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Conte sale al Colle con le dimissioni in tasca

La scelta delle dimissioni non ferma la caccia ai ‘responsabili’. Anzi, offre a Conte tempi supplementari per l’ipotesi di coalizione Ursula

Per stamattina alle 9 Conte ha convocato un Cdm, subito dopo salirà al Quirinale ma con le dimissioni in mano. Il premier avrebbe sentito in serata i leader di M5s, Pd e Leu per anticipare loro la decisione di salire al Colle a rassegnare le dimissioni. Non ci sarebbe stato, spiegano fonti di maggioranza, un vertice ma Conte avrebbe sentito ciascuno di loro singolarmente. La scelta delle dimissioni non ferma la caccia ai ‘responsabili’. Anzi, offre a Conte una partita supplementare per la sua ipotesi di coalizione Ursula. Pd e M5s punterebbo su un reincarico ma il Fatto, “house organ” del grillismo, scrive che «L’ipotesi che circola negli ambienti parlamentari è che le consultazioni si svolgano tra mercoledì pomeriggio e giovedì. E una delle opzioni più accreditate è che Mattarella dia il mandato esplorativo a una figura istituzionale e non direttamente l’incarico al premier uscente».

«Con il Conte ter si apre un nuovo scenario, tutto è ancora possibile, anche recuperare Renzi», si lascia scappare un ‘pontiere’ impegnato a trovare i numeri. «La notte è lunga», scherza un parlamentare forzista di lungo corso, che ne ha viste tante. Rinviando a domani la salita al Colle, Giuseppe Conte guadagna tempo prezioso, un’altra notte appunto, per provare ad allargare la maggioranza il più possibile. I gruppi ‘contiani’ alla Camera e al Senato, raccontano, «sono in formazione», assicura chi ci sta lavorando. A Palazzo Madama, in particolare, si parla di 9-10 parlamentari fortemente ‘tentati’, che si aggiungerebbero agli azzurri Maria Rosaria Rossi e Andrea Causin, che hanno votato la fiducia al governo. Gli occhi sono sempre puntati su Forza Italia (2-3 gli ‘attenzionati’) e i ‘centristi’, ma non l’Udc che ieri si è tirata fuori. Giovanni Toti dice no al Conte ter, punta a un esecutivo di unità nazionale (idea lanciata da Berlusconi che si ringalluzzisce pensando al Quirinale) ma i boatos parlano di forti pressioni nei confronti dei tre senatori ‘totiani’. C’è chi poi scommette che anche qualche ‘renziano’, impaurito dalla strategia kamikaze del suo leader, papabili 2-3 senatori. Una volta uscito dal Quirinale, raccontano, Conte avrà il quadro più chiaro della situazione e se farà un «governo di altro profilo» e di emergenza nazionale, come gli chiedono i centristi che lo sostengono, potrebbe spuntarla, magari tirando dentro pure Italia Viva. Nessuna chiusura all’ex rottamatore ma non potrà certo tornare a dettare l’agenda a M5S e Pd.

«Io ho qualche dubbio sull’idea reincarico, perché i voti non capisco come possano uscire col Conte ter se non ci sono stati con il Conte bis, quelli per quanto riguarda l’allargamento». Così la senatrice Loredana De Petris, LeU, presidente del Gruppo Misto al Senato mentre vicino a lei spunta un’interpretazione, che a staccare la spina a Conte siano stati i poteri forti: «Se osi prolungare il blocco dei licenziamenti prima o poi in Italia la paghi», scrive su Fb, Elisabetta Piccolotti di Sinistra Italiana esibendo argomenti davvero invisibili a occhio nudo: «Non diranno mai che questa è la vera ragione per cui te ne devi andare, e parleranno di servizi segreti, di giustizia, di politica estera e di mille altre cose di cui gli italiani capiscono poco o nulla, ma stai pur certo che al momento giusto troveranno il modo di rimuoverti o commissariarti… quello che sto dicendo non è lontano da quello che ha scritto stamattina un economista molto lontano da me, come Fubini, sul Corriere della Sera. Investire miliardi per ristori, cassa integrazione, ammortizzatori straordinari per piccole imprese, lavoratori delle piccole imprese e partite iva a basso reddito, è pericoloso. Prima o poi qualcuno viene a dirti che di economia non capisci un fico secco e che te ne devi andare. Per governare in Italia devi essere disposto a sacrificare i piccoli, per investire tutte le risorse che ci sono sui grandi. E questo non è il caso di un governo tra i cui cardini ci sono molte persone di sinistra, e alcuni grillini figli di una cultura anti-sistema. Speriamo da domani di trovare un modo di resistere, perché qualsiasi governo tecnico, qualsiasi governo di unità nazionale, potrebbe solo servire ad un’inversione di politica economica che, anche volendo giudicare quella fatta fin qui insufficiente, potrebbe solo essere peggiore». Basterebbe una lettura del Recovery Plan, con le sue promesse di privatizzare l’acqua e realizzare la Tav e altre opere inutili e dannose, a tranquillizzare chiunque ipotizzasse consolatori complotti contro Giuseppi Conte. E poi non dimentichiamo che il liberismo, in Italia, lo ha sempre gestito il Pd su mandato di Confindustria e Bce.

Secondo un’altra lettura sarebbero stati i 5stelle a staccare la spina per non cedere di un millimetro sulla linea giustizialista del loro ministro e capodelegazione Bonafede che sarebbe andato incontro a una sicura sfiducia al Senato nella presentazione della relazione annuale sulla giustizia che anticipa l’apertura dell’anno giudiziario.

 

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