mercoledì 21 novembre 2018

La bimba molestata cento volte al giorno e altri traffici di schiavi

La bimba molestata cento volte al giorno e altri traffici di schiavi

Milioni di bambini nel mondo sono ridotti in schiavitù per fornirci vestiti, gamberetti, tappeti ma anche organi e servizi sessuali. Il caso di Sweety

di Barbara Viale

La bimba molestata cento volte al giorno e altri traffici di schiavi

20.9 milioni sono due volte e mezzo New York e poco meno di Shanghai. I dati mondiali sul traffico di esseri umani sono così allarmanti che raramente se ne registra la potenza: 20.9 milioni di persone vittime di traffico, di cui 11.7 milioni solo in Asia. Le vittime più evidenti sono le donne e i bambini, ma anche gli uomini sono una quota rilevante di questo business. Poco scolarizzati, più forti fisicamente e generalmente provenienti da paesi in cui le class actions sono ancora sconosciute. Ma se ne parla poco, perchè probabilmente senza la loro schiavitù nelle nostre case ci sarebbero il 30% in meno di beni e prodotti alimentari.

Ma “una morte è una tragedia, un milione è statistica”, e il senso si applica molto bene anche a questa situazione: il traffico di una persona non è una notizia, venti milioni sono abbastanza spersonalizzati da poterne parlare. Nel sensazionalismo giornalistico una cifra grande, magari accompagnata da una storia triste, valgono più della semplice (noiosa) analisi.

La bimba molestata cento volte al giorno e altri traffici di schiaviNel crollo del Rana Plaza, poco più di una anno fa in Bangladesh, sono morti più di mille schiavi. “Schiavi Liberi”, senza catene. Ma schiavi nell’essenza: un lavoro che devi pagare per ottenere e che ti lega ad esso per il debito contratto (spesso con lo stesso datore di lavoro) è schiavitù, anche se c’è un salario che cerca di provare il contrario. Questo è il caso delle prostitute nigeriane in Italia, dei pescatori di gamberetti a Taiwan (sì, quelli nella mega confezione a 4.99 Euro).

Un lavoro frutto di inganno, la colf dell’est Europa che invece della casa con i bambini a cui fare da baby sitter o degli anziani a cui badare si ritrova sul marciapiede in Italia, è schiavitù.

Lavorare per un salario che non ti permette di vivere dignitosamente solo perchè “è meglio di niente”, il caso della maggior parte dei lavoratori del Rana Plaza, è schiavitù.

Di questi tipi di schiavitù non si parla. Principalmente perchè è un fenomeno del quale non possiamo fare senza.

Capita a volte di leggere su internet di qualcuno che, comprando un paio di pantaloni o un maglione, ha trovato il biglietto con la richiesta di aiuto di un lavoratore cinese, turco o bulgaro. Di questa storia la parte più incredibile non è come il biglietto sia sfuggito ai controlli, ma come sia possibile pensare che un capo di abbigliamento venduto a un prezzo che, evidentemente, copre appena le materie prime, non sia stato realizzato da uno schiavo.

La bimba molestata cento volte al giorno e altri traffici di schiaviI bambini sono in generale più vulnerabili, per una serie di motivi: spesso provenienti da contesti disagiati in cui famiglie poverissime, senza accesso a farmaci anticoncezionali e quindi impossibilitate a regolare le nascite, devono essere “scartati” il prima possibile.
Per i neonati il mercato è florido: in Cina un bambino maschio puo’ costare fino a 11.800 Dollari, anche se alla famiglia vietnamita o cambogiana ne vengono dati tra i 200 e i 400. La politica del figlio unico fa sì che le donne cinesi preferiscano “adottare” (meglio sarebbe acquisire, siccome tutto questo viene fatto in totale assenza di pratiche legali) un bambino maschio, senza incorrere nel rischio di restare incinte di una femmina.
Nei paesi dell’est e centro Europa i prezzi variano, ma si tratta comunque di cifre accettabili (6-8000 Euro più il costo dei documenti).
Bambini più grandi trovano qualsiasi tipo di uso: dalla prostituzione (secondo o terzo mercato illegale più imponente al mondo, a seconda delle statistiche), alla manodopera ai lavori domestici.

Una nuova forma di schiavitù, in ambito prostitutivo, è il chat sex: la pratica, comune tra adulti consenzienti, ha subito un’impennata da quando all’altro capo della web cam hanno iniziato ad apparire bambini.

Prevalentemente provenienti dal sud est asiatico, i bambini vengono posti davanti alla telecamera e viene loro richiesto, anche con la forza, di fare quello che il cliente all’altro capo del mondo richiede. Questo va dal togliersi i vestiti a praticare atti sessuali con bambini più grandi o con adulti. Ovunque porti la fantasia e la carta di credito, questi bambini possono arrivare. Ovunque.

Come?

Perchè spesso questi sono bambini che vengono raccolti dagli slum dove abitano in colonie, con la famiglia o a seguito di un abbandono, non sono mai stati registrati alla nascita e quindi, per la legge, non esistono . Nessuna scuola si chiederà mai perchè sono assenti, nessun assistente sociale (ammesso che ce ne siano) chiederà alla famiglia dove siano finiti. Gli slums, favelas, bidonvilles, sono in molti paesi la piazza del mercato della tratta: no man’s land dove tutto ha un prezzo e il più forte vince sempre. Arriva un camioncino, un uomo (ma spesso anche donne) che dispensa caramelle e offre posti in una scuola e come il pifferaio magico si porta via i bambini, che passano dal non esistere allo scomparire, inghiotti di un camioncino ed espulsi chissa’ dove.

La mancata registrazione delle nascite è forse il fattore che più mette a rischio un infante: non esistere significa esistere solo per coloro che possono nuocere.

Il fenomeno della prostituzione infantile è così diffuso che al fine di denunciarlo l’ONG Terres des Hommes ha creato l’avatar di una bambina filippina, Sweety (bambina creata completamente in digitale), e lo ha pubblicato su un portale di chat sex. Il risultato sono state migliaia di visualizzazioni e richieste di contatto nelle prime ventiquattro ore. La faccetta paffutella, gli occhi a mandorla, il sorriso appena accennato, hanno attratto migliaia di pedofili da tutto il mondo, cosa che ha permesso a TdH, di concerto con i Governi locali, di identificare le persone e perseguirle legalmente secondo la normativa dei paesi di appartenenza.

Ma l’avvento di internet ha solo amplificato un fenomeno che già esisteva, il nascondersi dietro a uno schermo è una questione di pura opportunità (costa meno che andare in paesi dove la prostituzione minorile è accettata, offre più privacy), la natura però non cambia.
E purtroppo la prostituzione minorile, come tutti i tipi di schiavitù – dalla pesca che consente ai consumatori di acquistare pesce surgelato a un prezzo irrisorio considerata la provenienza, all’abbigliamento – si porta dietro un bagaglio di fatturato e indotto (alberghi, ristoranti, attivita’ ludiche) a cui spesso i governi non sono in grado di (o a cui non vogliono) rinunciare.

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2 Comments

  1. Paolo Macchi

    Questi crimini mostruosi sono possibili perche’ “il denaro fa gli schiavi”, … perche ‘ sono troppo poche e con mezzi limitati le iniziative che li combattono , e’ essenziale che esse siano sempte di piu ‘ .

    GATTO ROSSO

    Reply

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