Primarie in Calabria, troppi candidati per un solo Pd

Primarie in Calabria, troppi candidati per un solo Pd

Oliverio, Canale, Magorno, Callipo e Maiolo: il caos in cui il Pd si è cacciato e da cui non riesce a uscire. Ma intanto nessuno parla di programmi elettorali.

di Massimo Lauria

Ernesto Magorno, segretario regionale Pd Calabria e il premier Matteo Renzi
Ernesto Magorno, segretario regionale Pd Calabria insieme al premier Matteo Renzi

Il totocanditato Pd per elezioni regionali in Calabria sembra essere appena iniziato, con buona pace degli elettori calabresi, che aspettano di sentir parlare di programmi elettorali. Il partito di Renzi ha già sfoderato una rosa di cinque nomi – Oliverio, Canale, Magorno, Callipo e Maiolo -, tutti possibili candidati alle primarie di coalizione per stabilire chi rappresenterà il centro sinistra alle prossime elezioni regionali. Ma cinque generali per una sola armata sembrano troppi e il Pd calabrese – ma pure quello nazionale – non sa come districarsi nel caos che ha generato.

Forte preoccupazione traspare dalla segreteria nazionale del Pd. Nel pomeriggio del 23 luglio, infatti, è intervenuto personalmente anche il vicesegretario nazionale Lorenzo Guerini. Il vice di Renzi ha chiamato il presidente della provincia di Cosenza, per convincerlo a ritirare la propria candidatura. Il Pd invoca aria nuova, mentre Oliverio ha già 35 anni di carriera politica locale e nazionale alle spalle. Senza contare – strizza l’occhio qualcuno – che da quando guida la provincia cosentina, i centri maggiori sono passati in mano al centro destra.

Per blandire il cuperliano Oliverio il Pd ha tentato la carta del giovane avvocato Massimo Canale, della stessa area. Ma Oliverio non ci sta e guarda a se stesso come unico possibile candidato al governo della Regione. A quel punto dalla segreteria del partito in tilt è piovuta una lista di nomi, nemmeno fosse l’elenco telefonico. Prima il segretario regionale Ernesto Magorno; poi il fedelissimo di Renzi, Gianluca Callipo, giovane sindaco di Pizzo. Ma nemmeno così Oliverio ha desistito. A quel punto è arrivata la proposta del consigliere regionale Mario Maiolo, a sua insaputa, proprio mentre raccoglieva le firme per la candidatura di Canale, che nel frattempo è stato sconfessato dai suoi stessi amici di partito.

Verrebbe da pensare che il Pd stia bruciando qualche nome, forse in attesa di calare dall’alto un candidato all’ultimo minuto, deciso direttamente dalla segreteria romana. Secondo indiscrezioni giunte da Cosenza, infatti, la segreteria nazionale del partito è pronta a imporre un nome su Oliverio, se questo non rivedrà la sua posizione. Anche se l’ipotesi più accreditata parla di un Pd con due candidati per le primarie: Oliverio e Callipo.

Sul Corriere della Calabria, Paolo Pollichieni si domanda se il Pd riuscirà ad ingarbugliare ancora di più le cose, favorendo – com’era già successo nel 2010 – il centro destra, anch’esso in difficoltà. «Si pensava che il Pd avesse toccato il fondo – scrive Pollichieni -, nella cronica pratica autolesionista, con le vicende delle primarie Loiero-Latorre e, successivamente, con il pasticciaccio di “Capo Suvero”, che aprì la strada alle truppe cammellate di Peppe Scopelliti e all’avvento, nefasto, del “modello Reggio” a Palazzo Alemanni. E invece non era così, oggi accade anche di peggio».

Mentre in casa Pd si gioca al totocandidato, gli elettori di centro sinistra non conoscono ancora le basi programmatiche su cui i maggiorenti del partito stanno sciorinando l’elenco del telefono per decidere chi li rappresenterà in Regione. Ma quello verrà dopo – sono pronti a scommettere gli attori in scena – anche perché il Pd non è l’unico a dover presentare un candidato per le primarie di coalizione.

In pista, infatti, c’è anche il sindaco di Lamezia Terme, Gianni Speranza – in quota Sel – che in Calabria ha deciso di entrare nell’alleanza del centro sinistra. La confusione creata in casa Pd potrebbe avvantaggiare la candidatura di Speranza, che per alcuni è simbolo di un cambiamento culturale nella regione.

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