domenica 8 20 Dicembre19

Forenza: «Ecco perché Tajani si deve dimettere»

Forenza: «Ecco perché Tajani si deve dimettere»

Tajani choc: «Anche Mussolini ha fatto cose buone». Forenza: «E’ il presidente dell’Europarlamento, non può scordare nemmeno un secondo di vent’anni di atrocità»

“E’ inaccettabile che il Presidente del Parlamento europeo dica durante una trasmissione radiofonica che il “fascismo ha fatto anche cose buone” (citando a riferimento bonifiche e strutture sportive) fino alla promulgazione delle leggi razziali e all’entrata in guerra – spiega Eleonora Forenza, eurodeputata del Gue – chi riveste la carica di Presidente del Parlamento europeo non può dimenticare neanche per un secondo il “discorso del bivacco”, in cui si esplicitava la volontà di trasformare il Parlamento italiano in un bivacco di manipoli, che inaugurò il regime fascista e un ventennio di atrocità per la storia europea; non può rimuovere neanche per un secondo che Altiero Spinelli elaborò il Manifesto di Ventotene dal confino fascista. E proprio il Parlamento europeo ha approvato pochi mesi fa una risoluzione, di cui mi sono fatta promotrice, dopo le violenze di Casapound a Bari, contro l’emergere della violenza neofascista. Tajani non fa che usare lo slogan che ogni nostalgico del fascismo, dalla fine della guerra ad oggi, ha ripetuto per provare a giustificare e normalizzare il fascismo. Tajani dovrebbe dimettersi, per rispetto dell’istituzione che rappresenta, della Costituzione italiana e della memoria dei partigiani e delle partigiane che hanno dato la vita per sconfiggere il fascismo».
Ieri Tajani ha finalmente bucato gli schermi con una dichiarazione che lo inserisce direttamente sulla scia di statisti del calibro della nipote del duce o di Roberta Lombardi, grillina antemarcia piuttosto sopravvalutata in alcuni ambienti della sinistra (politica e sindacale) sovranista romana. «Mussolini? Fino a quando non ha dichiarato guerra al mondo intero seguendo Hitler, fino a quando non s’è fatto promotore delle leggi razziali, a parte la vicenda drammatica di Matteotti, ha fatto delle cose positive per realizzare infrastrutture nel nostro paese, poi le bonifiche. Da un punto di vista di fatti concreti realizzati, non si può dire che non abbia realizzato nulla»: i microfoni de La Zanzara su Radio 24 (editore Confindustria) sono stati inventati apposta per frasi choccanti come quella che il presidente del Parlamento europeo, vicepresidente di Forza Italia, ex giornalista Rai, Antonio Tajani. Che ha aggiunto: «Poi si può non condividere il suo metodo. Io non sono fascista, non sono mai stato fascista e non condivido il suo pensiero politico. Però, se bisogna essere onesti, ha fatto strade, ponti,edifici, impianti sportivi, ha bonificato tante parti della nostra Italia, l’istituto per la ricostruzione industriale. Quando uno dà un giudizio storico deve essere obiettivo, poi non condivido le leggi razziali che sono folli, la dichiarazione di guerraè stata un suicidio». Qualcosa dunque va salvato del fascismo? «Certamente sì, certamente Mussolini non era un campione della democrazia. Alcune cose sono state fatte, bisogna sempre dire la verità. Non bisogna essere faziosi nel giudizio. Complessivamente non giudico positiva la sua azione di governo, però alcune cose sono state fatte. Le cose sbagliate sono gravissime, Matteotti, leggi razziali, guerra. Sono tutte cose inaccettabili». Insomma un casino tanto che Tajani prova a metterci una pezza riuscendo convincente come il suo mentore quando diceva qualcosa a proposito di una nipote di Mubarak. «Si vergogni – tuona lo statista che fondò Fi con Dell’Utri e il Cavaliere – chi strumentalizza le mie parole sul fascismo! Sono da sempre un antifascista convinto. Non permetto a nessuno di insinuare il contrario. La dittatura fascista, le sue leggi razziali, i morti che ha causato sono la pagina più buia della storia italiana ed europea».


Parole pronunciate dal vicepresidente del partito che, per primo in Europa, ha governato con partiti che si richiamano direttamente al nazifascismo. Orban e gli altri sono venuti poi e come Orban stanno nella stessa famiglia europea, il Ppe, con altri imboscati nostalgici del nazismo, del franchismo e del fascismo.
«Tajani deve dimettersi per la lode a Mussolini», chiede anche il Gruppo della sinistra Gue/Ngl al Parlamento europeo che «esprime shock e indignazione per le dichiarazioni rilasciate dal presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani». «Il regime fascista in Italia fu una tragedia che si diffuse in tutto il mondo, culminando in una guerra mondiale che uccise centinaia di milioni di persone con una distruzione senza precedenti», precisa la nota. «Le dichiarazioni di Tajani sono oltraggiose e completamente inaccettabili. Come può qualcuno rappresentare la principale istituzione democratica nell’Ue ricorrere agli stessi vecchi slogan che i fascisti e l’estrema destra hanno usato fin dalla fine della guerra per giustificare il regime di Mussolini». Il Gruppo Gue/Ngl «richiede le dimissioni immediate di Tajani. L’Europa sta affrontando una dura lotta contro l’estrema destra e le organizzazioni apertamente neofasciste».

Tajani, 66 anni, finora era famoso per la sua mancanza di carisma, per la sua vicinanza a Silvio Berlusconi e a molte lobby. Spulciando nel web si legge che secondo alcuni documenti pubblicati nel 2016, durante il suo mandato di commissario Ue ai Trasporti, Tajani ignorò gli avvertimenti sulle emissioni eccessive di alcuni motori diesel prodotte da importanti aziende automobilistiche europee. E’ stato ufficiale dell’aeronautica militare e membro del Partito Monarchico. Ha lavorato per Radio Rai e Il Giornale. Nel 1994 fu scelto da Berlusconi come portavoce del suo primo governo. C’è chi lo ricorda da cronista de Il Giornale di Montanelli, all’inizio del 1988, quando seguì la vicenda della successione ad Antonino Caponnetto nella posizione di capo dell’ufficio istruzione del Tribunale di Palermo. In competizione erano l’anziano Antonino Meli e il giovane Giovanni Falcone reduce dal Maxiprocesso contro Cosa Nostra. Tajani seguì il dibattito interno al Csm nei giorni precedenti la famosa notte del 19 gennaio, quella in cui l’organo di autogoverno dei magistrati preferisce Meli a Falcone. Secondo alcuni, quell’episodio rappresenta l’inizio della fine per il giudice nemico numero uno dei corleonesi. Il 7 gennaio del 1988 Tajani scrisse, in un pezzo titolato significativamente Il giudice fa carriera solo per “meriti antimafia”?: «Sono mesi, però, che si lavora dietro le quinte per trasformare la nomina in una sorta di processo di beatificazione. Il nome sul quale si sono mossi gli accordi sotterranei è quello di Giovanni Falcone”. I sostenitori del giudice ucciso a Capaci vengono ripetutamente definiti da Tajani “padrini”. I “padrini di Giovanni Falcone” oppure “L’idea del giudice-Rambo piace, invece, ai padrini del più giovane degli otto aspiranti alla successione di Caponnetto”.


Tutto ciò poco prima di un vertice di centrodestra, senza Berlusconi, con il leader della Lega Matteo Salvini, e il vice del Cavaliere, Tajani che ha voluto, probabilmente, mostrare al mondo di non essere da meno del ministro di polizia che, quando non indossa la divisa da celerino si esibisce con magliette con messaggi esplicitamente fascistoidi. Il centrodestra riparte quindi da «casa Salvini» con un vertice del tutto anomalo. Non solo manca Silvio Berlusconi, ma stavolta, in un clima di inusuale riservatezza, tra smentite e depistaggi, Antonio Tajani e Licia Ronzulli, Giorgia Meloni e La Russa, si vedono nell’appartamento di Salvini a Piazza Grazioli di fronte alla Presidenza di Forza Italia e location storica di tutti i vertici della storia del centrodestra italiano. La nota congiunta finale definisce il vertice «un incontro informale», con al centro della discussione la definizione delle candidature unitarie in vista delle comunali di primavera. Ignazio La Russa, lasciando la riunione dice solo «è stato un caffè…». Il comunicato congiunto finale dice che «si è registrata una sostanziale volontà di indicare in tutti i capoluoghi, candidati comuni così come prospettato dai dirigenti dei partiti di centro-destra nelle città interessate». Per la prima volta il padrone di casa non è più Silvio Berlusconi ma il “giovane” Salvini indicato perfino da Silvio, prevedendo una imminente caduta del governo gialloverde, come futuro candidato premier.
Chissà che in futuro qualcuno dirà che Tajani o Salvini hanno fatto anche cose buone.

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