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La danza è la prosecuzione della politica. Con altri fini

A Genova riprende con Steve Reich, Resistere e creare, la rassegna di danza contemporanea

Ripartiamo dal corpo. Soggetto (politico): prima persona plurale, perché ogni conflitto sul corpo è immediatamente un conflitto politico e, inversamente, ogni conflitto politico è immediatamente un conflitto sul corpo. Attraverso e per il corpo, che diventa oggetto di una pratica biopolitica rivelata, nella potenza abbagliante di uno svelamento,  nella sua pura sostanza tanatopolitica. Un corpo che diventa posta in gioco e terreno di battaglia tra aggressione e sopraffazione, sequestro e controllo, contro resistenza, volontà di liberazione e sovranità su se stessi. A volte semplice necessità di sopravvivenza. Tanto più in questi tre anni in cui il corpo è stato fatto oggetto di un inaudito – perché mai visto prima in questi termini – assalto del capitale biotecnologico al più sacro, al più intimo dei territori. Vale a dire la fonte della nostra stessa esistenza biologica.

Si fa carico di questa dimensione esplicitamente politica della corporeità, per la sua ottava edizione, la rassegna di danza contemporanea RESISTERE E CREARE che lo scorso marzo ha inaugurato la nuova direzione artistica di Marina Petrillo assieme a Linda Kapetanea e Jozef Frucek, fondatori della compagnia greca di danza RootlessRoot. Entrambi docenti in numerose accademie di danza in Europa, conducono in tutto il mondo seminari di Fighting Monkey, la pratica (sistema) di loro creazione che coniuga movimento, apprendimento, comunicazione, creatività, improvvisazione e re-immaginazione del processo e dell’esperienza dell’invecchiamento.

E che accoglie l’autunno con un focus di appuntamenti indoor e outdoor nella direzione della contaminazione e innovazione dei linguaggi e dell’abbattimento delle barriere tra la danza e altre discipline, in collaborazione con altri operatori e festival (la città e le M.U.R.A/ Sestiere del Molo, Electropark e Le Strade del suono).

Ha aperto le danze al Teatro S. Agostino il 24 settembre DOUBLE SEXTET di Steve Reich messo in scena sul commento sonoro di Eutopia Ensemble (Elisa Azzarà, Flauto, Edoardo Lega, Clarinetto, Corinna Canzian, Violino, Alberto Pisani, Violoncello, Lorenzo Colombo, Vibrafono, Valentina Messa, Pianoforte, Matteo Manzitti, Direzione), mette in scena e col corpo di danza di Ensemble DEOS formato da Luca Alberti, Iris Alzetta, Filippo Bandiera, Emanuela Bonora, Emanuele Frutti e Giulio Venturin.

“Se la vita fosse creata da una serie di incidenti – spiegano Linda Kapetanea e Jozef Frucek – dovrebbe rimanere accidentale, instabile e imperfetta. Nel corso di miliardi di anni di innumerevoli errori, mutazioni, migrazioni, infezioni, decessi e nascite, spostamenti, sempre più prove, sempre più incidenti, più morti, più soluzioni, tutto questo caos ha plasmato la nostra storia. Tutto questo ci ha reso ciò che siamo. Esseri creativi. Un atto creativo è naturale come qualsiasi atto di sopravvivenza. Ed è la nostra forma migliore di essere. E l’Arte come la Vita sorge da terribili fallimenti e bisogni straordinari. Riteniamo che l’arte non sia per i dotti, per quelli che sanno, ma è un bisogno umano fondamentale di conoscenza inespressa.

L’arte può allargare i confini della nostra percezione aiutarci ad accettare l’inaccettabile rendendoci più tolleranti offrendoci una visione più ampia della Vita. Vogliamo rendere visibile attraverso i nostri corpi instabili e in continuo cambiamento le infinite possibilità dell’espressione umana senza la quale diventeremmo disumani e vuoti. Vogliamo creare qualcosa che duri più a lungo di noi stessi. Ma tutto il ritmo e l’espressione creati da un corpo in movimento si diffondono attraverso altri corpi attraverso una rete condivisa di comunicazione umana imperfetta e l’aspetto stesso dell’imperfezione è il fulcro della creatività. Restiamo al limite, piuttosto che al centro. Spingendo arte e corpi umani lontano da ogni tipo di Amnesia. Perché la ragione non è una forza creatrice ma i sogni lo sono”.

Fino all’8 ottobre a teatro come in un ring, perché anche la danza può essere un’arte di combattimento.

Tutto il programma QUI

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