giovedì 15 novembre 2018

La strage di Stati. Pena di morte 2013, i dati di Amnesty International

La strage di Stati. Pena di morte 2013, i dati di Amnesty International

Pena di morte: aumenta la mattanza legale in Medio Oriente mentre in Cina è un segreto di Stato. Da Amnesty International i dati 2013

di Marina Zenobio

 

 La strage di Stati. Pena di morte                   morte 2013

Nel 2013 il numero delle esecuzioni ha registrato un aumento del 14%. Lo dice Amnesty Internacional in una sua recente pubblicazione, precisando che sono state almeno 778 le persone “giustiziate” in 22 paesi; “almeno”, perché il conteggio non include paesi come la Cina, dove le statistiche riguardanti la pena capitale sono un segreto di Stato. Le stime parlano, comunque, di migliaia di prigionieri che, ogni anno, in questo grande paese asiatico, vengono uccisi tramite fucilazione.

La speranza di un cambiamento è riposta in una nuova élite cinese che comincia ad esprimere dei dubbi sull’utilità pena capitale, ma “la Cina, per ora – precisa Jan Wetzel di Amnesty International – è un caso particolare, nessun altro paese gli somiglia in termini di esecuzioni reali”.

Tenendo da parte il “caso particolare” del gigante asiatico, il Vietnam che ha ripreso a eseguire condanne a morte e l’Indonesia dove dopo una pausa di quattro anni sono state messe a morte cinque persone, resta il fatto che quattro di ogni cinque esecuzioni sono avvenute in paesi del Medio Oriente come Iran, Iraq e Arabia Saudita.

Le misure antiterrorismo in Iraq e le politiche della mano dura contro la droga, hanno provocato più della metà delle esecuzioni. Sempre in Iraq, l’aggravamento del conflitto settario e la dura risposta del governo hanno portato ad un aumento del 30% delle condanne a morte. La maggior parte delle 169 condanne sono state applicate seguendo una rigorosa legge antiterrorismo approvata nel 2005 su richiesta degli Stati Uniti. Nel suo documento Amnesty esprime la sua preoccupazione per il linguaggio utilizzato nella legge che, genericamente, condanna con la pena estrema “atti come provocare, pianificare, finanziare, commette o appoggiare qualcuno che commetta terrorismo”.

In Iraq stiamo assistendo ad un peggioramento in termini di sicurezza, gli attacchi armati tra gruppi armati vanno aumentato e il governo ha deciso di usare la pena di morte come rapida soluzione e per mostrare la propria fermezza. Ma, nonostante l’incremento delle condanne a morte, gli attacchi dei “ribelli” non diminuiscono, con buona pace della deterrenza che, secondo il governo iracheno, la pena capitale dovrebbe rappresentare.

Amnesty International non è stata in grado di documentare se anche in Egitto o in Siria siano state emesse pene capitali, sopratutto in Siria, dove la brutale guerra civile ha sicuramente provocato esecuzioni “extragiudiziarie”. Per quanto riguarda l’Egitto, l’ultima settimana di marzo sono state emesse sentenze di condanna a morte contro 528 presunti simpatizzanti del destituito presidente Mohammad Morsi.

 

penamorte noAlmeno 369 persone sono state uccise in Iran, anche se Amnesty stima che ci siano centinaia di casi non riportati ufficialmente. Secondo Mahmood Amiry Moghaddam, cofondatore di Iran Human Rights, il suo paese, dove le esecuzioni sono pubbliche (come in Arabia Saudita, Corea del Nord e Somalia), utilizza il morboso spettacolo come arma politica, per seminare terrore nella società.

Il momento in cui sono avvenute le esecuzioni negli ultimi dieci anni è stato attentamente coordinato, racconta Moghaddam. Quando, per esempio, le autorità temevano proteste, o immediatamente dopo di queste, il numero delle esecuzioni aumentava. Nella Repubblica islamica la maggior parte delle sentenze di condanna a morte sono state emesse per reati legati alla droga, la maggior parte dei condannati erano poveri e, tra questi, molti immigrati afghani condanni per contrabbando di oppio e eroina. Le notizie dei condannati a morte in Iran, delle modalità – uccisi per impiccagione, tirati su con un gru, a volte passano anche più di dieci minuti prima che muoiano – sono arrivate anche all’Onu dove, all’inizio di marzo, Yuri Fedotov, direttore generale dell’UNODC (Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine) è stato oggetto di dure critiche per aver applaudito e riconosciuto alle autorità iraniane un grande sforzo nella lotta al narcotraffico. Dopo di che alcuni paesi europei hanno ritirato i proprio finanziamenti per i programmi UNODC in Iran.

Per quanto riguarda le Americhe, anche nel 2013 gli Stati Uniti è stato l’unico paese della regione ad eseguire condanne a morte, sebbene le esecuzioni, 39, siano state quattro di meno rispetto al 2012. Il 41% delle esecuzioni ha avuto luogo in Texas. Nel frattempo il Maryland è diventato il diciottesimo stato ad abolire la pena di morte.

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