La spending review stritola i lavoratori della biblioteca nazionale

La spending review stritola i lavoratori della biblioteca nazionale

Un sindacalista denuncia le logiche di desertificazione culturale che stanno travolgendo chi lavora in un settore strategico.

Dai lavoratori della Biblioteca nazionale riceviamo una lettera del coordinatore della Cgil Fp per il settore. la pubblichiamo volentieri

di Claudio Meloni

La spending review stritola i lavoratori della biblioteca nazionale

Penso sia necessario informarvi sulla situazione paradossale che stanno vivendo gli istituti dei beni culturali ospitati nel complesso di via del Castro Pretorio, a Roma. In particolare ICCU e Biblioteca Nazionale. Non solo per le ormai note carenze negli organici, i tagli inenarrabili subiti. Questi istituti sono da tempo coinvolti in un piano di riallocazione logistica da spending review. In particolare pare in fase avanzata il progetto di trasferimento all’interno del complesso in questione della Direzione Generale per gli Archivi, attualmente allocata in via Gaeta, a Roma, in un edificio in affitto al costo di 800 mila euro annui. Vale la pena di soffermarci sulla questione dei costi: il Ministero spende nel settore degli Archivi circa 21 milioni di euro annui in fitti, una enormità all’interno della quale il 25% per cento della spesa viene assorbito dall’ Archivio Centrale che costa 4,5 milioni annui che si pagano ad una società pubblica, l’Eur s.p.a., che impiega le sue risorse per finalità non propriamente pubbliche, e nel merito vi rinvio all’interessante articolo di Francesco Erbani.

Nel nostro caso la comprensibile esigenza di razionalizzare gli spazi ed i costi non trova altro progetto che quello di comprimere gli spazi di altri Istituti, in particolare in questo caso dovremmo parlare di servizi che dovrebbero essere strategici per il servizio pubblico, e che invece si vedono ridotti in condizioni minimali e costretti a condividere gli spazi con una Direzione Generale importante e complessa come quella per gli Archivi.

Cosa comporterebbe questo accorpamento logistico? Molto semplicemente la istituzionalizzazione della condizione di degrado organizzativo nella quale sono stati ridotti i servizi, il sancire che non si possa ritornare indietro rispetto alle carenze negli organici ormai inammissibili, avrebbe conseguenze sull’allocazione del patrimonio librario della Biblioteca, sulla sicurezza e su tanti altri aspetti che devono caratterizzare il funzionamento di servizi essenziali per la tutela e la fruizione del nostro patrimonio. Questo processo di desertificazione culturale avviene senza che ci sia un piano serio di programmazione logistica degli spazi, in particolare rivendicando l’utilizzo di spazi demaniali dismessi e mai riqualificati, come le ex caserme, o addirittura di edifici demaniali ristrutturati e mantenuti vuoti come l’ex Palazzo degli Esami. Insomma la medesima logica di tagli e risparmi lineari che ha caratterizzato per troppi anni le politiche in questi settori. Che in questo caso si assomma ad una improvvisazione e superficialità sconcertante per chi non conosce il mondo del Mibact, ma che noi abbiamo già sperimentato purtroppo nella vicenda triste e dequalificante della BUP di Pisa. I lavoratori della Biblioteca Nazionale, dell’ICCU, dell’ICAR e delle altre realtà lavorative inserite in questo complesso lanceranno un appello in difesa del servizio pubblico e della sua e loro dignità. Sarebbe importante che questo appello venga raccolto e fatto proprio da questo Coordinamento, in piena assonanza con gli scopi che si è dato.

Grazie per l’attenzione

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