Donne che odiano i benpensanti

Donne che odiano i benpensanti

Noi, che non siamo ancora state vittime (e nei paesi industrializzati 1 donna su 5 viene violentata nel corso della propria vita), abbiamo il dovere di creare una società che non giudica la vittima ma lo stupratore

di Barbara Viale

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Abbiamo sentito e risentito la tiritera che ormai il sesso è sdoganato, mercificato, venduto, che ha perso la sua poesia.

In qualche modo siamo passati dalla demonizzazione allo sdoganamento senza rendercene conto. Ieri una donna non vergine non avrebbe mai trovato marito, oggi senza mettere una donna semi nuda in una pubblicità è impensabile vendere una trebbiatrice, una macchina, uno scaldabagno. Non è lo sproloquio di una femminista romantica, sono i fatti.

Il lato oscuro di tutto questo, anche se molti ne esaltano solo la libertà che ne deriva, è che il sesso è diventato cosa pubblica, anche quando i diretti interessati preferirebbero che non lo fosse. Non basta farlo, e farlo “strano”, bisogna parlarne, taggarne, social mediatizzarlo. Altrimenti è come se non fosse successo niente.

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Questo è generalmente di cattivo gusto quando si tratta di adulti consenzienti, è grave quando i consenzienti in questione sono adolescenti ma diventa gravissimo quando gli adolescenti non sono nemmeno consenzienti.

È ingenuo pensare che il sesso possa essere solo la sublimazione dell’amore tra due individui, non lo era quando il cavernicolo trascinava la cavernicola nella grotta e, sostanzialmente, la violentava, non lo era quando per secoli le donne erano contenitori di bambini, non lo era quando le nostre nonne chiudevano gli occhi e stringevano i denti. Chiaramente questa è una generalizzazione, in tutti i periodi storici anche alle donne il sesso è piaciuto, ma è solo in un’epoca molto recente che si discute, in certi ambienti più che in altri, del “diritto all’orgasmo” per le donne, che tuttavia non è ancora un concetto universale.

Verrebbe da pensare che passato il ’68 e la rivoluzione sessuale la famiglie abbiano finalmente scoperto l’apertura mentale e verbale per quanto riguarda il sesso. Purtroppo non è così. E questa segretezza e pruriginosa vaghezza è forse alla base di tante distorsioni relative alla sfera sessuale e disinformazione tra gli adolescenti (e post adolescenti).

In Italia si stanno registrando crescenti infezioni da HIV tra adolescenti eterosessuali. Preservativo non si può dire, per fare riferimento al lubrificante bisogna fare giri di parole che potrebbero far credere che l’oggetto in questione sia olio da cucina. Se un insegnante si azzardasse a spiegare come avviene un atto sessuale, magari con del materiale esplicativo, gli strali dell’intero sistema scolastico si abbatterebbero su di lui/lei. Perchè? Il ruolo della Chiesa non può essere sottovalutato, ma sarebbe troppo facile imputare tutto alla Chiesa, in fondo i mezzi di informazione al giorno d’oggi ci consentono di informarci anche senza passare per i canali standard.

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No, il sesso è, oggi come un millennio fa, uno strumento di controllo. Religioso, si, ma anche politico, culturale. Rispetto a un secolo o a mezzo secolo fa l’arte del controllo si è affinata: al divieto, non più applicabile, si è sostitutio un vademecum non scritto su cosa è accettabile e cosa non lo è.

Per qualche motivo il sesso tra adolescenti è quasi sempre visto come una bravata e velocemente liquidato, sottovalutandone le implicazioni e i rischi. Questo si associa a un sostanziale disinteresse da parte di famiglie (non vorrei generalizzare ma troppo spesso le famiglie “non sono al corrente” della vita privata dei figli, quindi è realistico pensare che vi sia un sostanziale disinteresse) e società, in primis la scuola, a guidare i giovani verso un utilizzo responsabile e rispettoso di uno strumento di comunicazione, condivisione e espressione.

Orde di genitori reagiscono oltraggiati alle notizie che nella scuola dei propri figli si girano video hard o ragazzine accettano pagamenti in denaro o in natura per prestazioni sessuali, o al fatto che un gruppo di adolescenti abbia abusato di una ragazzina in un casale abbandonato. Ma i “carnefici” non sono una banda di Lucignoli orfani che girano le scuole per adescare ragazze innocenti. I “carnefici”, (gli orchi? Orchetti?) sono figli di qualche famiglia che non ha gli strumenti o la voglia di educare un bambino al rispetto dell’altro, all’importanza del sesso consensuale, al rispetto della privacy. E quando la famiglia non ha gli strumenti, la scuola dovrebbe intervenire.

Non siete in grado di spiegare ai vostri figli che il sesso si fa con il preservativo, che la ragazza deve essere consenziente e che il contraccettivo serve a proteggersi da gravidanze indesiderate che, sia che terminino con un bambino sia con un aborto, segneranno per sempre la vita della ragazza? Dovete imperativamente lasciare che ci pensi la scuola.

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È una zona d’ombra dove nessuno si vuole addentrare che lascia spazio ai demoni, è una terra di nessuno dove tutto è concesso. E così il sesso diventa pubblico, specialmente se è una conquista primitiva.

Qualche settimana fa negli Stati Uniti Jada va a una festa, ha sedici anni ed è una delle prime feste a cui viene invitata, ci sono gli amici, i compagni di scuola, la casa è di un suo amico. Niente può far pensare a una tragedia imminente. Qualcuno le da da bere, bevono tutti, succhi, coca cola, cose che i ragazzini possono bere a sedici anni (negli USA l’età legale per consumare alcohol è 21 anni) forse qualche ragazzino più sgamato ha anche una bottiglia di qualcosa di forte, ma il suo bicchiere è stato drogato e Jada, improvvisamente stanca, si addormenta su un divano, in un’altra stanza.

Viene svestita e violentata dai suoi compagni, che una volta finito le scattano foto e fanno video, facendo diventare la foto della ragazza accasciata sul pavimento virale sui social media.

Jada scopre di quanto sia accaduto perchè un’amica le dice che la sua foto è su Twitter, Facebook, Instagram e che è diventata talmente famosa che le persone si fanno foto nella posizione in cui viene ritratta con l’hashtag #JadaPose (Jada si mette in posa). Consapevole che ormai non c’è più niente da nascondere, e supportata dalla famiglia, Jada risponde con un’intervista dove si chiede come sia possibile che nella nostra società una persona che viene drogata e violentata possa diventare doppiamente vittima, del suo stupratore e della società che la incolpa.

Il fatto che in pochi giorni ci siano stati migliaia di commenti del tipo “era quello che voleva ma non aveva il coraggio di chiedere” e “XXX è una bravissima persona, Jada è disturbata”, spesso anche da donne, ci da la misura di come, in fondo, il concetto che la donna come l’uomo abbia il diritto di scegliere il proprio partner sessuale non è un concetto completamente interiorizzato.

Casi come quello di Jada sono accaduti e accadono anche in Italia. L’idea che una donna che viene violentata debba e voglia nascondere la propria identità per paura delle ripercussioni che questo potrebbe avere sulla sua vita sociale è riprovevole. È facile dire “la vittima deve parlare” quando non si è la vittima, è vero. Però noi, che non siamo ancora state vittime (e nei paesi industrializzati 1 donna su 5 viene violentata nel corso della propria vita), abbiamo il dovere di creare una società che non giudica la vittima ma lo stupratore.

La giustizia, lo Stato, le autorità devono prendere una posizione più definita. La legge sul femminicidio va bene, ma la violenza di genere si estrinseca in una varietà di modi, compreso quello della delegittimazione della vittima. Togliendo alla vittima la dignità, considerandola solo una vittima, si cade nello stereotipo del “pezzo di carne di cui ci si deve occupare”. Le donne e gli uomini che hanno subito violenza sessuale non devono e non possono avere paura di quello che la società pensa di loro, perchè la società (in un mondo perfetto, mi rendo conto) dovrebbe fare fronte unito insieme a loro, non contro di loro.

Questo accade anche perchè il sesso non è un argomento sufficientemente discusso in una maniera sana. Il fatto di averlo a portata di mano non lo rende più comprensibile, lo rende solo più accessibile, rende certi comportamenti più auto-giustificabili. Ma il fatto che i media abbiano coperto per mesi la storia delle olgettine, di Ruby Rubacuori o dei trans dei vari Marrazzo, Lapo Elkan e (forse) Sircana dà spazio alla curiosità morbosa senza minimamente educare su temi invece importanti come l’identità sessuale, la contraccezione, il rispetto e la dignità per il corpo.

Non credo che il sesso in sè vada idealizzato come massima espressione dell’amore, si può fare per diversi motivi e con diverse persone senza per questo dover sentire il peso delle proprie scelte. Quello che però dovrebbe essere assodato e non negoziabile è che non può esserci un atto sessuale senza che ci sia il consenso e senza che ci sia il rispetto. Pensare di tenere lontano i giovani dal sesso è utopistico (e francamente malsano), ma pensare che evitando l’argomento loro si educhino da soli è criminale. In fondo quando un bambino impara a camminare i genitori lo accompagnano e per impedire che si faccia male, il sesso è uno strumento di conoscenza e di auto-scoperta al pari di camminare e parlare, perchè i rischi che ne derivano dovrebbero essere ignorati o sottovalutati?

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