Il senso del governo per il lavoro: poche idee ma ben confuse

Il senso del governo per il lavoro: poche idee ma ben confuse

Generico e insidioso, un sindacalista non confederale legge il testo della legge delega per la semplificazione e il riassetto in materia di lavoro

di Federico Giusti

Il Governo pensa di stravolgere le normative in materia di lavoro? Risposta affermativa, lo fa intanto attraverso una legge delega “per la semplificazione e il riassetto in materia di lavoro” che poi necessiterà, da qui a due anni, di uno o più decreti leggi che tradurranno in azioni concrete le indicazioni di carattere generale. I partiti della maggioranza governativa, Lega  e Mov 5 Stelle presentano le stesse idee in materia di lavoro? A leggere la stampa ogni giorno crediamo di no, anzi fanno a gara ad accreditarsi agli occhi dei padroni la palma dell’interlocutore più credibile.

Partiamo da un documento condiviso, il contratto/accordo che ha dato vita al Governo Conte, troviamo scritto ben poco in materia di welfare e lavoro, si parla di salario minimo, della riduzione del cuneo contributivo (che poi mette tutti d’accordo, sindacati e imprenditori salvo poi eludere il nodo del finanziamento al welfare), la fine degli apprendistati professionali a titolo gratuito e la reintroduzione del voucher attraverso l’immancabile piattaforma digitale per il lavoro accessorio.

Ben pochi i contenuti del “Governo del Cambiamento”, giusto per tenersi liberi di concludere accordi con le associazioni datoriali e all’occorrenza con i sindacati, una navigazione a vista senza alcuna idea di riforma e men che mai di ripristino dell’art 18 dello Statuto dei lavoratori riportandolo ai contenuti antecedenti alla Riforma Fornero  e per estenderne i benefici alle aziende sotto i 15 dipendenti.

Per questo non desta meraviglia leggere i contenuti della legge delega all’insegna della genericità e della approssimazione, enunciazioni che potrebbero tradursi nella solita campagna contro i cosiddetti carrozzoni inutili, magari per occultare  riforme in senso privatistico della previdenza e dell’assicurazione contro gli infortuni. Come interpretare allora cotanta approssimazione?  Palese incapacità del Governo di analizzare il tema lavoro o mossa astuta per assumere, piu’ avanti, decisioni che terranno conto dei rapporti di forza, dello stato di salute della Ue e della economia italiana? Da quello che leggiamo possiamo ipotizzare innumerevoli scenari e con finalità opposte, al di là del reddito non si capisce quali siano le idee del Governo in materia di lavoro, si capisce anzi cosa andranno a fare contro i lavoratori, per esempio eliminare alcuni trattamenti di miglior favore uniformando le normative italiane a quelle europee (ma i salari italiani resteranno gli stessi di ora) Insomma la solita navigazione a vista dell’esecutivo Conte. Vediamo qualche punto in ordine sparso:

  • aggiornare e semplificare il linguaggio amministrativo. Vuol dire tutto e il contrario di tutto, si intende forse riscrivere leggi in termini chiari e comprensivi in nome di quella semplificazione che poi all’atto pratico si tradurrà in perdita di diritti e tutele.?
  • disciplina europea di settore. Significa applicare salari europei che permetterebbero di accrescere di almeno il 30% il potere di acquisto dei lavoratori italiani? Dubitiamo, quando si parla di normative europee c’è sempre la fregatura, ricorderete del resto il famoso idraulico operante in Italia con contratti e salari polacchi.
  • riforma dei servizi per l’impiego: anche qui siamo in alto mare, il reddito minimo sociale è partito prima della Riforma dei centri per l’impiego, senza assumere il personale strettamente necessario per la stessa erogazione del reddito.  Altro discorso sarebbe una riforma seria delle misure attive in materia di lavoro, dei processi formativi costringendo pubblico e privato ad adottare percorsi duraturi e credibili per i quali servono risorse invece lesinate.
  • quando si parla di accorpamenti e di eliminare inutili doppioni, pensiamo subito alla ennesima spending review, si parla genericamente di razionalizzare agenzie, enti ed organismi che si occupano delle politiche del lavoro ma senza entrare nel merito della finalità dei processi annunciati

Tanta genericità allora non può che prefigurare scenari confusi lasciando alla maggioranza in parlamento ampi spazi discrezionali che all’atto pratico si potrebbero tradurre in minori tutele collettive ed individuali. I motivi di preoccupazione non mancano, sarà il caso di tenere ben aperti gli occhi

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