23.5 C
Rome
martedì 27 Luglio 2021
23.5 C
Rome
martedì 27 Luglio 2021
Homepadrini & padroniRegolamento di conti al Campidoglio: Raggi fa fuori il suo vice

Regolamento di conti al Campidoglio: Raggi fa fuori il suo vice

Roma, la sindaca Raggi dimissiona Luca Bergamo, assessore alla Cultura. L’Arci: «Si sancisce il più tetro inverno della progettazione culturale»

Una ennesima resa dei conti nella Giunta capitolina proprio mentre i mondi della cultura e dell’associazionismo di promozione culturale e sociale attraversano una delle fasi più drammatiche della loro storia. Ecco che piomba, sui circoli in lockdown, la notizia del divorzio tra la sindaca Raggi e il suo vice e assessore alla cultura Luca Bergamo. Una defenestrazione che si è consumata senza la dovuta trasparenza, annunciata da alcuni rumors sulla stampa e che leggiamo come pura manovra elettorale, sganciata dai bisogni dei cittadini, da un bilancio pubblico – dovuto – sull’operato di chi governa la città, e legata alle dinamiche interne al partito di maggioranza in vista delle prossime comunali. Raggi e i suoi faranno di tutto, dopo un mandato deludente, per sfruttare al meglio i tempi supplementari che potrebbero arrivare dal rinvio delle elezioni a dopo l’estate, causa Covid. L’Arci Roma è molto preoccupata da una mossa che sancisce il fallimento dell’azione del Campidoglio nei confronti di uno dei settori più colpiti dalla pandemia. Nessuna misura, nessun atto concreto a sostegno del comparto, ad oggi risulta attivo. “Dietro la chiusura dell’estate romana di nicoliniana memoria – commenta Vito Scalisi, presidente di Arci Roma – riconosciamo oggi con maggiore evidenza il più tetro inverno della progettazione culturale di questa città”. Chiediamo la formalizzazione immediata di un tavolo di consultazione che metta in campo misure straordinarie di intervento a sostegno degli spazi e degli operatori della cultura di questa città.

Rimette ancora una volta a punto la sua squadra di governo Virginia Raggi. Le agenzie hanno battuto la notizia dopo le 22 di ieri sera, 22 gennaio: la sindaca ha ritirato le deleghe al vicesindaco Luca Bergamo e all’assessore allo Sviluppo economico Carlo Cafarotti. Al momento la sindaca di Roma ha ripreso le deleghe alla Crescita culturale e Sviluppo economico, Turismo e Lavoro, ma il riassetto in giunta è alle porte: sarà Pietro Calabrese, a quanto si apprende mentre scriviamo questo pezzo, il nuovo vicesindaco di Roma e in Giunta entreranno anche Lorenza Fruci e Andrea Coia. Calabrese, grazie a una decennale ricerca artistica sulla ruggine su tela, era balzato alla ribalta per l’improbabile nomina a assessore alla Città in movimento.

A Fruci – il suo nome era già circolato nella serata di ieri – andrà la delega alla Cultura mentre a Coia quella al Commercio. Nomine che verranno ufficializzate nei prossimi giorni mentre ieri sera, a ridosso del defenestramento di Bergamo, erano circolati i nomi dell’attuale assessore al personale Antonio De Santis come vicesindaco e al commercio Andrea Coia, attuale presidente della commissione attività produttive dell’assemblea capitolina. La mossa della sindaca sembra prefigurare – come indicato anche dal commento di Arci Roma in apertura di articolo, una blindatura in vista della corsa al bis in Campidoglio, un modo per dare alla giunta maggiore stabilità politica. Ringraziando entrambi i suoi stretti collaboratori per il lavoro fatto, la sindaca non nasconde la distanza politica con Bergamo. «Ci sono diversità di visioni politiche per il futuro di Roma. Ne abbiamo discusso di recente senza riuscire a trovare una sintesi», spiega all’Ansa. E che la sintonia, su questo fronte non ci fosse più, era emerso già quando l’ormai vicesindaco aveva accolto non con pieno favore la decisione di Virginia Raggi di ricandidarsi per il secondo mandato, lamentando il fatto che fosse stata presa senza confronto con i partiti. Che Bergamo mirasse ad altro è testimoniato anche dalla sua candidatura a dirigere l’Istituto italiano di cultura a Parigi. Nomina poi sfumata. Alla fine il divorzio è arrivato dopo il rifiuto di Bergamo di un distacco morbido. E i due ‘dimissionati’ non sono le uniche spie di un malessere interno. Anche un altro assessore, Veronica Mammì, alle politiche sociali, era data in bilico ma almeno sei consiglieri comunali pentastellati hanno espresso forti riserve sulla ricandidatura della Raggi. Tra loro anche Enrico Stefàno, marito della stessa Mammì. Defenestrarla sarebbe un innalzamento del livello dello scontro che forse l’inquilina del Campidoglio non può permettersi. Secondo i consiglieri ribelli per Roma ci vuole «un candidato sindaco ‘terzo’ e di alto profilo istituzionale, capace di unire e che possa incarnare al meglio il ruolo di guida in una consiliatura costituente». Insomma per i consiglieri capitolini M5s da tempo ribelli la candidatura di Virginia Raggi in corsa per un bis non è sufficiente perché «calata dall’alto e divisiva». Ci vorrebbe piuttosto un Conte per Roma ovvero «replicare lo schema del livello nazionale su Roma». La sindaca, da parte, sua ha ringraziato Luca Bergamo anche per il suo lavoro come assessore alla Cultura sottolineando che la sua «decisione non è legata ad alcuna incomprensione né a dissapori nei suoi confronti: la fiducia e la stima nei confronti di Luca restano alte, soprattutto alla luce del complesso e ottimo lavoro che ha portato avanti in questi anni.

La presa di posizione di Bergamo arriva nel pomeriggio del giorno dopo la sfiducia: «Ho servito l’amministrazione di Roma con impegno e collaborando sempre lealmente per 48 mesi. La Sindaca ha deciso di interrompere questa collaborazione a ridosso dalla fine del mandato. Avevo espresso mesi fa riserve su modi e tempi della sua scelta di ricandidarsi, perché così fatta, senza confrontarsi, senza riflettere sui limiti dell’esperienza, poteva disperdere la parte buona del lavoro fatto, danneggiare la costruzione di una innovativa alleanza politica nel paese e lasciare Roma con il Recovery Fund in mano a una destra che ben conosciamo e che a Roma ha lasciato solo macerie. Avvisavo che la sua forzatura invece di unire, raccogliere in un progetto comune le forze disponibili, irrigidiva le posizioni dei diversi attori e l’estrema personalizzazione avrebbe reso più difficile un confronto onesto e di merito, il solo strumento disponibile per favorire l’evoluzione delle posizioni dopo quattro anni di ostilità aspre. Fino ad ora mi pare di averci visto giusto». La lunga nota si conclude con l’annuncio di «occasioni per approfondire», nei prossimi giorni.

Lorenza Fruci, romana, si definisce comunicatrice e progettista culturale. Laureata in Scienze della Comunicazione alla Sapienza, si è perfezionata alla Scuola di Alta Formazione per Donne di Governo. E’ giornalista e consulente per atenei, istituzioni, associazioni, aziende e privati per l’ideazione, la progettazione, la strategia, lo sviluppo e il coordinamento di progetti culturali, di comunicazione, di formazione e di empowerment. Dal 2019 era la delegata del Campidoglio per le politiche di genere. Tra i suoi libri Mala femmena. La canzone di Totò (Donzelli 2009), Burlesque. Uno spettacolo chiamato seduzione (Castelvecchi 2011), Betty Page. La vita segreta della regina delle pin-up (Perrone 2013), Lei ed Io. Ritratti a parole e immagini della femminilità (Cultura e dintorni 2015).

 

 

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento, prego!
Inserisci il tuo nome qui, prego

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Ultimi articoli

L’inganno del Pleasure, ma esiste un porno etico?

Tutto quello che c’è da sapere sul porno – e che il film di Ninja Thyberg non ti dice [Monica Mazzitelli]

G8, poca luce sotto il Qr Code

Fare Luce, innovativa installazione tecnologica, ideata dal direttore Livermore che apre il G8 PROJECT del Teatro Nazionale di Genova [Carlo Rosati]

Cuba, l’urlo di Padura

A questo avvertimento disperato delle rivolte popolari, le autorità cubane non dovrebbero rispondere con gli slogan abituali [Leonardo Padura]

Genova, è ancora il giorno di Carlo

Vent'anni fa l'omicidio di Carlo Giuliani, ucciso da un carabiniere che non sarebbe mai stato processato. L'agenda dei movimenti parte a fianco dei licenziati della Gkn. A Napoli contro il G20

Così don Gallo festeggiò i suoi 73 anni

Il 18 luglio 2001 Andrea Gallo festeggiò a modo suo i suoi 73 anni. Il giorno appresso era in piazza a Genova