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Gaza, 23 palestinesi uccisi in una scuola dell’Onu

Oltre 40 i morti nella notte. Presa a cannonate una scuola dell’Unrwa, l’agenzia Onu per i rifugiati. L’artiglieria israeliana ha centrato una classe piena di sfollati nel campo profughi di Jabaliya.

di Massimo Lauria

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Una nuova notte di terrore e morte per gli abitanti della Striscia di Gaza. Nel 23° giorno dell’operazione “Confini sicuri”, i carri armati israeliani hanno colpito a cannonate diversi edifici, tra cui una scuola dell’Unrwa, l’agenzia Onu per i riugiati, nel campo profughi di Jabaliya. I militari dell’Idf hanno centrato un’aula piena di sfollati e ucciso almeno 23 persone. Il bilancio ufficiale delle vittime fino a questo momento è di 44 palestinesi uccisi fino all’alba. Ma il numero dei morti aumenta di ora in ora. Dall’inizio dei combattimenti sono già oltre 1260 le vittime, di cui oltre il settanta per cento civili.

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La posizione della scuola era nota all’esercito di Tel Aviv, che nella serata di ieri aveva avvertito dei bombardamenti nella zona. L’Onu denuncia la grave violazione delle proprie strutture, sia da parte degli israeliani, sia da parte di Hamas, che nasconde armi all’interno degli edifici delle Nazioni Unite, usando i civili come scudi umani.

«Condanniamo il gruppo, o i gruppi, che hanno messo in pericolo i civili piazzando quelle munizioni in una nostra scuola – dichiara in una nota Chris Gunness, portavoce dell’Unrwa – è un’ulteriore, palese violazione della neutralità dei nostri edifici. Chiediamo a tutte le parti in conflitto di rispettare l’inviolabilità degli immobili delle Nazioni Unite».

Secondo fonti ospedaliere palestinesi, già all’alba di questa mattina, sarebbero state uccise altre sei persone, di cui tre bambini. Un massacro che non si ferma. Secondo fonti dell’esercito israeliano, sarebbero 80 gli obbiettivi palestinesi colpiti nella notte. Il bilancio delle vittime sale nel frattempo a 44.

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Tensioni si registrano fra lo stato maggiore dell’esercito di Tel Aviv e il governo Netanyahu. I militari vorrebbero spingere l’offensiva più in profondità, occupando Gaza, oppure ritirarsi. Il governo «Deve decidere ora: o ci spingiamo più in profondità o ci ritiriamo. La nostra responsabilità è di condurre l’offensiva fino a dove è necessario che giunga, non dove vuole l’opinione pubblica. Questo non è un reality televisivo e gli indici di ascolto non sono un fattore».

Fonti palestinesi riferiscono di un contatto tra il presidente palestinese Abu Mazen e il capo dell’uffucio politico di Hamas, Khaled Meshaal, per trovare un accordo. L’Opl (Organizzazione per la liberazione della Palestina) ha annunciato di aver ottenuto il consenso di Hamas per una tregua umanitaria di 24 ore.
«Ha proposto una tregua di 24 ore e Meshaal e Hamas hanno accettato», ha detto Nabil Shaath alla France presse. Ma non sarà così semplice: Mohammed Deif, leader delle Brigate Ezzedin al-Qassam, ha ribadito che ogni accordo per una tregua, dovrà prevedere la revoca del blocco di Gaza. «Non accettiamo nessuna condizione per il cessate il fuoco – ha avvertito – e non c’è cessate il fuoco senza la fine dell’aggressione e la revoca dell’assedio».

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