lunedì 19 novembre 2018

Carlassare: La riforma del senato? Qualunque bambino ci riderebbe sopra

Carlassare: La riforma del senato? Qualunque bambino ci riderebbe sopra

«Il popolo perde voce, il senato perde peso. Ma poi i sindaci al senato. Ma dovranno fare i sindaci, no?». Intervista alla costituzionalista Lorenza Carlassare.

di Roberta Benvenuto

Carlassare: La riforma del senato? Qualunque bambino ci riderebbe sopra
La costituzionalista Lorenza Carlassare, professoressa di diritto costituzionale all’Università di Padova

«Il popolo perde voce, il senato perde peso. Ma poi i sindaci al senato. Ma dovranno fare i sindaci, no?». A Lorenza Carlassare la riforma del senato non piace per nulla. Lei, insieme ad altri insigni costituzionalisti hanno anche criticato l’Italicum, ovvero la riforma della legge elettorale proposta dal governo Renzi. «Se mettiamo insieme queste due cose, il quadro è abbastanza anti-democratico. Si vuole cercare di sottrarre al popolo quello che invece la costituzione gli dà all’articolo 1: la sovranità appartiene al popolo».

«Da molti anni siamo tutti d’accordo sul fatto che il bicameralismo così come è strutturato non funziona. Non ha senso e va modificato. Se lo si conserva bisogna dargli delle funzioni che giustifichino la sua sopravvivenza, con una composizione in rapporto corretto con le funzioni che deve esercitare. Senato delle autonomie, cento quarantasette senatori, tra sindaci e consiglieri regionali, ventuno senatori eletti dal presidente delle Repubblica. Qualunque bambino ci farebbe una risata sopra», afferma la Carlassare, professoressa di diritto costituzionale all’Università di Padova

Tanti i testi al vaglio, come i venti emendamenti firmati Finocchiaro-Calderoli. Tante proposte, ed una certezza: questa riforma non piace a nessuno. Dalle mura della commissione Affari costituzionali Palazzo Madama esce con qualche ritocco e un nome noto: immunità, meno senatori (cento), meno sindaci (ventuno) e solo cinque nomine presidenziali, nessuna elezione.

Che cosa non la convince del disegno di legge del governo che riformerà la Costituzione e annullerà il bicameralismo perfetto?
Globalmente, secondo me, si vuole eliminare la voce del popolo, dove possibile.
Questa composizione potrebbe andar bene, ma non per un senato, per un organo consultivo che dia pareri su materie regionali. Nel testo del governo non è questo. Se si guarda bene la riforma, ha la funzione legislativa al più alto livello. Questo senato così combinato dovrebbe, secondo il progetto Berlusconi-Renzi, partecipare con lo stesso peso dell’altra camera alla riforma della Costituzione. Ovvero le riforme costituzionali sarebbero fatte anche da questo senato. Mi rifiuto di pensare che un’importante funzione come questa sia in mano ad una camera composta in quel modo.

I leader dei tre principali partiti: Silvio Berlusconi (Forza Italia), Beppe Grillo (Movimento 5 Stelle) e Matteo Renzi (Partito democratico). Se l'Italicum diventasse legge probabilmente saranno gli unici tre ad avere una rappresentanza in parlamento.
I leader dei tre principali partiti: Silvio Berlusconi (Forza Italia), Beppe Grillo (Movimento 5 Stelle) e Matteo Renzi (Partito democratico). Se l’Italicum diventasse legge probabilmente saranno gli unici tre ad avere una rappresentanza in parlamento.

Quali sono le conseguenze istituzionali di un senato composto da sindaci e consiglieri regionali?
Non ha assolutamente senso. Perché loro hanno già tanto da fare nei loro ruoli. Un presidente di regione, un sindaco non possono occuparsi di problemi a Roma. Altrimenti diventa un organo senza peso.
A me non piace questa impostazione. Non mi piace che in un momento simile, in cui dal popolo elettorale viene fuori una grande domanda di partecipazione politica, ci sia l’idea di estrometterlo completamente dal senato. Sarebbe, al contrario, un modo di sentire che li hai votati tu i senatori, che li hai eletti. Invece il senato non è più elettivo, la legge elettorale con le soglie di sbarramento che mette, i premi che mette, elimina ogni opinione e movimento che non sia assolutamente allineata alla scena politica, e quindi lascia senza rappresentanza. La soglia di sbarramento per i non coalizzati dell’otto per cento, è altissima. Moltissime opinioni resterebbero prive di rappresentanza. Se mettiamo insieme queste due cose, il quadro è abbastanza anti-democratico. Si vuole cercare di sottrarre al popolo quello che invece la costituzione gli dà all’articolo 1: la sovranità appartiene al popolo.

Che quadro di poteri ne scaturirebbe?
Il popolo perde voce, il senato perde peso. Ma poi i sindaci al senato. Ma dovranno fare i sindaci, no? Questo cumulo di funzioni mi sembra irragionevole per un organo che deve lavorare. Potrebbero avere dei ruoli significativi di collegamento tra gli interessi dei diversi territori, come la rappresentanza territoriale, come portavoce, ma non con la funzione di governi regionali della popolazione regionale. Un senato che sia del popolo della regione, non un senato del governo della regione che sia stato eletto per altra funzione. Avrebbero il ruolo di senatori che gli viene dato istituzionalmente, senza una apposita elezione che li legittimi all’esercizio di quella funzione.

Perché deve essere cambiato il senato?
Intanto perché il numero dei parlamentari è eccessivo. Una delle cose che si dovrebbero fare è, intanto, diminuire il numero, sia della camera che del senato.
Seconda cosa: le due camere hanno le medesime funzioni. Non dico che sia del tutto negativo. C’è una duplicazione di funzioni che può avere anche un senso: il ripensamento. Quando un ramo del parlamento ha approvato una legge, passa all’altra e in qualche modo è una ulteriore riflessione. È una garanzia di miglior funzionamento. Purtroppo, non sempre ha funzionato così questo secondo passaggio. Tante volte è diventato solo una complicazione. Se si modifica, qualcosa deve tornare all’altro ramo e il testo che esce deve essere approvato in identica forma dalle due.
Qui qualcuno ha visto delle lungaggini. Sono tutti discorsi ipotetici. Perché in tutta l’era berlusconiana, quando lui voleva una legge, come quelle che ha fatto ad personam, (la legge sulle rogatorie, la legge sul falso in bilancio, le leggi sulla riforma della televisione, ndr), sono state approvate in un baleno. Volendo anche questo sistema potrebbe funzionare.

Il presidente del consiglio Matteo Renzi.
Il presidente del consiglio Matteo Renzi.

Quale deve essere la vocazione del senato come seconda camera?
Potrebbe essere quella di esprimere qualcosa di diverso. In Inghilterra vi è la camera dei lord, la vecchia camera dei signori feudali, non elettiva, mentre la camera è sopravvissuta con funzioni molto limitate. Negli Stati Uniti e negli stati federali, la seconda camera rappresenta gli Stati membri ed è legata ai territori. Cinquanta Stati, cento senatori.
Hanno un senato molto potente perché esprime, non tanto i partiti, quanto gli Stati membri che essi rappresentano nel senato federale.
L’idea in assemblea costituente era che il senato rappresentasse ed esprimesse le regioni. Stesse funzioni, ma che esprimano esigenze locali.

Mi è sembrato di capire che alle criticità della riforma costituzionale è da aggiungere la congiuntura dell’Italicum? Quali sono i nodi critici di questa legge elettorale?
È tutta critica. La corte costituzionale ha dichiarato l’altra legge elettorale incostituzionale per una serie di motivi. Questi motivi si ripropongono tal quali in questa. Per esempio il premio di maggioranza è esagerato. Cosa vuole dire un premio in seggi? Nel linguaggio comune le parole hanno un senso. Questo si chiama premio di maggioranza. È un premio per chi ha la maggioranza, in modo da rafforzarne la posizione. Non un premio a chi prende una manciata di voti in più per fargli avere una maggioranza che non ha. È una cosa completamente diversa. Si altera totalmente il senso della consultazione popolare. Si dà la maggioranza a chi non l’aveva e non l’avrebbe. Il premio di trentacinque per cento prima, trentasette poi, cosa vuol dire? Si dà un premio in seggi al partito che ha trentasette per cento, consentendogli di avere la maggioranza assoluta per fare da solo. La Corte costituzionale tra i vizi del porcellum aveva indicato proprio questo punto: si rompe e si viola il principio dell’eguaglianza del voto. Che non è solo l’eguaglianza del fatto che tutti andiamo a votare, ma è uguaglianza del valore del voto anche in uscita.
Il voto che si dà al partito che raggiunge questo trentasette per cento vale il doppio rispetto a coloro che non lo hanno votato. Da trentasette a cento per cento, significa che c’è un sessantatré per cento di persone che non hanno votato per quel partito. Si regala una maggioranza assoluta contro il voto del sessantatré per cento degli elettori. Chi ha votato per altri gruppi vale la metà nei risultati di seggi rispetto al voto per il partito principale. Questo è un profilo di incostituzionalità che la corte ha già segnalato.
Seconda cosa: la Corte ha parlato di preferenze, ci deve essere un collegamento nella rappresentanza. La corte non ha parlato di soglie di ingresso, perché non gli era stata sottoposta la questione. Le soglie di sbarramento per i non coalizzati è l’otto per cento. Questo vuol dire che una serie di persone abbastanza nutrita, non omologata, risulti eliminata dalla scena politica. Persone non rappresentate a livello parlamentare, restano fuori.

Chi aiuta davvero questa legge elettorale?
La fissazione che sta pervadendo l’Italia è quella del bipolarismo, che in Italia non esiste. Questa legge è fatta da Renzi-Berlusconi affinché restino solo loro. Questo discorso è chiaro. Problema grosso è che sono in tre. Potrà piacere o non piacere, a me la persona piace poco, Grillo, diversamente dai grillini, ma ha una fetta consistente e devono fare i conti, ormai, con questo terzo incomodo. Riusciranno semmai a sgominare tutte le opinioni minori, quindi la scena politica non sarebbe più di pluralismo, schiacciato e non più presente nelle istituzioni. Ma vi è comunque un terzo partito e, siccome sarebbero al massimo due i partiti che ci guadagnano, ne va bene quale potrebbe essere il risultato. Sono certa che tornano indietro».

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1 Comment

  1. alessandro.zeppilli

    vogliono riformare il parlamentarismo verso un modello di presidenzialismo, riducendo i meccanismi di controllo del sistema parlamentare. mi pare più un ibrido fra sistema parlamentare e sistema presidenziale. così, per esempio, negano la possibilità, per l’elettore, di esprimere un voto disgiunto all’indirizzo dell’assemblea legislativa… stanno cercando di resuscitare il bipolarismo all’americana, vero

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