martedì 16 ottobre 2018

Attentato a Maduro, chi ha mandato quei droni?

Attentato a Maduro, chi ha mandato quei droni?

Venezuela. Attentato a Caracas durante una parata, illeso Nicolas Maduro, rivendica gruppo Soldados de Franelas

Il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro è rimasto illeso ma sette soldati sono rimasti feriti in un attentato avvenuto a Caracas alle 17.41, mentre era in corso una parata in Avenida Bolivar per celebrare l’81° anniversario della Guardia nazionale. Il governo del Venezuela in seguito ha confermato che si trattava di un tentativo di assassinare il presidente di quel paese con una serie di droni imbottiti di esplosivi che sono esplosi mentre sorvolavano il palco delle autorità. Immediatamente, il capo dello stato bolivariano è stato evacuato dal sito e, poco dopo, il ministro delle Comunicazioni venezuelane, Jorge Dominguez, ha confermato che «il presidente Nicolas Maduro è stato oggetto di un attentato a Caracas» ma che «è incolume e fra poco parlerà al Paese». In un intervento televisivo Dominguez ha detto che l’attentato «è stato realizzato con droni carichi di esplosivo» che «hanno causato il ferimento di sette persone». «Nel momento in cui una sfilata militare stava concludendosi sull’Avenida Bolivar di Caracas – ha detto Dominguez – esattamente alle 17.41 si sono udite alcune esplosioni che si è potuto verificare riguardavano artefatti volanti di tipo drone che contenevano cariche esplosive e che sono esplosi vicino al palco presidenziale ed in alcune zone residenziali». Posso dire ufficialmente, ha aggiunto, che «si tratta di un attentato contro la figura del presidente Maduro che è rimasto completamente illeso ed è riunito per esaminare con i suoi collaboratori, i ministri e i vertici militari, l’accaduto». Purtroppo, ha proseguito, «le esplosioni hanno causato ferite a sette membri della Guardia nazionale bolivariana che sono stati ricoverati in ospedale».

Il presidente venezuelano punta il dito contro il presidente della Colombia e l’opposizione di estrema destra. In un discorso televisivo, ha detto di «non avere alcun dubbio che l’estrema destra e Juan Manuel Santos siano dietro a quello che è accaduto». Le indagini «sono in fase avanzata» e «alcuni dei responsabili di questi attacchi sono già stati arrestati. È stato un tentativo di uccidermi, volevano assassinarmi», ha aggiunto Maduro, precisando poi che una delle persone responsabili dell’attacco viveva negli Stati Uniti. La Colombia respinge le accuse. Dichiarazioni «senza fondamento», le definisce una fonte di alto livello vicina a Santos, aggiungendo: «Il presidente è concentrato sul Battesimo di sua nipote Celeste e non sul rovesciamento di governi stranieri».

Un piccolo gruppo quasi sconosciuto che si fa chiamare ‘Soldati in T-shirt’ ha rivendicato il fallito attentato con un tweet: voleva colpire Maduro con due droni carichi di esplosivo, ma che i velivoli sono stati abbattuti dai soldati prima che potessero raggiungere il loro obiettivo. «Abbiamo dimostrato che sono vulnerabili. Oggi non ha avuto successo ma è solo una questione di tempo». L’agenzia Ap, che riporta la notizia, sottolinea che non è stato possibile verificare in modo indipendente l’autenticità del messaggio. Il gruppo non ha risposto a un messaggio inviato dalla Ap. Il gruppo  è conosciuto in Venezuela perché è stato costruito da Oscar Pérez, l’ex poliziotto che si ribellò a metà del 2017 Maduro con attacchi a edifici governativi e basi militari. Pérez è morto in un’imboscata di forze militari il 15 gennaio.

All’epoca venne scritto che Perez fosse ex pilota di aerei, ex poliziotto ed ex attore, noto per aver lanciato alcune granate su due edifici di Caracas da un elicottero rubato. Nel mirino il ministero degli Interni e la Corte suprema a Caracas, considerata vicina a Maduro. Poi aveva esposto uno striscione con la scritta “Libertà. Articolo 350”, in riferimento all’articolo della Costituzione venezuelana che garantisce il diritto di resistenza ai cittadini contro governi antidemocratici o che violino i diritti umani. Poche ore dopo la rivendicazione sull’account Instagram di Pérez (che oggi non è più funzionante): «Siamo una coalizione di funzionari militari, civili e agenti di polizia».

Era considerato un po’ di tutto: un terrorista, un combattente per la libertà, una specie di Robin Hood, e anche un agente segreto doppiogiochista. I gruppi dell’opposizione non vedevano bene il suo contegno da uomo d’azione, temendo di risultarne ridicolizzati. Per quindici investigatore del CICPC, indagini scientifiche, penali e criminali. Aveva fatto parte della Bae, Brigata di azioni speciali. Si faceva fotografare con armi da fuoco ed elicotteri, oppure in immersione o mentre praticava mosse di autodifesa o mentre, di schiena, sparava a un bersaglio prendendo la mira con uno specchietto. Aveva recitato nel film Muerte Suspendida, del 2015, interpretando un ispettore di polizia di nome Efraín Robles che doveva soccorrere un uomo d’affari venezuelano e sottrarlo ai suoi rapitori. Aveva detto di avere deciso di partecipare al film dopo un’operazione di polizia in un quartiere povero di Caracas, durante la quale aveva incontrato un ragazzo che voleva unirsi a una gang criminale. Pérez non era riuscito a fargli cambiare idea, ma si era accorto di quanto il ragazzo fosse influenzato dalla televisione e dai film, e così decise di farne uno che mostrasse positivamente l’operato delle forze di sicurezza. Perché fosse entrato in guerra con Maduro non è molto chiaro: diceva di averlo deciso dopo aver assistito a molti casi di corruzione fra i suoi colleghi. In uno scambio di messaggi criptati con il New York Times, prima della sua morte, Pérez aveva inoltre detto di aver deciso l’azione contro i tribunali una settimana dopo l’uccisione del fratello da parte di alcuni criminali durante una rapina.

 

 

 

 

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