Pirandello il pupazzista

0
101

Il caos tra le righe: i disegni dello scrittore in mostra al castello di Santa Severina, fino al 23 ottobre

Che Luigi Pirandello avesse dimestichezza con la parola, con l’animo umano e l’indicibile che ne è specchio, è cosa cògnita, come direbbe un suo conterraneo. Che avesse pratica col disegno è cosa meno nota assai, eppur vera. Per questo è di sommo interesse la mostra Pirandello disegnava, il caos tra le righe, in corso al castello di Santa Severina (Crotone), fino al 23 ottobre. Già presentata in anteprima alla terza università di Roma ma qui allestita in una veste nuova, l’esposizione viene portata al grande pubblico fuori dal contesto accademico per la prima volta. Schizzi, disegni, figurini e pupazzetti, a volte poco più che scarabocchi, altre disegni compiuti velati d’amara ironia, specchio dei tempi. C’è la ragazzetta che spicca le ali sul bel voto in vista del traguardo e il somaro dalla testa d’asino, il collega compìto e la professorina vezzosa, gattacci e civette; insomma il lato oscuro, o meglio gaudioso, d’una sessione d’esami in una scuola della Belle epoque.

Uno spaccato del tempo che fu

Non è dato sapere cosa ne pensassero i colleghi o gli esaminandi, ma par di vederlo il futuro nobel della letteratura, fiore all’occhiello del regime fascista, vergare annoiato distratto i brogliacci d’esame coi suoi pupazzetti, sotto il sorriso sornione dei commissari d’esame e lo sguardo altero del presidente di commissione. La mostra è, a tutti gli effetti, uno spaccato non solo dei sentimenti dello scrittore del Kaos – come contrada girgentana e dimensione esistenziale – ma del tempo che fu. D’una scuola dove il principio d’autorità, qualesia, non era menomamente messo in discussione e guai a dileggiare un insegnante, si sarebbe stati espulsi da ogni scuola del regno. Oggi, nel mondo a rovescio, provate a farlo con uno studente e verrete esposti al pubblico ludibrio o peggio, linciati da scalmanati genitori. Allora, invece, si poteva, e per fortuna il lascito è giunto fino a noi.

Il riso, maschera della follia d’esistere

Realizzati dallo scrittore durante il suo insegnamento durato cinque lustri, dal finire del XIX secolo all’avvento del fascismo, al regio istituto femminile di magistero, primo nucleo dell’università di Roma Tre, nei cui archivi sono confluiti i registri in mostra, i disegni mostrano anche altro, oltre il tempo che fu. Il tratto bozzettistico che dall’umorismo travalica nella compassione e forse nella complicità per l’amaro destino umano, preda dell’equivoco, di casa nel labirinto dell’esistenza. La cifra poetica che l’ha reso immortale, certo. E forse, con le sue pupazzerie, lo scrittore getta la maschera del docente esigente e bilioso verso le giovinette a cui insegnava lingua, stile e letteratura. Quelle studentesse che dettero alla moglie, Maria Antonietta Portulano, motivo ultimo della gelosia che ne segnò l’esistenza, conducendola alla pazzia. Il riso, la pupazzata a maschera della follia dell’esistere, allora e sempre. Il caos disegnato tra le righe della vita.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.