La marcia più grande di tutte tiene il Cile all’avanguardia

La marcia più grande di tutte tiene il Cile all’avanguardia

Un’altra massiccia “autoconvocatoria” ha invaso Plaza Italia a Santiago. #LaMarchaMàsGrande non si ferma. Nuovi casi di tortura

Un’altra massiccia “autoconvocatoria” ha invaso Plaza Italia, il primo novembre nel centro di Santiago. #LaMarchaMàsGrande non si ferma. Il Cile si è svegliato e non si fermerà finché non ci sarà un cambiamento strutturale. Pure i media locali, riluttanti e nelle mani di pochi oligarchi, ormai la chiamano la «marcia più grande di tutte» a due settimane dall’inizio delle proteste sociali e politiche nel paese sudamericano. Ad aprire la manifestazione è stato un gruppo di oltre mille donne, le “Mujeres de Luto”, in silenzio, con le braccia alzate e vestite a lutto per rendere omaggio alle 23 di persone uccise nelle proteste, in concomitanza della festività dei morti. Dopo mezzogiorno, un insieme di rituali emotivi ha restituito protagonismo a coloro che non ci sono più e a coloro che lo Stato ha torturato, spogliato, rapito, abusato, stuprato, bruciato e ucciso in questa fase. L’enorme gruppo di donne che si sono organizzate attraverso i social network ha camminato in assoluto silenzio dalla stazione di Salvador al Palacio de la Moneda.

Tutte vestite di nero, le braccia alte, i fiori, le bandiere cilene a lutto, manifesti dei desaparecidos del ’73 e una tela con le foto dei morti del Cile risvegliato. Il Chile Desperto. Pentole, tamburi, fischietti suonavano ovunque; bandiere cilene e mapuche sventolavano. “El que no salta es paco (un poliziotto, ndr)” era uno degli slogan più ripetuti.

All’arrivo alla sede del governo, le donne hanno cantato gli inni di queste mobilitazioni, “El derecho a vivir en paz” di Victor Jara e “La cigarra” di Maria Elena Walsh.

La vecchia chiesa di San Francisco è stata tappezzata con le foto di giovani morti nei giorni scorsi, come Joshua Osorio, 17 anni, bruciato. Oppure Daniela Cardoso (36), artista di strada, impiccata davanti ai suoi vicini di casa dopo essere stata abusata sessualmente da uomini delle forze dell’ordine. Aumentano le denunce di casi di tortura. Su Twitter, la procura ha condiviso un elenco con i nomi dei 23 morti, che evidenzia 2 casi in cui i decessi sono avvenuti mentre le persone erano all’interno di stazioni di polizia. Parallelamente, la procura ha informato che tra venerdì 18 e domenica 27 ottobre sono state aperte 840 indagini penali, in tutto il Paese, per accuse di violenza istituzionale, che coinvolgono un numero uguale di vittime, nel contesto delle proteste degli ultimi giorni.

Raccolte in tondo, con conchiglie e incenso, un altro gruppo di donne, sahumadoras (spargitrici di incenso) s’è disposto a croce con i nomi dei caduti a terra. Un terzo gruppo di donne ha offerto una performance di rispetto ai feriti. Erano vestite di nero e avevano una garza negli occhi.

Nel pomeriggio il clima di Plaza Italia è cambiato radicalmente. I Carabineros hanno disperso i manifestanti con i guanacos, gli idranti. I gas erano fortissimi, sempre più tossici, hanno detto i testimoni. Sono stati gettati soprattutto nella stazione della metropolitana di Baquedano e nel parco Bustamante. I manifestanti hanno distribuito acqua con bicarbonato di sodio e mascherine.

Il governo ultraliberista, dopo il rimpasto dei giorni scorsi, ha annunciato che rivedrà il taglio delle tasse e il piano che prevede agevolazioni fiscali per le aziende dopo due settimane di violente proteste contro la disuguaglianza nel Paese. I leader dell’opposizione, anche quella più moderata e che ha accettato di sedersi al tavolo con Pinera, hanno comunque sostenuto che il taglio delle tasse per le aziende non è sufficiente e non soddisfa le richieste della piazza, che chiede un aumento salariale e delle pensioni, una migliore assistenza sanitaria e la riscrittura della Costituzione che risale alla dittatura militare del generale Augusto Pinochet.

Intanto, «visto che la Cop25 è stata ufficialmente spostata da Santiago a Madrid, avrò bisogno di aiuto. Viene fuori che ho viaggiato mezzo mondo, nella direzione sbagliata. Ora ho bisogno di trovare un modo di attraversare l’Atlantico a novembre. Se qualcuno può aiutarmi a trovare un mezzo di trasporto gli sarò molto grata», chiede via twitter Greta Thunberg. Un passaggio per tornare in Europa dopo che la conferenza sul clima dove la giovane è attesa, inizialmente prevista in Cile, si terrà invece in Spagna dal 2 al 13 dicembre. La giovane attivista, che non prende l’aereo perché troppo inquinante, era arrivata l’estate scorsa a New York dopo una traversata di oltre due settimane in barca a vela dalle coste britanniche e doveva restare nel continente americano almeno fino alla conferenza di Santiago, ora trasferita dall’Onu a causa dell’instabilità politica nel Paese sudamericano governato, tra l’altro, da un presidente di centrodestra e negazionista, alla guisa di Trump, sulle questioni climatiche. «Sono molto dispiaciuta di non poter visitare il Sud e il Centro America questa volta. Ma ovviamente questo non riguarda me, le mie esperienze o dove desidero viaggiare. Siamo in emergenza climatica ed ecologica», ha aggiunto in un altro tweet inviando il suo «sostegno al popolo cileno».

In diretta la situazione di oggi:

Dopo Cuba ed il Venezuela, ora anche il Cile è divenuto terreno di confronto fra Stati Uniti e Russia, visto che nelle ultime ore fonti governative statunitensi hanno evocato l’attività di presunti agitatori russi nelle reti sociali, generando una secca risposta da parte di Mosca. Ieri Donald Trump in una comunicazione con il collega e complice cileno Sebastian Pinera, ha denunciato «sforzi stranieri» di minare le istituzioni e la democrazia cilene, accusando, senza però produrre prove, Cuba e Venezuela di essere dietro le manifestazioni di massa svoltesi negli ultimi giorni. In questa linea, il Dipartimento di Stato ha avvertito che vi sono indizi di «attività russe» che hanno dato un orientamento negativo al dibattito nell’opinione pubblica in Cile con l’obiettivo di «esacerbare le divisioni» durante le proteste. Ma il vice ministro degli Esteri russo Serghiei Riabkov, citato dall’agenzia Interfax ha replicato che «il governo degli Stati Uniti si approfitta della complessa situazione interna in Cile per continuare i suoi tentativi di infangare la politica estera del nostro Paese. Questo non è cosa nuova perché Washington ha già utilizzato questi metodi sporchi in numerose occasioni». «Sono sicuro – ha concluso Riabkov – che i politici cileni, la società cilena, comprendono questo perfettamente, ed anche che gli intrighi maligni degli Usa non daranno a Washington i risultati sperati».

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