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Ballare col virus

Una giornata qualunque del danzatore Gregorio Samsa in scena a Genova

Ed è eccolo qui,  il teatro-danza ai tempi del Coronavirus, tanto per sfoggiare una formula giornalistica abusata. Quello con il personale di sala che offre gentilmente agli spettatori una lavata di mani con un gel a base di amuchina, prima di accompagnarli al loro posto. In quella  breve finestra che si è aperta, per poi richiudersi subito, tra la chiusura al pubblico di tutti i teatri liguri  su base regionale della scorsa settimana e l’analogo provvedimento governativo su tutto il territorio nazionale.  Un piccolo spicchio di luce assediato dal  buio di un incognita che si allarga.

Proprio come quello in cui si muove sulla scena l’attore Lorenzo Gleijeses, che alla Sala Mercato del Teatro Nazionale di Genova ha portato – prima del decreto ministeriale che ne ha sospeso tutte  le repliche che avrebbero dovuto arrivare fino al 6 marzo – Una giornata qualunque del danzatore Gregorio Samsa.  Ovvero i tormenti e le ansie di un danzatore “sotto debutto” per un nuovo spettacolo cui si sta preparando senza risparmiarsi, illustrati in una performance  scandita da musica elettronica e coreografie ipercinetiche.  E liberamente ispirata al racconto La metaforfosi di Franz Kafka. Perché se può essere un trauma per ogni essere umano svegliarsi nel corpo di uno scarafaggio,  figurarsi per un danzatore, abituato a un controllo totale delle proprie espressioni corporee…

Nato dall’incontro tra Gleijeses e i maestri dell’Odin Teatret,  lo spettacolo  è una produzione Fondazione Teatro Piemonte Europa, Nordisk TeaterLaboratorium e Gitiesse Artisti Riuniti, per la drammaturgia  e la regia di Eugenio Barba, lo stesso Gleijeses e di Julia Varley, che ha accompagnato il processo creativo dello spettacolo, frutto di una lunga ricerca in cui sono confluiti i contributi artistici di Mirto Baliani, autore di tutta la parte sonora dello spettacolo, Michele Di Stefano, leader degli MK, sotto la cui supervisione sono stati creati i movimenti coreografici e di Chiara Lagani, dramaturga e fondatrice della compagnia Fanny & Alexander.

Figlio d’arte – anche nella vita reale – il protagonista, prigioniero di un perfezionismo maniacale, continua a provare ossessivamente la coreografia che dovrà portare in scena. Ben presto sarà catapultato in un limbo in cui si erodono i confini tra reale e immaginario, lavoro e spazio intimo, tutto giocato nell’ambito domestico della sua casa domotica, comandata da una sfuggente assistente vocale e abitato da un robottino lavapavimenti che si muove anche lui sulla scena.  E che ne spia le conversazioni telefoniche col padre e con la fidanzata, mappa i suoi movimenti nevrotici, lo  sfiora, lo cerca e lo evita.  Fino ad annusarlo e accarezzarlo, come un affettuoso animaletto da compagnia,  con la sua sagoma rotonda senza arti e senza muso, unica presenza amica rimasta a chinarsi sul corpo accasciato di Gregorio.

Grande successo per l’attore umano e anche per lui, che a fine spettacolo si presenta sul palco per riscuotere la sua meritata parte di applausi.

 

 

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