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Cortona, sguardi di donne

Fino al 30 settembre, appuntamento nella cittadina toscana per il festival della fotografia. Quest’anno tutto al femminile

Smoke Break, Camp America

Accroccata sulle pendici collinari che guardano il Trasimeno, Cortona è l’ultima cittadina toscana in faccia all’Umbria. Una bomboniera sul punto d’esplodere i suoi confetti d’attorno, disseminandoli sui colli della Val di Chiana aretina e in terra umbra. Ai motivi per cui si va nella Curtum etrusca – che di quella civiltà ha restituito, oltre alle possenti mura, le tombe del Sodo, uniche nel loro genere, compresa la Pianella che si vuole di Pitagora, e la lamina bronzea della Tabula Cortonensis – oltre alle bellezze del passato da tempo se n’aggiunge un altro, assai contemporaneo. Cortona on the move è, da otto anni, un appuntamento estivo imprescindibile per gli amanti della fotografia. Non sarà come quello di Lucca, o di Roma, ma anche il festival cortonese ha il suo perché sui saliscendi della Cortona medievale che lo ospita. E, come questi e com’è in voga, privilegia una fotografia di maniera, elaborata e concettuale anche se affronta e si richiama a temi di viaggio o di reportage.

L’edizione di quest’anno è tutta al femminile. Sguardi di donne sulla realtà contemporanea, visto che «i diritti delle donne, o la loro mancanza, sono in prima linea nelle discussioni politiche e sociali», per dirla come Arianna Rinaldo. Così «quest’anno, prima istintivamente poi coscientemente, ho deciso di concentrarmi sulle fotografe donne», dichiara la curatrice del festival. Spazio alle donne, dunque, e al loro sguardo sul mondo, nelle tante mostre disseminate nelle varie sedi cittadine fino al 30 settembre.

Si va dalle storie nel carcere di Guantanamo, in Welcome to Camp America, inside Guantánamo bay, di Debi Cornwall, all’emancipazione femminile in Under pressure di Guia Besana a The red road project di Carlotta Cardana, un viaggio sui nativi americani. E ancora, Tanya Habjouqa in Tomorrow there will be apricots parla delle siriane rifugiate in Giordania. In Blood speaks, a ritual of exile, Poulomi Basu racconta la violenza sulle donne nepalesi che vengono allontanate dalla comunità. Sanne De Wilde in The island of the Colorblind mostra le comunità della Micronesia dove gli abitanti soffrono di una malattia genetica che li rende ciechi al colore.

Tra gli allestimenti non mancano i progetti specifici, come quello sui quattro fotografi di Magnum per il trentennale del Premio Sacharov, dedicato a chi ha dato un contributo importante alla lotta per i diritti umani, o sul vincitore del concorso Happiness on the move, #instagrampier di Pierfrancesco Celada, sui selfisti che a dozzine si raccolgono sul molo di Vittoria, a Hong Kong, per immortalarsi nei propri scatti. Tra le novità del festival anche Arena, video and beyond, una nuova sezione che espone video, installazioni e opere multimediali, lavori all’incrocio tra fotografia, film e tecnologia digitale. Tutto il programma su www.cortonaonthemove.com.

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