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Marijuana, effetto Pepe in America Latina

Vince nel Cono Sur il modello Uruguay: depenalizzazione delle droghe leggere e antiproibizionismo servono a combattere il narcotraffico.

di Massimo Lauria

Marijuana, effetto Pepe in America Latina

La lezione del presidente uruguayano Pepe Mujica su antiproibizionismo e depenalizzazione delle droghe leggere ha innescato un vorticoso dibattito in tutta l’America Latina. Cambiano le regole e cambiano anche le strategie per combattere il narcotraffico, visti gli scarsi risultati ottenuti finora. Dall’Uruguay del vecchio combattente Tupamaro si parte per rivoluzionare il Centro e Sud di un continente dominato dalla logica dei profitti del mercato illegale delle droghe.

La mossa di Mujica di legalizzare l’uso della marijuana e statalizzarne la produzione è considerata una delle leggi più progressiste del mondo. Ecco perché ora i parlamenti latino americani sono pronti ad accogliere una discussione seria sulla faccenda, che potrebbe cambiare le sorti del continente e dare un esempio al resto del pianeta.

Spinte di cambiamento culturale arrivano anche dall’ex presidente colombiano Ernesto Samper (in carica dal 1994 al 1998), che nel suo ultimo libro Drogas: prohibicion o legalizacion. Una nueva propuesta, ha scritto che «la droga è stata proibita per legalizzare i dogmi». Una lezione significativa, visto che la Colombia è ancora oggi uno dei maggiori Paesi esportatori di sostanze stupefacenti. La priorità per Samper, quindi, è adottare un’alternativa alla guerra convenzionale al narcotraffico, che comprenda anche la depenalizzazione delle droghe leggere.

Ora tutti attendono il prossimo passo della Giamaica, che per bocca del ministro della Scienza, Tecnologia, Energia e Miniere, Philip Paulwell, ha fatto sapere che il consumo privato di cannabinoidi, così come quello a scopo terapeutico verranno depenalizzati entro l’anno. «La Giamaica – ha detto Paulwell – non può restare indietro rispetto ai passi in avanti fatti da altri Paesi in questa materia». Senza contare i benefici economici, quelli sociali e culturali.

E anche se la Giamaica non è ancora pronta per il passaggio alla completa legalizzazione, la depenalizzazione è dietro l’angolo. «La differenza è che l’utilizzo della cannabis in piccole dosi non sarà un delitto e quindi il consumatore non verrà punito con il carcere, anche se potrebbero esserci delle multe», ha concluso Paulwell.

Dello stesso avviso anche il senatore portoricano Miguel Pereira del Partido Popular Democratico, promotore di un progetto di legalizzazione: «Non sto dicendo che la marijuana sia un bene, ma il carcere è molto peggio», ha dichiarato. Alla base c’è la convinzione che la violenza e il potere che il proibizionismo ha conferito ai narcotrafficanti, vadano smantellati con logiche anti liberticide.

Un progetto, quello del senatore Pereira, che ha ricevuto diversi consensi. Entro la fine si marzo la Camera dei Rappresentanti potrebbe approvare un documento che stabilisce tempi, modi e misure per la detenzione delle droghe leggere. Ma il dibattito è aperto anche in altri paesi del Centro e Sud America, come Argentina, Cile, Brasile, Messico e Guatemala. Chissà se in Italia il senatore di Ncd Carlo Giovanardi – che insieme a Gianfranco Fini sono stati promotori di una legge considerata illegittima e finalmente decaduta – sta seguendo con interesse la discussione in corso oltreoceano?

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