Jessica, quella che con la bicicletta ci scrive

Jessica, quella che con la bicicletta ci scrive

Teatro come sport. La seduzione acrobatica di Kalabazi, già stato presentato oltre 600 volte in 24 paesi, 8 lingue e 23 dialetti diversi

da Genova, Claudio Marradi

Datele un bicicletta e solleverà il mondo. O almeno proverà ad abitarlo felicemente.  Si, perché Jessica è una giovane donna  straniera che si vuol sposare. Non con un uomo qualsiasi, però, perché per lei la parola romanticismo ha ancora un senso.  Decide quindi di inventare un concorso d’amore per vedere chi potrebbe diventare il suo Principe azzurro, scelto tra due uomini pescati tra il pubblico. Che dovranno così sfidarsi nella più classica competizione tra maschi alfa, quella per aggiudicarsi una compagna, in prove comiche e surreali. Che sarà lei, svolazzante sulla  sua bicicletta gialla in abitino rosso a pois – scarpe e accessori rigorosamente in tono –  a imporre loro. Tra sorprese e risate, i due spettatori si troveranno così a cimentarsi in singolar tenzone.   Ma chi sarà il fortunato vincitore? Solo l’ultimo segretissimo test darà al pubblico la risposta finale, in un happy end che la vede fasciata in abito bianco, fresca sposina pronta per il più bel giorno (forse) della sua vita.

Esigente e  provocatrice, Jessica Arpin è un’autentica principessa di seduzione che strega  i due pretendenti con la grazia delle sue evoluzioni su due ruote e  altre prestazioni che non ti aspetti. Perché si sa che le donne, quando sono innamorate, sviluppano abilità e doti strabilianti ed eccola allora  parlare e cantare disinvoltamente alla rovescia. Come quando intona una irriconoscibile “Volare”, che solo  un misterioso dispositivo che aziona col piedino può srotolare  all’inverso, dalla fine all’inizio, restituendola così alla sua fisionomia universalmente conosciuta e allo stupore  divertito del pubblico.

Nata in Brasile, trapiantata a Ginevra, dopo aver frequentato le scuole e i festival di circo di mezzo mondo, Jessica ha continuato ad attraversare paesi e continenti, con bagaglio leggero e una curiosità tutta femminile per gli idiomi dei territori che si trova ad a attraversare, dato che ovunque si trovi per mettere in scena il suo spettacolo  cerca di fermarsi qualche giorno in più per imparare il linguaggio del posto.   E col suo spettacolo Kalabazi  – che in lingua hindi significa “acrobazia” –  ha portato in un palasport di  Recco, sulla Riviera genovese, un’irresistibile performance che riesce a coniugare clownerie, acrobatica circense e poesia. Tradotto in tante lingue – dall’abruzzese al brasiliano passando per l’inuktitut e il greco – Kalabazi è già stato presentato oltre 600 volte in 24 paesi, 8 lingue e 23 dialetti diversi.

E ha costituito un momento  della rassegna  Teatro come Sport, con la quale il  Teatro Sociale di Camogli  prova ad avvicinare, fino al prossimo  30 maggio,  due mondi  apparentemente lontani ma in realtà uniti da una fitta rete di metafore e allegorie legate allo spettacolo, come l’importanza dell’allenamento e della ripetizione di uno schema, la necessità di ruoli stabiliti e condivisi,  il dialogo tra fantasia e disciplina all’interno di un terreno di gioco condiviso, sancito dalla presenza del pubblico e dall’immediatezza della diretta.

 

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