Spazio vitale, il teatro fisico di Ahlbom

Spazio vitale, il teatro fisico di Ahlbom

Jakop Ahlbom arriva al Teatro della Tosse di Genova direttamente dalla Biennale di Venezia del 2018

da Genova, Claudio Marradi

Lebensraum: spazio vitale. Parola da maneggiare con cura perché scotta ancora oggi, in bocca e tra le mani, in Germania. Categoria di un pensiero criminale che giustificò, come necessità della nazione tedesca, la guerra  di annientamento che Hitler scatenò nell’Europa orientale prima e in Unione Sovietica successivamente, nei territori abitati dai popoli slavi. Razzialmente inferiori e quindi da piegare senza scrupoli alle esigenze di espansione della razza (auto)eletta. Quella ariana. Titolo impegnativo, quindi, per lo spettacolo per la regia dello svedese Jakop Ahlbom, che arriva al Teatro della Tosse di Genova direttamente dalla Biennale di Venezia del 2018. Eppure niente di tutto questo, una parola così impegnativa diventa ora la cifra di uno spettacolo divertente e brillante.

Perché qui lo spazio vitale del titolo è quello tutto ripiegato sulla dimensione domestica del piccolo appartamento di due fratelli, inventori un po’ eccentrici, che somigliano un po’ ai componenti del gruppo musicale dei Kraftwerk. E che fabbricano con le proprie mani una bambola meccanica che li possa aiutare a svolgere i lavori di casa. Una donna di servizio efficiente, obbediente e senza tanti grilli per la testa. Scopriranno però che la loro creatura la pensa diversamente  e la loro vita viene irresistibilmente  sconvolta da questa specie di piccola Golem in gonnella e crinoline, cui il ruolo deciso per lei va decisamente stretto. E che per giunta, effetto collaterale del tutto imprevisto, mette in gioco una sua innocente e conturbante femminilità, che avrà   per risultato quello di mandare definitivamente all’aria l’equilibro familiare dei due inventori.  Il tutto mentre la stanza diventa sempre più piccola in un crescendo di tensione e acrobazie fisiche, che avrà anche un suo momento di rovesciamento di ruoli nella più classica dialettica tra servo e padrone.

Teatro fisico con una punta di magia, lo spettacolo di Ahlbom, che è anche attore, mimo e acrobata, si rifà alle commedie anni ‘20, portando la magia del muto su un palcoscenico con la collaborazione degli altri bravissimi performer: Reinier Schimmel, Jakop Ahlbom/Yannick Greweldinger, Silke Hundertmark, Leonard Lucieer, Ralph Mulder/Empee Holwerda. E ispirandosi alle comiche dei pionieri del cinema come Charlie Chaplin e all’universo delle slapstick comedy di Buster Keaton il cui ritratto, non a caso, ammicca da una parete. Ma se all’epoca, come sottofondo alle proiezioni dei film c’era la musica di un pianoforte, il suo spettacolo è invece accompagnato dal gruppo Alamo Race Track, che crea così un originale contrasto tra le atmosfere visive anni Venti e la musica rock contemporanea.

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