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HomemalapoliziaUn ragazzo genovese inghiottito da una galera in Belgio

Un ragazzo genovese inghiottito da una galera in Belgio

Da giorni non si hanno notizie di un 26enne, con problemi psichici, arrestato nelle Fiandre da due buttafuori violenti. L’allarme lanciato da Ilaria Cucchi

«Due guardie donne sono entrate nella cella di Franco (il nome è di fantasia) e l’hanno “velatamente” minacciato: “Sai cosa sta facendo tuo padre? Sai che ci rimetterai tu?”». A ogni latitudine, il carcere, la cattività, genera e viene gestita da personale aggresivo e rancoroso. Sta accadendo in Belgio a un ventiseienne genovese e lo apprendiamo da un post di Ilaria Cucchi, deputata di Avs e sorella di Stefano Cucchi. «È successo due settimane fa. Per lui e per la sua famiglia, due settimane terribili – scrive Ilaria Cucchi – ha problemi di tossicodipendenza. L’anno scorso, si è recato di spontanea volontà dal SerD, che lo segue da allora. Ha anche disturbi psichici.

In cella, dal momento dell’arresto al 23 maggio, Franco non tocca cibo. In crisi d’astinenza, vomita continuamente. Il 24, il giorno in cui deve recarsi davanti al Giudice, non riesce neppure a raggiungere la Camera di Consiglio. Da lì, la famiglia non ha più notizie per giorni. Riesce a contattarla solo il 28. Dice di non ricevere alcun supporto, nessuna terapia. In carcere uno psichiatra ci sarebbe. Ma rimane in silenzio. I medicinali, per lui, non sono previsti. Il padre si reca dal SerD, per capire che cosa comporta tutto questo. La risposta è depressione. Il rischio, che si arrivi al gesto estremo. La certezza, che tutti i progressi fatti in precedenza, con la terapia, sono andati in fumo».

A raccontarle questa storia è stato il padre di Franco, che ha chiesto all’ambasciata italiana in Belgio di intervenire. «L’ho fatto anch’io – dice la deputata – ma non basta. Ho fiducia nelle istituzioni. Però ho imparato che bisogna spingerle nella direzione giusta. E che le spinte non sono mai troppe, specie in casi come questo».

E’ proprio il padre di Franco a raccontare anche a Popoffquotidiano, questa storia di malapolizia in Belgio: suo figlio, dunque, è stato arrestato dalla polizia di Genk (Belgio) nella notte fra giovedì 16 e venerdì 17 maggio. Era lì con amici per assistere a un concerto.

Sabato 18 maggio lo si scopre detenuto ad Hasselt, in attesa che venerdì 24 venga condotto davanti al Giudice, in Camera di Consiglio, per sapere se verrà mandato a casa oppure no.

L’avvocato d’ufficio gli anticipa, grazie a un traduttore che lo accompagna, che senz’altro verrà trattenuto per almeno un mese per dar modo che vengano svolte delle indagini.

Per almeno una settimana, Franco non riesce a toccare cibo e, in crisi d’astinenza, vomita continuamente; il culmine lo raggiunge proprio venerdì 24, giorno in cui deve recarsi davanti al Giudice: il suo stato è tale che non riesce neppure a raggiunge la Camera di Consiglio e viene riportato in cella.

Spiega ancora suo padre che la documentazione prontamente fornita dal SerD, riportante in calce anche la traduzione in lingua inglese, è stata recapitata mercoledì 22 maggio, via mail, a più destinatari – fra cui la psicologa del carcere di Hasselt e l’assistente sociale dell’Ambasciata italiana in Belgio. Ma il verdetto è quello pronosticato dal legale d’ufficio: un mese in cella in attesa dell’esito delle indagini.

Sembra che una ragazza che l’abbia indicato urlando non si sa che e due buttafuori del concerto che, giunti prontamente alle urla della ragazza, hanno prelevato con la forza Franco, sequestrato in un locale chiuso, spogliato nudo senza, però, trovargli indosso nulla, né refurtiva né stupefacenti.

Solo l’altroieri, al telefono, il padre di Franco ha appreso che i due buttafuori «gli hanno girato le braccia dietro la schiena, ognuno gliene ha girato uno e, da dietro, lo spingevano verso lo stanzino, una specie di container. Ma non è finita qui, in inglese hanno mandato affanculo la madre e l’Italia intera e chi gli ha girato il braccio sinistro l’ha colpito, da dietro, al costato sinistro con un pugno sferrato con la mano sinistra. Mio figlio dice che saprebbe riconoscerlo. Non solo, una volta in mutande l’hanno fotografato e deriso, sputando più volte per terra».

Dopo essersi sentiti una volta, Franco scompare per la bellezza di cinque giorni: la telefonata tanto attesa arriva martedì 28 maggio. «Un ritardo – spiega il padre – pare causato dalle tempistica delle ricariche telefoniche (in Belgio!, nel 2024!)».

Il racconto è allucinante: «il ragazzo continua a non ricevere alcun supporto medico/psichiatrico, nessuna terapia. Viene chiamato dallo psichiatra del carcere ma, quando dice nome e cognome, il dottore lo rimanda in cella chiedendogli scusa e senza dargli alcun medicinale. Gli vengono consegnate comunicazioni scritte in lingua fiamminga per lui incomprensibile, recapitandogliele in cella attraverso la fessura tra pavimento e porta, senza alcun commento da parto dell’ignoto che gli recapita il “pizzino” – niente, neppure un grugnito».

Quanto sopra significa che, dal giorno dell’arresto – quindi, da undici giorni – non gli è mai stata somministrata alcuna medicina.

A quel punto il padre si reca di persona al SerD per denunciare quanto sta accadendo alla psichiatra che lo segue, la quale si dà disponibile a mettere per iscritto che è pericolosissimo questo improvviso azzeramento di ogni terapia: il rischio è la depressione e, di conseguenza, il gesto estremo. «Non occorre essere psichiatri per conoscere quali possono essere le conseguenze previste “solo” che dall’interruzione repentina dei 40 mg al giorno di paroxetina, farmaco antidepressivo, che Franco assumeva quotidianamente, paroxetina contenuta nelle due compresse di Sereupin che il ragazzo prendeva tutte le mattine. Tra l’altro, per tornare a quel dosaggio occorreranno settimane ripartendo da dosi di 10 mg al giorno per poi andare a crescere gradatamente, mentre altre settimane occorreranno perché l’antidepressivo inizi a fare il suo effetto sull’organismo.

Dopo il SerD, il padre di Franco si rivolge all’Associazione Antigone, ad Acad (associazione contro gli abusi in divisa) e a due giornalisti che, preso atto di quanti errori lacune e mancanze è zeppa questa faccenda, decidono d’intervenire.

Solo nella serata di ieri, è giunta la notizia dell’autorizzazione da parte del centro penitenziario di Hasselt ad effettuare la visita consolare per la prossima settimana. Una notizia che fornisce un po’ di speranza qui in Italia ma che potrebbe aver innervosito i carcerieri di Franco.

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