domenica 18 novembre 2018

Senegal: un italiano dietro il progetto Senhuile

Senegal: un italiano dietro il progetto Senhuile

Tampieri dietro il consorzio Senhuile che in Senegal ha espropriato 20mila ettari di terre per produrre semi di girasole da esportare in Italia.

di Marina Zenobio

Senegal: un italiano dietro il progetto Senhuile

Pochi giorni fa in Senegal è stato arrestato, con l’accusa di malversazione di oltre mezzo milione di dollari, Benjamin Dummai, direttore generale del consorzio agroalimentare italo-senegalese Senhuile SA, il cui azionista di maggioranza è l’italiano ‘Gruppo Finanziario Tampieri’ con sede a Faenza. Senhuile SA, come riporta l’associazione ambientalista Re:Common, è stata costituita a Dakar nel 2011 per sviluppare nel paese africano un progetto per la produzioni di semi di girasoli da esportare verso l’Italia, a scapito delle comunità locali e mettendo in pericolo l’ambiente.

Per raggiungere questo obiettivo sono stati illegalmente espropriati, con quello che le organizzazioni ambientaliste definiscono ‘land grabbing’, 20 mila ettari di campi nel nord del Senegal. Fin da subito il progetto è stato causa di tensioni e conflitti, anche violenti, con gli abitanti di 37 villaggi che si sono trovati, all’improvviso, tagliati fuori dalle loro terre di pascolo e dalle fonti di acqua. Un anno fa tre bambini hanno perso la vita cadendo in uno dei canali scavati per portare acqua di irrigazione alle colture di Senhuile.

Le comunità locali e i gruppi della società civile impegnati nella battaglia contro il progetto, hanno immediatamente reagito alla notizia dell’arresto di Dummai, uomo di affari di origine israeliane naturalizzato brasiliano: «l’arresto di Dummai – ha dichiarato Ardo Sow del Collettivo delle 37 Comunità della regione di Ndiaël colpite dal progetto – conferma la nostra preoccupazione riguardo al torbido conglomerato internazionale che si cela dietro Senhuile» e non sono pochi a sospettare che Dummai potrebbe essere il primo di una lunga lista.

I gruppi internazionali che sostengono le comunità le comunità di recente aveva pubblicato una valanga di segnalazioni sul discutibile passato di Benjamin Dummai, già condannato per evasione e frode fiscale in Brasile e che, dietro il progetto Senhuile, gestiva una società di comodo con sede a New York.Solo due settimane prima dello spettacolare arresto di Dummai, il consiglio di amministrazione di Senhuile ha revocato le sue credensiali sostituendolo con il l’amministratore delegato proveniente dalla sede italiana del Gruppo Finanziario Tampieri, che controlla il 51% delle azioni di Senhuile.

Giulia Franchi di Re:Common, l’organizzazione che spinge affinché Tampieri esca dal progetto, non ci gira intorno: «L’arresto dell’amministratore chiave di Senhuile dà ragione alle proteste della società civile e alla sua opposizione al progetto. E’ ora che Tampieri dia pubbliche spiegazioni su ciò che sta accadendo in realtà, e perché la Company insiste nel voler andare avanti con il progetto.» «Un progetto che sembra avere sempre più problemi – aggiunge Frédéric Mousseau dell’Oakland Institute che a gennaio aveva pubblicata una radicale revisione del progetto -. Alla destituzione del direttore generale è seguita la riduzione di personale e delle attività nella zona del Ndiaël. I piani di Senhuile vanno a rilento ma, il vero scandalo, è che il progetto continua a minacciare la sopravvivenza e i diritti di 9 mila tra donne, uomini e bambini, nonostante che oltre 52 mila persone da tutto il mondo hanno scritto personalmente a Tampieri chiedendo la chiusura del progetto».

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