mercoledì 21 novembre 2018

Abbattimento aereo malese, sempre più prove inchiodano Kiev

Abbattimento aereo malese, sempre più prove inchiodano Kiev

Mentre non è stata ancora esibita ancora alcuna prova a carico dei separatisti, le responsabilità dell’Ucraina emergono da tracce radar, immagini satellitari e perfino da un esperto militare Usa. Poi c’è la storia di un controllore di volo svanito nel nulla…

 

di Franco Fracassi

 

C’è una traccia radar. Ci sono immagini satellitari. Ci sono i tweet di un controllore di volo (svanito nel nulla). C’è la consulenza di un generale statunitense a cinque stelle. E, infine, c’è il Buk. Non è una parolaccia. È il sistema missilistico terra-aria additato dagli esperti balistici come responsabile dell’abbattimento dell’aereo malese. Duecentonovantotto persone, ottantacinque delle quali sotto i quattordici anni, esplose a undicimila metri di altitudine, e i cui resti si sono dispersi in un raggio di quindici chilometri. La Casa Bianca (e quindi l’Occidente) accusa i separatisti ucraini, e indirettamente Mosca. Ma le prove inchiodano lentamente il governo di Kiev e i tentativi di depistaggio da parte di Washington.

 

Il Boeing 777-200ER della Malaysia Airlines, è decollato dall’Aeroporto di Amsterdam-Schiphol a mezzogiorno e diciassette. Nome in codice MH17. Sarebbe dovuto atterrare alle sei e dieci di mattina a Kuala Lumpur. A bordo centottantanove olandesi, quarantaquattro malesi, ventisette australiani, dodici indonesiani, nove britannici, quattro tedeschi, quattro belgi, tre filippini, un canadese, un neozelandese (quattro nazionalità sono ancora da verificare). Duecentottantatré passeggeri e quindici membri di equipaggio. C’era chi andava in Malesia in vacanza, c’era chi tornava a casa, ma anche chi era diretto in Australia per la ventesima conferenza internazionale sull’Aids, tra cui uno dei ricercatori pionieri dela lotta all’Hiv: Joep Lange.

 

L’aereo viaggiava a novecento chilometri orari sulla rotta abituale, sorvolando Varsavia e Kiev, per dirigersi poi verso la Crimea e il Mar Nero. Aveva fatto così il giorno prima, e quello prima ancora. Il Boeing doveva evitare accuratamente il sorvolo dell’Ucraina orientale, dov’è in corso la guerra civile. Nonostante la zona di guerra fosse stata dichiarata sicura dall’organismo che regola per le Nazioni Unite l’aviazione civile (Icao), come ha voluto puntualizzare la Malaysian Airline.

 

 

Intorno all’una, su disposizione dei controllori di volo ucraini di Kiev e di Dnepropetrovsk, l’MH17 ha deviato verso nord di duecento chilometri, finendo per sorvolare proprio l’area del Donbass. Del perché di una simile variazione di percorso nessuna autorità ha ancora fornito una risposta. Il ministero dell’Interno ucraino ha vietato la pubblicazione delle registrazioni delle comunicazioni intercorse tra il controllo del traffico aereo e il Boeing. Il servizio segreto ucraino (Sbu) le ha confiscate.

 

Un’ora e un cinque minuti dopo (le 15.05 in Ucraina) il segnale inviato dal trasponder a bordo dell’aereo è sparito dai radar. Altri dieci minuti e su Twitter è apparso il seguente comunicato: «La Malaysian Airlines ha perso i contatti con l’MH17 da Amsterdam. L’ultima posizione conosciuta era sopra lo spazio aereo ucraino. Seguiranno maggiori dettagli». Quando il Boeing è stato abbattuto si trovava a trenta chilometri dal Tamak waypoint, a circa cinquanta chilometri dal confine russo-ucraino (47°51′24″N 39°13′06″E). Undici chilometri più in basso i villaggi di Shaktarsk, Torez e Grabovo, nella provincia di Donetsk. Territorio sotto il controllo delle milizie separatiste.

 

MalaysianAirlines

 

Questi i fatti. Tutto il resto è da accertare. Anche se molte informazioni sono già emerse.

 

Di sicuro si sa che l’aereo è stato abbattuto da un missile. La conferma è giunta dal ritrovamento di un pezzo della carlinga, dov’è visibile un buco. Il “Financial Times” ha fatto esaminare la foto del foro a due esperti militari e a un ex pilota di aerei della difesa. Tutti hanno concordato con il fatto che il danno sul pezzo di aereo è «compatibile con l’impatto di un missile Sa-11, lanciato da una batteria Buk-m1 Sam». Altri esperti militari hanno dichiarato a giornali e televisioni che un missile è stato, ma senza la certezza che si sia trattato di un terra-aria o di un aria-aria.

 

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Il Buk è un sistema missilistico terra-aria di fabbricazione russa, in dotazione alle forze armate russe e a quelle ucraine. Il presidente statunitense Barak Obama ha dichiarato che Mosca avrebbe fornito ai miliziani separatisti alcune batterie Buk. Accusa ribadita dall’ambasciatrice Usa presso le Nazioni Unite Samantha Power davanti al consiglio di sicurezza. Ma finora nessuna prova è stata esibita a supporto di questa tesi. Eppure i media occidentali (e ucraini) dal giorno del disastro continuano ad accusare la Repubblica del Donbass e la Russia.

 

In mancanza di prove, la Sbu ha reso pubblica una conversazione telefonica tra il comandante delle milizie separatiste Igor Bezler e il funzionario del servizio segreto russo (Fsb) Mykola Kozitsin.

Bezler: «Riguardo all’aeroplano precipitato nell’area di Snezhny-Torez».

Kozitsin: «Sì».

Bezler: «Si è scoperto che era un aereo passeggeri. È caduto nell’area di Grabovo. C’è un mare di corpi di donne e di bambini. Gli stanno dando un’occhiata i cosacchi. Che cosa stava facendo sul territorio ucraino?».

Kozitsin: «Vuol dire che sono stati spiati. Non so. Vedi».

Bezler: «Sì signore».

Kozitsin: «Per che cazzo stavano volando qua sopra. C’è una guerra in corso».

Bezler: «Capisco».

Anche in questo caso, nessuna frase incriminante.

Le autorità ucraine hanno citato come prova anche una frase postata su Facebook dallo stesso Bezler: «Li avevamo avvertiti di non volare sui nostri cieli».

Anche in questo caso, sembra più che altro una riflessione di buon senso.

 

Al di là delle chiacchiere, uno dei punti chiave riguarda proprio il possesso o meno da parte dei separatisti di batterie Buk. Alcuni giorni prima dell’abbattimento l’agenzia russa Itar-Tass aveva scritto: «I separatisti dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk affermano di essere entrati in possesso di un’unità di missili Buk per effetto della conquista della base militare ucraina A-1402». Il 14 luglio un cargo militare ucraino che volava a sette chilometri d’altitudine era stato abbattuto a poca distanza da dove avrebbe concluso il suo viaggio l’aereo malese. Però, poche ore dopo il lancio Itar-Tass un’altra agenzia russa (Ria-Novosti) aveva intervistato l’alto ufficiale del Donbass Sergey Kavtaradze: «Siamo in possesso solo dei missili Manpad, in grado di colpire al massimo a quattro chilometri di distanza».

 

Una batteria Buk-m1 Sam, in grado di lanciare missili SA-11, indicati come responsabili dell'abbattimento dell'aereo.
Una batteria Buk-m1 Sam, in grado di lanciare missili SA-11, indicati come responsabili dell’abbattimento dell’aereo.

 

In soccorso dei separatisti sono giunte dopo la strage due insospettabili: il procutarore generale dell’Ucraina Vitaly Yarema e un ex generale di brigata statunitense. Il primo, in un’intervista con il giornale on-line “Ukrajnska Pravda”, ha affermato che i militari ucraini avrebbero informato il governo che le milizie delle autoproclamate Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk non avrebbero missili Buk o S-300 a propria disposizione, e che tali missili non sarebbero mai stati catturati all’esercito ucraino. Il secondo, intervistato dalla Cnn, ha detto: «È da scartare l’eventualità che i separatisti filorussi possano aver preso il controllo di un armamento così sofisticato e siano stati in grado di usarlo per abbattere un aereo di linea volante ad alta quota, richiedendo il suo utilizzo un elevato grado di addestramento per riuscire a colpire un obiettivo; per cui, o volontariamente o per sbaglio, la responsabilità deve essere di una forza militare professionale». Aggiungendo: «Sicuramente i ribelli non erano in grado di conoscere la nazionalità, gli orari del passaggio in quella zona, la direzione e tanti altri dettagli tecnici per colpire così a colpo sicuro. Per fare questo ci vuole un apparato informativo molto sofisticato che non è a disposizione dei ribelli. Solo ucraini e russi potevano saperlo».

 

È vero, c’è stato il cargo militare abbattutto. Come sono stati abbattuti dai separatisti MI-24 Hind e due elicotteri Mi-8 Hip e aerei da trasporto militari, un AN-2 e un AN-30. Dieci aerei in tutto. Tutti, però, a un’altitudine inferiore ai sette chilometri. Quattro in meno rispetto all’MH17.

 

Restano i russi e gli ucraini, dunque. Finora nessuno ha accusato direttamente il Cremlino dell’abbatimento. Né sono emerse prove in tal senso.

 

Il presidente russo Vladimir Putin (e i separatisti del Donbass) ha, invece, accusato della strage le forze armate agli ordini di Kiev. Accuse circostanziate e supportate da diversi elementi di prova, il cui numero amenta giorno dopo giorno.

 

Un colonnello dell’esercito russo, citato dal giornale on-line “Russia Beyond The Headlines”, il Buk-M1 sarebbe in dotazione all’esercito ucraino, ma non a quello russo, che invece possederebbe solo il Buk-m2. Quest’ultimo sarebbe attualmente schierato presso il confine ucraino, ma il Boeing 777 è caduto ad una distanza dal confine di cinquanta chilometri, mentre la portata del Buk-m2 è di trenta chilometri.

 

Il ministro della Difesa russo Serghiei Shoigu ha tenuto una conferenza stampa. «Una serie di immagini satellitari riprese il 14 luglio mostrano la presenza di diverse batterie di missili ucraini terra-aria Buk, insieme a stazioni radar, dispiegate intorno a Donetsk e Lugansk, in un’area prossima a quella controllata dalle forze separatiste e alla zona del presunto abbattimento. Immagini satellitari riprese il 18 luglio mostrano, invece, che le batterie di missili ucraini avrebbero lasciato la zona subito dopo l’incidente», ha dichiarato, mostrando le immagini in questione. «I video esibiti dagli ucraini, che mostrerebbero il trasferimento di una batteria di missili Buk dal territorio delle repubbliche secessioniste a quello russo, sono il risultato di manipolazioni come sarebbe dimostrato dall’immagine di un tabellone recante l’indirizzo di un noleggio auto della città di Krasnoarmeisk, la quale è sotto controllo ucraino sin dall’11 maggio», ha aggiunto.

 

Il ministero della Difesa russo ha fatto sapere che «il giorno 17 luglio i sistemi di intercettazione radio russi hanno registrato l’attività della stazione radar 9c18 di una batteria ucraina di missili Buk-m1 installata nelle vicinanze di Styl, ventinove chilometri a sud-est di Donetsk. Il sistema Buk-m1 consente lo scambio di informazioni fra diverse batterie appartenenti alla stessa divisione. Il missile che ha abbattuto l’aereo malese potrebbe essere stato lanciato da una qualsiasi delle batterie insediate ad Avdeevka (otto chilometri a nord di Donetsk) oppure a Gruzko-Zoryanske (venticinque chilometri a est di Donetsk)». L’aereo è stato abbattuto proprio quel giorno, il 17.

 

Ma, come si è detto, non è certo che il missile sia partito da terra. Potrebbe anche essere stato sparato da un caccia.

 

Il generale russo Andrey Kartopolov, mostrando delle immagni prese dai radar: «Un caccia ucraino è stato individuato alla stessa altitudine del boeing, la distanza dall’aereo malese è stata calcolata in tre chilometri. Vogliamo avere una spiegazione su come mai un jet militare viaggiasse lungo un corridoio civile quasi allo stesso momento del volo malese. Il caccia SU-25 può viaggiare a dieci chilometri di altitudine, è equipaggiato da missili aria-aria R-60, in grado di centrare un bersaglio a una distanza di dodici chilometri. La presenza del caccia ucraino è confermata anche da un video, girato dal centro di controllo di Rostov. Al momento del disastro, un satellite statunitense stava sorvolando l’Ucraina orientale. Perché il Pentagono non pubblica le foto che ha in suo possesso?».

 

Le immagini radar russe in cui si vede un caccia ucraino nella scia del volo MH17.
Le immagini radar russe in cui si vede un caccia ucraino nella scia del volo MH17.

 

Poi c’è la storia di Carlos, il controllore di volo spagnolo che lavorava nella torre di controllo dell’aeroporto di Kiev, e che seguiva il volo MH17 in tempo reale. Per alcuni Carlos esiste, è reale, non è solo un numero; per altri, sembra che non abbia mai lavorato a Kiev. In ogni caso, ha mandato una marea di tweet. Il suo account è stato bloccato, e lui è scomparso. I suoi amici ora lo stanno cercando disperatamente. Ecco alcuni dei suoi tweet principali:

Ore 17.48: «Il B777 era scortato da due caccia ucraini pochi minuti prima di scomparire dal radar».

Ore 17. 54: «Se le autorità di Kiev dicessero la verità dovrebbero ammettere che due caccia Ucraini stavano volando molto vicini all’aereo pochi minuti prima del verificarsi dell’incidente, pur non essendo stati loro ad abbattere l’aereo».

Ore 17.57: «Non appena il B777 della Malaysian Airlines è scomparso, le autorità militari di Kiev ci hanno informato che l’aereo era stato abbattuto. Come facevano a saperlo?».

Ore 19.14: «Tutto è stato registrato dal radar. Per quelli che non ci credono, l’aereo è stato abbattuto da Kiev; lo sappiamo noi (del controllo aereo) e lo sanno quelli del controllo aereo militare».

Ore 19.15: «Il ministero dell’Interno sapeva che c’erano dei caccia nell’aerea, ma quello della Difesa non lo sapeva».

Ore 19.31: «I militari confermano che la responsabilità è dell’Ucraina, ma non si sa da chi sia venuto l’ordine».

 

Gli ucraini sarebbero stati gli unici a possedere una batteria missilistica in grado di abbattere il Boeing, Sono stati gli ucraini a deviare (inaspettatamente e all’ultimo momento) la rotta dell’aereo, sempre gli ucraini avrebbero avuto due caccia in volo a poche distanza dall’MH17. Gli ucraini hanno secretato le comunicazioni intercorse tra l’aereo malese e la torre di controllo. Gli statunitensi (che appoggiano il governo ucraino) avrebbero le immagini riprese da un satellite il volo geostazionario proprio sul punto dell’abbattimento, senza però volerle mostrare.

 

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