Dieci, cento, mille tregue di Natale

Dieci, cento, mille tregue di Natale

La tregua di Natale del 1914 è una delle smentite più clamorose della narrazione che costruisce le guerre, le nazioni e le guerre fra poveri

In questa foto ci sono soldati tedeschi e britannici che si affrontano in una partita di calcio improvvisata nella terra di nessuno durante la tregua del Natale 1914. Per tregua di Natale si intende una serie di “cessate il fuoco” spontanei, di episodi di fraternizzazione avvenuti nei giorni attorno al Natale del 1914 in varie zone del fronte occidentale della prima guerra mondiale. Solo nella zona delle Fiandre si calcolò in almeno centomila il numero di soldati coinvolti nell’iniziativa. Già nella settimana precedente dai lati opposti del fronte, i soldati, a macchia di leopardo, presero a scambiarsi auguri e canzoni dalle rispettive trincee, qualcuno attraversò le linee per portare doni ai “nemici” schierati dall’altro lato; nel corso della vigilia di Natale e del giorno stesso di Natale, un gran numero di soldati soprattutto britannici e tedeschi e, in misura minore, francesi, lasciarono spontaneamente le trincee per incontrarsi nella terra di nessuno per fraternizzare, scambiarsi cibo, sigarette, grappa, cioccolato e souvenir come bottoni delle divise e berretti, celebrare comuni cerimonie religiose e di sepoltura dei caduti, fino a organizzare improvvisate partite di calcio.

La reazione dei rispettivi governi e dei comandi fu feroce e rabbiosa anche perché nel primo anno di guerra le tregue spontanee si verificarono anche lontano dalle giornate natalizie. La censura francese e tedesca proibì i resoconti giornalistici ma, per primo il New York Times il 31 dicembre, e poi a Londra il Times e il Mirror scrissero pezzi che in qualche simpatizzavano con i soldati, documentavano le testimonianze della tregua dal basso. Prima di natale, una Open Christmas Letter (“Lettera aperta di Natale”) fu sottoscritta da 101 suffragette britanniche e indirizzata alle “donne di Germania e Austria” come messaggio di pace tra le opposte fazioni. In Italia, che ancora non era scesa in guerra ma era già intossicata dalla propaganda interventista, la notizia arrivò ma fu oscurata da altri fatti come il terrificante terremoto di Avezzano, lo sbarco a Valona delle “nostre” truppe e il disastroso esordio in guerra della legione garibaldina aggregata alle truppe francesi.

La tregua di Natale è una delle smentite più clamorose della narrazione che costruisce le guerre, le nazioni e le guerre fra poveri. E’ la dimostrazione che la solidarietà dal basso riuscirebbe a scardinare i sistemi di dominio di una classe sull’altra. Che donne e uomini sono fatti per vivere in pace e possono fare a meno di generali, prelati, padroni e dei loro lacchè. Dieci, cento, mille tregue di Natale perché un altro mondo è possibile: questo l’augurio di Popoff alla vigilia degli anni Venti, perché si costruisca in mille modi efficaci una solidarietà internazionale dei lavoratori che sconfigga i signori delle guerre e del neoliberismo. Teniamoci da conto.

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