venerdì 21 settembre 2018

Mediterraneo, partono in pochi, muoiono in tanti

Mediterraneo, partono in pochi, muoiono in tanti

Migranti, rotta del Mediterraneo: meno partenze ma più morti. In emergenza i centri di accoglienza nelle isole greche

Rapporto dell’Unhcr “Desperate Journeys”. A luglio 2018 oltre 1.600 persone morte o disperse nel tentativo di raggiungere l’Europa, via terra e mare. La rotta del Mediterraneo tra le “più rischiose”: tra gennaio e luglio è morta 1 persona su 18. Arrivati in Italia via mare quasi 2.900 minori soli, soprattutto da Libia e Tunisia

ROMA – Il “rischio di morte durante le traversate del Mediterraneo è diventato ancora più elevato”. Lo rileva il nuovo rapporto dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Desperate Journeys, secondo cui “nel corso del 2018, fino ad oggi, oltre 1.600 persone hanno perso la vita o risultano disperse nel tentativo di raggiungere l’Europa”. Il rapporto evidenzia che a fronte di un calo nel numero totale di persone che arrivano in Europa, si registra un drastico aumento del tasso di mortalità, in particolare tra coloro che affrontano la traversata del Mediterraneo. Dall’inizio dell’anno a fine  luglio 2018 risultano morte o disperse lungo le rotte del Mediterraneo e quelle terrestri  quasi 1.600 persone  (in confronto a una su 42 nello stesso periodo del 2017). Dall’inizio dell’anno a fine  luglio  circa 1.100 persone sarebbero morte in mare lungo la rotta del Mediterraneo centrale.

“Il rapporto conferma ancora una volta come la traversata del Mediterraneo sia tra le più rischiose al mondo”, ha dichiarato Pascale Moreau, Direttrice dell’Ufficio Unhcr per l’Europa. “Il calo di persone che arrivano sulle coste europee non è più un test per stabilire se l’Europa possa gestire tali flussi, ma per capire se sia in grado di fare appello a quel senso di umanità necessario a salvare vite umane”. Nella prima metà dell’anno, la maggior parte dei rifugiati e migranti è arrivata in Europa attraverso la Grecia, dove sono state registrate circa 22.000 persone arrivate via terra e via mare, mentre nello stesso periodo in Spagna sono stati registrati 17.900 arrivi e in Italia 16.600. Tuttavia, alla fine di luglio la Spagna era diventata il principale punto d’ingresso in Europa con circa 27.600 arrivi via terra e via mare, rispetto ai 26.000 registrati in Grecia (via terra e via mare) e i 18.500 registrati in Italia nello stesso periodo.

Negli ultimi mesi, l’Unhcr, insieme all’Agenzia delle Nazioni Unite per le Migrazioni, ha “invocato l’adozione di un approccio regionale prevedibile al soccorso e allo sbarco delle persone in pericolo nel Mar Mediterraneo”. L’Alto commissariato chiede inoltre all’Europa di “aumentare l’accesso a percorsi sicuri e legali per i rifugiati, attraverso misure quali l’aumento dei posti di reinsediamento e la rimozione degli ostacoli al ricongiungimento familiare, che contribuiscono a fornire alternative a tragitti potenzialmente mortali.

I pericoli che i rifugiati affrontano lungo le rotte terrestri. Più di 78 rifugiati e migranti sono morti ad oggi lungo le rotte terrestri in Europa o presso le frontiere, rispetto ai 45 registrati lo scorso anno nello stesso periodo. Prendendo atto delle misure adottate da alcuni Paesi per impedire l’ingresso di rifugiati e migranti, il rapporto esorta a garantire a coloro che cercano protezione internazionale un accesso tempestivo alle procedure di asilo e invita a rafforzare i meccanismi di protezione nel caso di minori che viaggiano da soli e sono in cerca di asilo.

Terzo anniversario della morte di Alan Kurdi. Khaled Hosseini, autore di best-seller, Ambasciatore di Buona Volontà dell’Unhcr ed ex-rifugiato dell’Afghanistan, ha pubblicato in questa occasione un nuovo libro illustrato: Sea Prayer. Il volume è dedicato alle migliaia di rifugiati che hanno perso la vita in tutto il mondo nel tentativo di fuggire da guerre, violenze e persecuzioni. “Vedere le drammatiche immagini del corpo di Alan Kurdi mi ha spezzato il cuore”, ha detto Hosseini. “Nonostante tutto, però, dopo soli tre anni da quell’evento e di fronte a migliaia di altre persone che muoiono in mare, la nostra memoria collettiva e l’urgenza di fare meglio sembrano essere svanite”. Nei mesi di giugno e luglio 2018, Hosseini ha visitato il Libano e l’Italia e ha visto le conseguenze devastanti che ha sulle famiglie la perdita dei propri cari nel tentativo di raggiungere l’Europa. “In Sicilia ho visitato un cimitero solitario e trascurato, pieno di tombe senza nome di persone, compresi molti bambini, annegate negli anni passati durante viaggi come quello intrapreso da Alan”, ha affermato Hosseini. “Di ognuna di queste persone non è rimasto che un numero, un codice su una tomba, ma prima erano tutti uomini, donne e bambini che hanno osato sognare un futuro più luminoso. A tre anni dalla morte di Alan, è tempo di unire le forze e fare di più per prevenire altre tragedie in futuro e far sapere agli amici, alle famiglie, alle comunità e ai governi che siamo dalla parte dei rifugiati”.

Minori soli. Oltre 3.500 minori non accompagnati e separati sono arrivati in Europa attraverso le tre rotte del Mediterraneo nei primi sette mesi del 2018, rispetto a oltre 13.300 nello stesso periodo l’anno scorso. Quasi 2.900 minori non accompagnati sono arrivati in Italia via mare, partendo principalmente da Libia e Tunisia. La maggior parte dei minori, ad oggi, proviene da Eritrea, Tunisia e Sudan. I precedenti rapporti hanno mostrato che i minori in transito in Libia hanno lasciato i propri Paesi d’origine per ragioni differenti, spesso senza avere in origine l’intenzione di raggiungere l’Europa. Molti sono vittime degli stessi abusi subiti dagli adulti. Inoltre, anche i minori, tanto quelli accompagnati quanto quelli non accompagnati, intercettati o soccorsi al largo delle coste libiche dalla Guardia Costiera libica sono traferiti in strutture di detenzione dopo lo sbarco in Libia. Alla fine di luglio 2018, quasi 1.200 minori risultano trasferiti in strutture di detenzione in Libia.

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Intanto «seguito dell’aggravarsi delle condizioni in Libia e della dichiarazione dello stato d’emergenza, il presidente del Consiglio Italiano per i Rifugiati Roberto Zaccaria e il direttore Mario Morcone hanno deciso di sospendere temporaneamente le attività dell’ufficio a Tripoli e quelle di assistenza e tutela dei rifugiati sul territorio», si legge in una nota del Consiglio Italiano per i Rifugiati (Cir) alla luce degli scontri a Tripoli. «L’assistenza riprenderà solo quando un quadro di sicurezza minimo sarà garantito».

Dal Mediterraneo le tensioni si spostano a est: I centri di accoglienza greci delle isole del mar Egeo scoppiano. Il sovraffollamento di rifugiati e richiedenti asilo, compresi molti bambini, è grave e queste persone vivono in condizioni critiche e in continuo peggioramento. Preoccupano le dispute tra le differenti etnie, il moltiplicarsi di aggressioni e casi di molestie sessuali, nonché la crescente necessità di cure mediche e psicologiche. Alcuni richiedenti asilo vivono in questi luoghi oltre 6 mesi ed è per questo che l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, che lancia l’allarme, ha chiesto alle autorità governative greche di accelerare le procedure per rendere possibile il trasferimento di queste persone sul continente, aumentando la capacità dei centri sulla terra ferma. Particolarmente critica, sottolinea l’Agenzia dell’Onu, è la situazione nel centro di Moria, sull’isola di Lesbo dove risultano accolti 7 mila richiedenti asilo in locali previsti per 2 mila persone. A Samos, nel centro di accoglienza di Vathy, pensato per 700 persone, risiedono 2.700 rifugiati, per la maggior parte siriani e iracheni. Inoltre a Chios e Kos i centri sono occupati da quasi il doppio delle persone della capacità regolamentari. Questo tasso di sovraffollamento non era stato mai raggiunto dal marzo 2016 quando il numero di arrivi era ben più elevato. Più di 3 mila richiedenti asilo sulle isole sono già stati autorizzati a raggiungere il continente greco ma i trasferimenti sono stati rallentati a causa della mancanza di posti nei centri sulla terra ferma. Nonostante il governo greco abbia ricevuto fondi europei, sottolinea l’Agenzia per i rifugiati, non si è ancora impegnato a decongestionare i centri di accoglienza e identificazione sulle isole. Per questo l’Onu invita la Grecia a raddoppiare gli sforzi per superare i ritardi amministrativi e logistici. L’Agenzia per i rifugiati ha annunciato di essersi impegnata eccezionalmente a continuare a finanziare i il trasporto dei richiedenti asilo verso il continente nel mese di settembre per evitare ulteriori ritardi ed emergenze sulle isole. [per Popoff, Francesco Ruggeri]

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