La giustizia sociale di Lord Byron

La giustizia sociale di Lord Byron

In libreria “L’estate di un ghiro. Il mito di Lord Byron”, la straordinaria biografia dello scrittore romantico inglese, firmata da Vincenzo Patanè.

di Marta Scandorza

La giustizia sociale di Lord Byron

È uscita per le edizioni Cicero, “L’estate di un ghiro. Il mito di Lord Byron”, una fondamentale biografia critica sul grande scrittore romantico, firmata dal critico e professore Vincenzo Patanè. Si tratta di un’opera di approfondimento capillare e dettagliatissima, che ripercorre l’avventurosa vita del nobile intellettuale inglese attraverso la sua opera, in parte ancora inedita e non tradotta in italiano, e attraverso i diari e gli stralci delle sue lettere personali; fondamentale perché non esisteva, finora, alcuna opera critica italiana su questo autore della cultura e della politica inglese e europea di inizio ottocento. L’opera di Patanè, costata all’autore cinque anni di lavoro e studi intensi, giunge a colmare, quindi, una lacuna letteraria davvero imperdonabile. Imperdonabile, soprattutto alla luce di quello che il mito di Byron rappresentò per la lotta alle diseguaglianze e per la difesa della libertà delle nazioni e degli uomini, in particolare dei poveri, degli indifesi e degli umili.

L’amore e il rispetto per la natura e gli animali, la passione per il viaggio, l’anticonformismo e la trasgressione, la denuncia della corruzione e dell’avidità della classe nobiliare britannica ed europea sono tutte caratteristiche della sua opera e del suo pensiero che lo rendono estremamente attuale e lo avvicinano di più agli autori del Novecento piuttosto che a quelli dell’Ottocento. E in tal senso Byron fu davvero l’antesignano dello scrittore che diviene oggetto di culto per la propria personalità controversa e sprezzante di ogni regola, ancor prima che per la sua opera letteraria. Popoff ha intervistato per voi l’autore Vincenzo Patanè.

Come è nata l’idea di scrivere una biografia completa su Byron? Cosa ti lega al suo personaggio e alla sua opera?
Mi sono innamorato di Byron all’età di 11 anni e quindi da tanti anni pensavo di scrivere un libro su di lui. È un personaggio straordinario, così come numerose sue opere. Il che non toglie che ha ragione Alan Massie a dire: “Byron è una figura talmente interessante e avvincente che è possibile appassionarsi alla sua vita quasi senza riferimento alla sua poesia”. In tutto ciò, mi piace pensare di condividere molte cose in comune con lui, in primis il possedere dei valori inderogabili di base e poi il vivere la vita voracemente, in termini frenetici (come un ghiro d’estate, avrebbe detto Lord Byron…).

Hai scelto di dare alla tuo saggio biografico un ordine tematico piuttosto che cronologico. Perché?
Ho optato per una biografia letteraria di stampo anglosassone che, con la scusa della vita, affronta in successione tutti gli aspetti del personaggio, in questo caso quanto mai sfaccettato. Comunque, alla fine viene scandagliata tutta la sua vita.

Lo scrittore britannico è una figura rilevante nel panorama letterario romantico, ma la sua opera è rimasta pressoché sconosciuta in Italia? Perché la critica letteraria e gli atenei hanno tenuto in così poca considerazione l’opera poetica di Byron, tanto che molti suoi lavori sono ancora inediti, e addirittura finora non esisteva alcuna biografia completa sull’autore?
In effetti l’Italia, il paese che più Byron adorò, si è dimostrata ingrata nei suoi confronti: nessuna biografia (la mia è la prima scritta da un italiano), poche opere tradotte, pochi saggi. Il fatto è che in Italia si è rimasti all’idea superata del poeta romantico, mentre ora appare ben più importante il versante ironico-satirico della sua opera. In tanti altri paesi da oltre trent’anni è invece rinata una “byronmania”, tanto che si può dire che pochi personaggi, e non solo in ambito letterario, vantino un numero così alto di appassionati e di collezionisti. Basti pensare che nel 1989 nella piazza Tienanmen a Pechino alcuni studenti sono avanzati verso i carri armati con un libro di Byron sotto il braccio oppure si possono ricordare le tante poesie inserite in film (I ponti di Madison County, Into the Wild o The Master) o trasformate in canzoni (Joan Baez).

Cosa lega Byron all’Italia? Cosa possiamo trovare della nostra terra all’interno della sua meravigliosa opera?
I tre anni trascorsi in Italia – abitò in successione a Venezia, Ravenna, Pisa e Genova – furono fondamentali. Fu un attento e curioso osservatore della società italiana, così diversa da quella inglese, che descrisse in termini frizzanti e divertiti nelle lettere, nei diari e in alcune opere, come Beppo e Don Giovanni (scritti peraltro in ottava rima, desunta appunto dalla poesia italiana). In particolare furono l’amore e il sesso a colpirlo, nelle forme per lui inconsuete, a cominciare dall’uso del “cavalier servente”.

Quali sono le caratteristiche fondamentali che hanno contribuito recentemente ad alimentare il Mito di Byron? Cosa rende il poeta inglese così attuale?
Ora entusiasma più che mai il difensore della libertà delle nazioni e degli uomini, in particolare i poveri e gli indifesi, l’amore e il rispetto per la natura e gli animali, la passione per il viaggiare immergendosi in nuove realtà, l’anticonformismo, il vitalismo erotico, l’aspra critica verso il cinismo dei potenti legati solo alla logica del profitto e dei proprî interessi personali, l’energia, la forza, la trasgressività, l’odio verso l’ipocrisia, la disonestà e l’arroganza. Insomma tanti atteggiamenti estremamente attuali, che magari all’epoca vennero apprezzati solo da pochi.

Vincenzo PatanèVincenzo Patanè – nato ad Acireale, ma napoletano per essenza e per cultura – insegna Storia dell’Arte a Venezia. Ha pubblicato Ebano Nudo (1982), Cinema & Pittura (1992), A qualcuno piace gay (1995), Derek Jarman (1995), Shakespeare al cinema (1997), Arabi e noi. Amori gay nel Maghreb (2002), L’altra metà dell’amore. Dieci anni di cinema omosessuale (2005), 100 classici del cinema gay. I film che cambiano la vita (2009) e Oasi gay. Miti & titani della cultura omosessuale e lesbica (2010).
È inoltre autore dei saggi “L’omosessualità nel cinema americano 1987/1998” e “Breve storia del cinema italiano con tematica omosessuale”, in Lo schermo velato di Vito Russo (1999), “L’immaginario gay & il cinema”, in We Will Survive! (2007), “L’omosessualità nel Medio Oriente e in Nord Africa”, in Vita e cultura gay – Storia universale dell’omosessualità dall’antichità a oggi (2007, originariamente Gay Life and Culture: A World History, Thames & Hudson, 2006, successivamente tradotto in numerose lingue) e “L’homosexualité et la métamorphose du mâle maghrébin”, in Masculinités maghrébines. Conceptions littéraires et cinématographiques du masculin (2014). Ha poi curato numerosi libri di arte, tra cui Eros e mito. Achille e Chirone di Marco Silombria (2006) e Delos – Le peintre des dieux, héros et mythologies di Frédéric Desclos (2013).
Giornalista, critico cinematografico e attivista gay, dal 2004 è responsabile del settore cinema e video del mensile Pride.

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