mercoledì 19 settembre 2018

Legge 194, tutti gli uomini dell’obiezione

Legge 194, tutti gli uomini dell’obiezione

Per il Consiglio d’Europa, l’obiezione di coscienza non può impedire l’applicazione della legge sull’interruzione volontaria della gravidanza.

di Marina Zenobio

Legge 194, tutti gli uomini dell'obiezione

L’obiezione di coscienza non può impedire la corretta applicazione della 194. Il Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa riconosce che l’Italia ne vìola l’applicazione.

Anche il Consiglio d’Europa, più precisamente il suo Comitato per i Diritti Sociali, ha ufficialmente riconosciuto che l’Italia viola i diritti delle donne che intendono interrompere la gravidanza “alle condizioni prescritte dalla legge 194 del 1978”. La causa sta, come denunciato anche dalle donne nei numerosi eventi organizzati per quest’ultimo 8 marzo, nell’elevato e crescente numero di medici obiettori di coscienza.

Il Consiglio d’Europa ha in sostanza accolto tutti i profili di violazione e disapplicazione della legge sull’interruzione della gravidanza prospettati nel reclamo collettivo presentato circa due anni fa, l’8 agosto del 2012, da diverse associazioni tra cui l’organizzazione non governativa IPPF EN (International Planned Parenthood Federation European Network), che da oltre cinquant’anni si batte in 172 paesi per potenziare l’accesso ai programmi di salute delle fasce più vulnerabili.

Sul richiamo all’Italia del Comitato per i Diritti Sociali del Consiglio d’Europa (http://www.coe.int/T/DGHL/Monitoring/SocialCharter/Complaints/CC87MeritsSummary_en.pdf) si legge senza mezzi termini che in pratica “le donne che tentano di accedere all’aborto sono costrette ad affrontare notevoli difficoltà nonostante la legislazione in materia. Queste difficoltà sembrano essere il risultato di una applicazione inefficace dell’art. 9 comma 4 della legge 194/1978 che disciplina l’obiezione di coscienza di medici e altro personale sanitario in relazione all’interruzione della gravidanza”.

Per la precisione l’articolo della 194 citato recita: “Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare lo espletamento delle procedure previste dall’articolo 7 e l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalità previste dagli articoli 5, 7 e 8. La Regione ne controlla e garantisce l’attuazione anche attraverso la mobilità del personale”.

Dalla mappa che accompagna questo articolo è possibile farsi un’idea riguardo le percentuali di obiettori di coscienza nelle diverse regioni del nostro paese. In Trentino Alto Adige, Molise, Campania, Basilicata e Sicilia il numero dei medici obiettori supera l’80%; tra il 70 e l’80% in Veneto, Lazio, Abruzzo e Calabria; nelle Regioni del resto del paese la percentuale di obiettori non scenda mai al di sotto del 50%, eccezion fatta della Valle d’Aosta, dove i medici obiettori sono meno del 20%.

Il Consiglio d’Europa nel suo richiamo ha anche riconosciuto che mentre da una parte le autorità di vigilanza competenti delle Regioni continuano a non garantire il rispetto del dell’articolo 9.4 della 194, dall’altra alle donne che si rivolgono alle strutture pubbliche per interrompere volontariamente la gravidanza è riservato – senza alcuna giustificazione – un trattamento “diverso”, ossia pregiudizievole, riguardo l’accesso alle cure sanitarie.

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