giovedì 21 febbraio 2019

Repubblica, licenziato Calabresi: troppo schierato

Repubblica, licenziato Calabresi: troppo schierato

Repubblica, De Benedetti dà il benservito a Mario Calabresi, al suo posto verrà nominato Carlo Verdelli

Carlo Verdelli è stato indicato alla direzione di ‘Repubblicà per succedere a Mario Calabresi. Manca ancora l’ufficialità, visto che la nomina spetta al cda della società editoriale Gedi che si riunirà a breve. Sarebbe stata una doccia fredda per Calabresi, probabilmente troppo schierato, secondo i suoi padroni, preoccupati non tanto perché il giornale fondato da Scalfari e di proprietà di De Benedetti sia più che in passato l’house organ del partito del Tav quanto perché l’agonia della perdita di copie sia lontana dall’essere tamponata. Resta da capire cosa accadrà al gruppo, a partire da L’Espresso.

Mario Calabresi

Così lo spiega Prima comunicazione, giornale specializzato sull’editoria:

E’ durata 1000 giorni la direzione di Mario Calabresi a La Repubblica. Iniziata nel gennaio 2016 si è conclusa oggiquando Marco De Benedetti, presidente di Gedi lo ha incontrato per dirgli che il Cda aveva deciso il cambio di direttore. Per fare un giornale meno schierato politicamente e più “croccante”.

Per Calabresi ‎che non si aspettava una comunicazione del genere, è stato un pugno nello stomaco. Si fidava infatti delle rassicurazioni avute da parte dei vertici del Gruppo che lo invitavano a stare tranquillo e di non badare alle voci che parlavano di cambi alla guida del quotidiano.

E Calabresi si sentiva tranquillo perché i dati delle vendite gli davano in qualche modo ragione registrando Repubblica un calo del 7% allineato a quello del Corriere, invece del 15% in meno di quando Calabresi era subentrato a Ezio Mauro. Contento anche di aver chiuso il 2018 in utile (sembra di un milione di euro).

Calabresi era tranquillo anche perché aveva condotto in porto un complicato progetto riorganizzativo di tagli e uscite dalla redazione senza un giorno di sciopero. ‎Processo che si concluderà a marzo.

Invece i due fratelli De Benetti – Marco, presidente Gedi, e Rodolfo, presidente della Cir, che controlla Gedi – insieme all’ad Monica Mondardini, d’accordo con gli altri soci hanno deciso di affidare a Carlo Verdelli la ripartenza del quotidiano partendo proprio dalla riorganizzazione della redazione.

Calabresi lascerà il Gruppo e dopo dieci anni in cui ha fatto il direttore, prima a Torino a La Stampa dal 2009 e poi a Repubblica, ha deciso di fare la cosa che gli piace di più: viaggiare per capire cosa succede nel mondo.

«Dopo tre anni finisce la mia direzione di Repubblica. Lo hanno deciso gli editori. Ho l’orgoglio di lasciare un giornale che ha ritrovato un’identità e ha un’idea chiara del mondo. I lettori lo hanno capito, la discesa delle copie si è dimezzata: era al 14 ora è sotto il 7», ha scritto l’ex direttore di Repubblica Mario Calabresi su Twitter. «Grazie a chi ci ha sostenuto nella battaglia per una stampa libera e non ipnotizzata dalla propaganda dei nuovi potenti», aggiunge. «Abbiamo innovato tanto sulla carta e sul digitale e i conti sono in ordine. Grazie a tutti i colleghi a cui auguro di non perdere mai passione e curiosità».

E sul web si inseguono le indiscrezioni:

paolo madron‏ @paolomadron di L43, un passato alla guida del gruppo Reppublica:

Calabresi stava per chiudere con Google. Sarebbe stato capo di News in Europa. Voleva andare via lui e non farsi mandare via. Poi qualcuno si è messo di mezzo e ha fatto saltare la trattativa. @repubblica

mario calabresi‏Account verificato @mariocalabresi  In risposta a @paolomadron e @repubblica

Per amore di verità, l’opzione Google non è mai esistita. Fino a questa mattina ho lavorato a riorganizzare @repubblica I fatti sono altri, dopo 1000 giorni gli editori volevano un cambio di fase. Funziona così

Verdelli, milanese, classe 1957, inizia la carriera giornalistica come collaboratore alle pagine milanesi di Repubblica, mentre successivamente ricopre vari incarichi nelle testate Mondadori. Nel 1994 diventa direttore di ‘Settè, il settimanale del Corriere della Sera, per poi passare alla vicedirezione del quotidiano, dove rimane sette anni, prima con direttore Paolo Mieli, poi con Ferruccio de Bortoli. Lascia la Rcs nel 2004 per rilanciare il settimanale Vanity Fair della Condé Nast, che dirige per due anni. Dal 24 gennaio 2006 è direttore della Gazzetta dello Sport, dove resta per 4 anni. Dal gennaio 2013 al novembre 2015 collabora con «Repubblica» diretta da Ezio Mauro. Il 26 novembre 2015 il Consiglio di Amministrazione della Rai lo nomina Direttore editoriale per l’Offerta Informativa, incarico da cui si dimette nel gennaio 2017 dopo la ‘bocciaturà (senza voto) del suo «Piano di riforma per l’informazione» da parte del Cda di viale Mazzini. Sulle sue dimissioni ebbe a dire: «Il 3 gennaio 2017 mi sono dimesso perché ho capito che da lì dovevamo andare alla guerra. Ma perché? Era nell’interesse della Rai? No! E allora basta. Sai, io tifo per la Rai, e non perché ci ho passato un anno, ma perché è la cosa con cui è cresciuta la mia famiglia, con cui sono cresciuto da bambino, La Tv dei ragazzi, il maestro Manzi, Studio Uno, Rischiatutto, i teleromanzi…».

Sul Tg2 a Milano: «Il posto dove fai un giornale determina il modo in cui lo fai. Una delle differenze fondamentali tra ‘Corriere’ e ‘Repubblica’ è anche il posto dove vengono concepiti. Non si trattava tanto di “sromanizzare” la Rai, ma di allungarla, farla diventare capillare sul territorio. Da qui l’idea del Tg2 a Milano, di un Tg da Napoli…».

Lo scorso 23 dicembre, i giornalisti di Repubblica hanno approvato a maggioranza l’ipotesi di accordo sul piano di risparmi (221 sì, 133 no, 11 schede bianche e 3 schede nulle). L’intesa interessa 400 giornalisti del sistema Repubblica: l’edizione cartacea, l’online e tutti i supplenti e gli inserti del quotidiano dopo che già a marzo 2018 era stato raggiunto un accordo per il taglio di alcune voci variabili degli integrativi e che negli ultimi nove anni ci sono stati due stati di crisi con pensionamenti e due interventi sui costi. L’intesa prevede un piano di incentivi all’uscita volontaria con un’indennità per ognuno di tre annualità e mezzo destinata a ridursi semestralmente a partire da marzo. Per gli over 55 è stata stabilito in più un bonus pari a un anno di contributi al minimo tabellare: 10mila 800 euro. Dal 1° marzo in conseguenza del numero di uscite partirà la solidarietà con una riduzione dell’orario tra il 14 e il 16%, soglia limite anche nel caso di nessuna dimissione. Come previsto dalla legge, nel corso dei due anni la percentuale di solidarietà scenderà proporzionalmente al pari del numero di uscite e si potrà annullare se e quando si arriverà alla quota di 74 uscite. L’intesa prevede un’integrazione alla riduzione derivante dalla solidarietà attraverso una pacchetto di welfare di mille euro annui (100 euro mensili a partire da marzo nel 2019, 85 euro nel 2020), il taglio delle collaborazioni e un intervento sulle retribuzioni dei manager.

 

 

 

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