Perché in decine di migliaia hanno tentato di attraversare il confine che è una classica leva di pressione diplomatica per il Marocco? Intervista con la giurista Marie-Laure Basilien Gainche
Ilyes Ramdani su Mediapart
La situazione a Ceuta è «praticamente» tornata alla normalità, hanno assicurato sabato pomeriggio le autorità spagnole, dopo l’arrivo di «50.000 o 60.000 persone» entrate illegalmente nell’exclave nei giorni precedenti provenienti dal Marocco. Le stesse fonti hanno indicato che 48.000 di loro sono state ricondotte in territorio marocchino, con l’aiuto dell’esercito spagnolo mobilitato d’urgenza.
La polemica, invece, continua: l’Italia e la sua leader, Giorgia Meloni, stanno cercando di spingere l’Unione europea a sospendere la partecipazione della Spagna agli accordi di Schengen. Pedro Sánchez, il primo ministro spagnolo, ha denunciato la «demagogia» di una proposta «contraria al diritto europeo, al diritto umanitario e ai legami di solidarietà» che uniscono i membri dell’Unione europea.
Nella stessa lettera indirizzata ai vertici delle istituzioni europee e resa nota dall’AFP, ha chiesto una riunione urgente dei ministri dell’Interno dei Ventisette.
Marie-Laure Basilien Gainche è docente di diritto pubblico all’Università di Lione III Jean-Moulin e membro senior dell’Institut universitaire de France. Esperta di frontiere e politiche migratorie, analizza per Mediapart quella che percepisce come una «doppia strumentalizzazione» dai risvolti geopolitici, a spese di una società marocchina afflitta da disuguaglianze e difficoltà socio-economiche. Secondo i dati del Ministero dell’Interno spagnolo, sono morte almeno sessantasette persone, in particolare per annegamento.

Mediapart: «Quasi la totalità» delle persone entrate illegalmente a Ceuta è tornata in Marocco, hanno dichiarato sabato le autorità spagnole. Come descriverebbe questi ultimi giorni di crisi e la loro portata?
Marie-Laure Basilien Gainche: È l’esempio lampante di un caso di strumentalizzazione della migrazione. Una strumentalizzazione opera da parte delle autorità marocchine, a pochi giorni dal vertice diplomatico tra Spagna e Algeria. Da diversi decenni il Marocco dimostra di utilizzare i migranti per esercitare pressioni diplomatiche sulla Spagna, e persino sull’Unione europea. Lo scopo era ottenere o sovvenzioni tramite fondi europei, o cambiamenti nelle posizioni diplomatiche.
Va notato che il Marocco è caratterizzato da evidenti disuguaglianze socio-economiche, da una povertà quasi endemica e da un tasso di disoccupazione giovanile – in particolare tra i giovani uomini – particolarmente elevato. Sebbene le partenze dal Marocco verso la Spagna siano fortemente diminuite, sono molti coloro che intendono emigrare.
È ipotizzabile che le autorità marocchine abbiano permesso ai propri cittadini di radunarsi alle porte di Ceuta, impedendo loro inizialmente di dirigersi verso l’exclave e poi, una volta raggiunta una massa critica, lasciandoli partire via mare.
Altri attribuiscono questo fenomeno alla decisione della Corte Suprema spagnola, resa pubblica l’8 luglio, che impedisce il rimpatrio immediato di un migrante giunto via mare.
Non sono convinta che l’episodio sia interamente attribuibile alla decisione della Corte Suprema spagnola, secondo cui la legge del 2015 che autorizza le autorità a effettuare i «rechazos en frontera» [respingimenti alla frontiera – ndr] non si applica alle frontiere marittime. Forse le voci diffuse dai social network hanno avuto un ruolo nel mobilitare i marocchini e nel spingerli a radunarsi alle porte di Ceuta.
Ma non riesco a immaginare che l’episodio abbia avuto un tale effetto di massa senza che le guardie di frontiera marocchine fossero coinvolte, almeno con la loro passività.
L’effetto è in ogni caso immediato su una parte dei leader e dei responsabili politici europei, che vi vedono un pericolo imminente per l’Europa.
È qui che entra in gioco la seconda strumentalizzazione. La destra e l’estrema destra europee utilizzano queste immagini per illustrare la sovversione migratoria e la «grande sostituzione», fenomeni che non esistono, ma che giustificano la loro stessa esistenza. Sfruttano le immagini di queste migliaia di marocchini arrivati a Ceuta per nutrire gli spettri, per attizzare le paure, alimentare gli odi. L’episodio rafforza le loro posizioni in materia di migrazione e asilo, che propendono per politiche ancora più restrittive e severe.
D’altra parte, anche se queste persone fossero rimaste in Europa, il normale funzionamento delle frontiere tra il Marocco e l’Unione europea è già particolarmente restrittivo.
Ceuta è un’exclave. Si tratta di un territorio spagnolo situato all’interno dello stesso territorio marocchino, con un litorale. Si tratta quindi di un pezzo di Spagna sul continente africano. Quando un marocchino arriva sul territorio dell’exclave spagnola, si trova su territorio spagnolo. Ma ciò non significa che possa beneficiare della libera circolazione nello spazio Schengen, poiché esistono misure restrittive che limitano la possibilità di recarsi da Ceuta alla penisola iberica.
Ricordiamo che oltre l’80% dei marocchini giunti nelle ultime ore a Ceuta è già stato rimpatriato nel proprio paese d’origine. È lecito ritenere che nessuno di coloro che hanno partecipato alla traversata metterà piede sul continente europeo.
Diversi capi di Stato o di governo, a cominciare da Donald Trump e Giorgia Meloni, hanno colto l’occasione per puntare il dito, più o meno esplicitamente, contro la politica condotta in Spagna dal governo di Pedro Sánchez. Si è assistito, dal suo arrivo al potere, a un allentamento dei controlli alle frontiere?
Bisogna riconoscere al governo Sánchez di avere un discorso che si mostra aperto alla migrazione e che riconosce i diritti fondamentai dei migranti. Ma alcune delle misure adottate dal governo spagnolo presentano analogie con quelle adottate da Meloni in Italia. La politica di regolarizzazione di 500.000 cittadini di paesi terzi in Spagna consente a coloro che ne beneficiano di ottenere un permesso di soggiorno della durata di un anno.
Ebbene, l’Italia di Meloni ha cercato di regolarizzare 500.000 cittadini di paesi terzi per soddisfare le esigenze dell’economia nazionale, concedendo anch’essa permessi di soggiorno della durata di un anno. I discorsi sono divergenti. Ma alcune politiche sono simili.
Ad esempio?
A Ceuta e Melilla, la Spagna applica una politica che illustra perfettamente ciò che l’Unione europea intende fare in materia di migrazione: istituire un filtro il più rigoroso possibile per impedire ai migranti ritenuti indesiderati di accedere al territorio europeo. Questa settimana, la reazione immediata è stata l’invio di forze militari e l’azione diplomatica congiunta con il Marocco per organizzare i rimpatri. Tale sviluppo è in linea con gli orientamenti del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo.
In altre parole, il governo di Sánchez ha reagito con rapidità e fermezza, assicurandosi che i migranti marocchini non raggiungessero il suolo europeo. Si potrebbe parlare ancora di più dei «rechazos en frontera», praticati al confine terrestre tra il Marocco e la Spagna. Si tratta nientemeno che di respingimenti, come quelli effettuati dalla Polonia e dall’Ungheria per respingere gli stranieri rispettivamente verso Bielorussia e Serbia.
L’Italia, insieme alla Danimarca e alla Finlandia, sta spingendo affinché l’Unione europea sospenda la Spagna dallo spazio Schengen. Cosa significa questa proposta e cosa ne pensa?
Nel regime dello spazio Schengen non esiste un meccanismo che consenta di sospendere la partecipazione di uno Stato a tale spazio. Esiste invece la possibilità per gli altri Stati membri di ripristinare i controlli alle frontiere interne. Va notato che l’Italia, la Finlandia e la Danimarca non hanno frontiere terrestri con la Spagna. Al massimo, potranno rafforzare i controlli sui voli in arrivo dalla Spagna sul proprio territorio.
Non dimentichiamo che numerosi Stati membri hanno ripristinato i controlli alle frontiere interne dal 2015, rinnovando da allora le relative misure ogni sei mesi. Ci si arriva persino a chiedere se lo spazio Schengen offra realmente uno spazio di libera circolazione delle persone, quando i controlli alle frontiere vengono applicati in numerosi valichi di frontiera da oltre dieci anni.
Cosa resterà di questi ultimi giorni di luglio?
Resteranno delle immagini, che saranno utilizzate dai partiti di destra e di estrema destra per illustrare le loro tesi sul «grande rimpiazzo». Al contrario, le circa sessanta persone che hanno perso la vita durante questo episodio saranno dimenticate. I loro nomi saranno cancellati. Dietro questa strumentalizzazione della migrazione, si dimenticano le vite umane che ne sono colpite, che sono state perdute. Si dimenticano le vite e le voci di chi vive nella miseria, di chi cerca nuove prospettive: non vengono ascoltate.
Bisogna sia allargare lo sguardo, per capire che si tratta di un fenomeno episodico che è stato strumentalizzato, sia restringere lo sguardo, per cogliere che ognuno di queste decine di migliaia di marocchini rivela un’angoscia umana e una speranza infranta. L’angoscia non deriva solo dai conflitti e dalle persecuzioni; scaturisce anche da condizioni socio-economiche deleterie. Ma chi si interesserà alle condizioni di vita della gioventù marocchina? Chi parlerà della disoccupazione, dell’analfabetismo, dello sfruttamento?

LA CRONACA Ceuta: la crisi è soprattutto politica all’interno dell’Unione europea
«Quasi la totalità» delle decine di migliaia di migranti entrati negli ultimi giorni nell’enclave spagnola di Ceuta è tornata in Marocco, secondo il governo spagnolo. La Francia e l’Italia, tra gli altri, hanno provocato una crisi nell’UE.
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Agence France-Presse e la redazione di Mediapart
«Quasi tutti» i decine di migliaia di migranti entrati negli ultimi giorni nell’enclave spagnola di Ceuta sono tornati in Marocco, secondo il governo spagnolo, bersagliato dalle critiche degli altri paesi dell’Unione europea.
Sul posto, in una fitta nebbia, sabato mattina alcuni giovani continuavano ad attraversare il confine in senso inverso, sotto lo sguardo dei militari e della Guardia Civile spagnola, come ha constatato una giornalista dell’AFP.
Chi si attardava troppo sul lungomare veniva immediatamente spinto verso l’uscita dai soldati, mentre l’AFP ha visto, nella direzione opposta, due uomini uscire dall’acqua sulla spiaggia adiacente al confine, crollare sulla sabbia, visibilmente allo stremo delle forze al loro arrivo.
«Un amico mi ha chiamato, mi ha detto che il confine era aperto», ha raccontato all’AFP Soufiane, un marocchino di 42 anni, anch’egli giunto a Ceuta nuotando per «tre, cinque minuti» nella speranza di raggiungere Madrid, centinaia di chilometri più a nord, per vedere sua madre, «affetta da leucemia». Secondo lui, l’afflusso massiccio di migranti negli ultimi giorni dimostra «che tutti vogliono “salire” (in Spagna) e sperano in un futuro migliore, che in Marocco non hanno».
Venerdì sera, il governo spagnolo ha assicurato che «quasi la totalità» dei migranti arrivati negli ultimi giorni era già tornata in Marocco: dei «50.000, 60.000» migranti arrivati dal Marocco questa settimana, secondo il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlask, più di 48.000 sono già rientrati in Marocco.
Almeno 67 morti in mare
Queste decine di migliaia di migranti, in stragrande maggioranza marocchini, e principalmente giovani uomini e adolescenti, erano arrivati dall’inizio della settimana attraversando il confine terrestre o via mare.
Sessantasette sono morti, molti dei quali annegati, secondo il ministro dell’Interno spagnolo. Questo piccolo territorio di 84.000 abitanti, situato all’estremità settentrionale del Marocco, confina con lo stretto di Gibilterra e costituisce uno dei due confini terrestri tra l’Africa e l’Europa (insieme a Melilla, l’altra enclave spagnola).
Per impedire d’ora in poi ai migranti di attraversare a nuoto lo stretto tra il Marocco e Ceuta, è in fase di installazione nel Mar Mediterraneo una barriera gonfiabile lunga 500 metri, come annunciato sabato mattina dal ministero dell’Interno spagnolo.
Più nell’entroterra, l’AFP ha visto centinaia di migranti, tra cui molti africani subsahariani, in attesa davanti al centro di accoglienza per migranti, che rimane chiuso, con la polizia che ne blocca l’accesso.
Le immagini di questa crisi migratoria, senza precedenti per la sua portata a Ceuta, hanno suscitato vive reazioni in seno all’UE, in particolare da parte della destra e dell’estrema destra, tra l’altro in merito alla questione dei controlli alle frontiere dello spazio Schengen.
Già giovedì l’Italia aveva annunciato l’intenzione di sospendere la Spagna dallo spazio Schengen, una misura per la quale Roma ha ottenuto il sostegno della Finlandia e della Danimarca.
Sulla scia di ciò, Madrid si è opposta con forza a questa proposta «demagogica» e di portata incerta; i giuristi consultati dall’AFP hanno infatti assicurato che è impossibile applicarla nell’attuale quadro giuridico.
Da sabato, l’Italia di Georgia Meloni ha ripristinato i controlli alle frontiere aeree e marittime con la Spagna, mentre la Francia ha quintuplicato, portandolo a 334, il numero di poliziotti e gendarmi in rinforzo al confine franco-spagnolo, in pieno periodo delle vacanze estive. All’unisono con l’estrema destra, lo stesso presidente Emmanuel Macron ha chiesto di «rafforzare i controlli al confine con la Spagna».
«Non dividerci»
In questo contesto teso, il primo ministro Pedro Sánchez, il cui governo difende un approccio più aperto in materia di immigrazione rispetto a molti altri paesi europei, venerdì ha esortato i suoi colleghi dell’UE a «non dividerci ».
Sabato, in una lettera indirizzata ai vertici delle istituzioni europee, Pedro Sánchez ha denunciato l’atteggiamento degli europei che «va contro gli interessi a lungo termine» del Vecchio Continente. Il suo ministro Fernando Grande-Marlaska ha invece denunciato davanti ai giornalisti «la malafede» di alcuni che «hanno la memoria molto corta», ricordando in particolare il sostegno offerto dalla Spagna all’Italia durante la crisi migratoria sull’isola di Lampedusa nel 2023.
Venerdì da Ceuta, il leader socialista – il cui governo ha avviato un ampio piano di regolarizzazione dei migranti privi di documenti, per il quale sono state presentate circa 1,2 milioni di domande da parte di stranieri in situazione irregolare – aveva parlato «un attacco, una violazione dell’integrità territoriale della Spagna» e accusato alcune «mafie» di essere all’origine della voce sull’apertura del confine.
A Madrid venerdì sera, diverse centinaia di manifestanti anti-migranti si sono radunati davanti all’ambasciata del Marocco per «difendere l’identità spagnola», come ha constatato un giornalista dell’AFP.
A Washington, Donald Trump, che da diversi mesi è ai ferri corti con Pedro Sánchez, ha definito le immagini di Ceuta simili a «un’invasione di un Paese», accusando su X Madrid di aver intrapreso «azioni deliberate» che hanno favorito questa immigrazione clandestina.


