiche navigazioni. Si correrebbe infatti il rischio di incrociare altre imbarcazioni, altri passeggeri, anche questi di tutti i colori del mondo. Meno felici di quelli ritratti da Toscani.

E sembra allora di vederla la scena di uno scambio di battute – magari interpretata dal bravo Crozza – tra un crocerista e un ipotetico personaggio Razzi/Schettino, il capitano temerario che, tanto per restare in tema, condusse la sua Costa Concordia a rovesciarsi contro gli scogli dell’Isola del Giglio nel 2012: “Comandante, uomini in mare. E donne, e bambini…” risposta: “Fatti i cazzi tuoi, che te le dico a fare. Don’t worry, be happy”. Fottitene e stai felice. Al quadrato.

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