giovedì 20 settembre 2018

Renzi sulle orme di Berlusconi e Monti

Renzi sulle orme di Berlusconi e Monti

Il capo del governo italiano visto dall’intellettuale spagnolo Vicenç Navarro: “il Sig. Renzi non si sta affatto distanziando dai precedenti governi di centro-destra. Anzi, sta andando oltre”.

Matteo Renzi Europa

 

di Vicenç Navarro*
di Vicenç Navarro*

La nuova stella della socialdemocrazia europea è il Sig. Matteo Renzi, ex sindaco di Firenze e attuale Primo ministro del governo italiano. Viene presentato come voce del rinnovamento, portatore di aria fresca, che cambierà l’immagine della socialdemocrazia europea, attraverso cambiamenti, sia in Italia che in Europa, che romperanno gli schemi delle politiche portate avanti dai precedenti governi socialdemocratici e che sono risultate estremamente impopolari. La socialdemocrazia è in caduta libera, ma il Sig. Matteo Renzi ritiene che potrà invertire la rotta e riguadagnare il sostegno popolare che una volta aveva in Europa.

A coloro che come me hanno seguito l’evoluzione della socialdemocrazia europea negli ultimi trent’anni, questa fascinazione per il Sig. Matteo Renzi ricorda moltissimo quanto avvenuto quando Tony Blair emerse come nuovo leader del Partito laburista, impegnato a modernizzare il laburismo britannico. Si propone come il nuovo leader che avrebbe cambiato il Regno Unito e l’Europa. Oggi, trent’anni dopo, Blair è una delle figure politiche meno popolari nel Regno Unito, sia all’interno del partito laburista, sia tra le classi popolari e della base elettorale di questo partito

Un dettaglio significativo e sintomatico, e per le persone di sinistra dettaglio preoccupante, è che il Sig. Matteo Renzi, come già accaduto con Tony Blair, è stato ricevuto a braccia aperte dall’establishment (ossia, la struttura del potere finanziario, economico, politico e mediatico) italiano. In poche occasioni, dall’epoca di Blair, i più importanti mezzi di informazione e persuasione avevano promosso con tanto entusiasmo una figura come quella riservata oggi a Matteo Renzi. Molti rotocalchi lo hanno definito “statista dell’anno”.

 E’ vero che riforme in Italia ne ha fatte, cosa che sembrava impossibile e che gli hanno procurato grande credibilità. Ma laddove vengono “cotti i fagioli”, cioè le politiche economiche e fiscali, il suo “modernismo” è un mero “continuismo” con i precedenti governi, compresi quelli di centro-destra. Berlusconi e Renzi A prima vista sembrerebbe di no. In realtà Matteo Renzi ha piacevolmente sorpreso per le sue aspre osservazioni alla Bundesbank, che aveva criticato il governo italiano e il suo primo ministro per aver chiesto maggior flessibilità nelle misure di austerity pretese dalla Banca centrale europea. Renzi rispose che “la Bundesbank non ha nessuna autorità per criticare o mettere il naso dove non deve, compresa la politica interna italiana e europea” aggiungendo che “L’Europa appartiene ai cittadini europei e non ai banchieri, siano essi italiani o tedeschi”. Era ora che qualche dirigente governativo dell’Eurozona dicesse qualcosa di simile! […] In questo senso il Sig. Renzi merita un applauso. Tuttavia, nell’analizzare le sue politiche in temi economici e fiscali ( che sono quelle che più colpiscono le classi popolari d’Italia e dell’Eurozona), vediamo che il Sig. Renzi non si sta affatto distanziando da quanto fatto dal precedente governo di centro-destra. Le sue politiche economiche e fiscali sono praticamente le stesse. Anzi, per quanto riguarda aree come quelle delle politiche fiscali a favore delle rendite del capitale, è andato anche oltre rispetto ai governi che l’hanno preceduto.

Il supposto conflitto tra la Sig.ra Merkel e il Sig. Renzi è più una costruzione mediatica che una realtà. La miglior prova sta in un articolo scritto congiuntamente dal ministro dell’economia del governo Renzi, Pier Carlo Padoan, e dal suo omologo tedesco Wolfang Schäuble sul quotidiano del capitale finanzio statunitense The Wall Steet Journal il 26 giugno scorso, dove indicano che: “Berlino e Roma sono d’accordo su ciò che l’agenda economica europea dovrebbe essere” ossia “una agenda pro-business (pro-patronale) e pro-growth (pro-crescita)” che “si può raggiungere applicando il quadro fiscale esistente”. Vale a dire attraverso misure di austerità, che devono essere accompagnate da maggiori investimenti e maggiori riforme strutturali (che a sua volta vuole dire ulteriori riforme del lavoro verso la riduzione dei salari, cosa che non dicono ma che è il termine che si utilizza per definire questo tipo di riforme). Come è logico, i sindacati sono più che allarmati, anzi temono, a ragione, che l’entusiasmo di Renzi per gli interessi patronali (con notevoli benefici legati alle rendite da capitale) si traducano in una riduzione delle rendite da lavoro in favore di quelle da capitale.

Ci sono politiche alternative che il Sig. Renzi non considera ma, come da copione, quelle presentate dicono siano le uniche possibile. E lo dice sia il ministro dell’economia tedesco, sia il ministro dell’economia italiano: non ci sono alternative! Le evidenze però mostrano chiaramente che invece ci sono (per il caso spagnolo si veda V. Navarro, J. Torres e A. Garzòn Hay alternativas. Propuestas para crear empleo y bienestar social en España, 2011). Non è difficile vedere che si sono politiche alternative. In realtà il Sig. Renzi potrebbe mostrarle alla Sig.ra Merkel e a suo ministro dell’economia, ma è ben noto che il comportamento dei governi nell’Eurozona varia a seconda del governo e dello Stato. Basta ricordare che la Germania non avrebbe il livello attuale di sviluppo economico se gli Alleati non le avessero cancellato niente meno che la metà del debito accumulato al termine della II Guerra Mondiale. Ma il Sig. Renzi è persona giovane, non ha bisogno di andare tanto indietro, gli basterebbe andare ad alcuni anni fa, quando la Germania aveva un deficit pubblico superiore a quello consentito al resto dei paesi dell’Eurozona. Dal 2000 al 2006, lo Stato tedesco ebbe un deficit superiore al 3% del Pil, e non incorse in nessuna sanzione o ammonizione.

Renzi e Merkel

Fu Angela Merkel, allora, a chiedere maggior flessibilità, e l’ottenne. Non sarebbe male se Renzi glielo ricordasse pubblicamente. Finora non lo ha fatto e la Sig.ra Merkel e il suo ministro dell’economia Schäuble, in una intervista al Financial Times, hanno dichiarato: “non abbiamo ascoltato nessuna richiesta di maggiore flessibilità né dal primo ministro italiano né da nessun altro membro del governo italiano.”

E’ questo il problema della socialdemocrazia oggi nell’Eurozona, che per molto rumore mediatico facciano i suoi dirigenti, alla fine continuano con le stesse politiche di austerità che ristagnano nel paradigma neoliberista, che continua a dominare l’establishment europeo, socialdemocrazia compresa. Finché non si prenderanno le distanza da questo paradigma la socialdemocrazia non rinascerà e non recupererà la sua propria identità. L’alternativa è un cambio radicale, che proprio non si vede nel panorama economico e politico della socialdemocrazia, oggi, in Europa.

Parlando di casa mia, il Sig. Pedro Sánchez, nuovo segretario generale del Psoe (Partito socialista operaio spagnolo), presentato dai media come la grande speranza della socialdemocrazia spagnola, non ha proposto nulla che indichi cambiamenti profondi di direzione. L’unica cosa che ho ascoltato da lui è la critica al partito Podemos, definendolo demagogico per aver chiesto l’ovvio, ossia che per ragioni di mera giustizia, il governo spagnolo dovrebbe rifiutarsi di pagare il debito eccessivo accumulato a causa dell’elevato comportamento speculativo delle banche, conseguenza dell’enorme potere del capitale finanziario sulla Bce.

Hay Alternativas, Vicenç Navarro

 

 * Vicenç Navarro è un politologo e economista spagnolo. Attualmente docente di Scienze politiche e sociali presso l’Università Pompeu Fabra (Barcellona). Per 35 anni ha insegnato Politiche pubbliche presso la Johns Hopkins University di Baltimora (Usa).

Nel 2011, insieme a Juan Torres e Alberto Garzòn, ha scritto “Hay alternativas. Propuestas para crear empleo y bienestar social en España”, prologo di Noam Chomski. Il libro si può scaricare qui.

(Fonte: Other-News.info; traduzione Marina Zenobio)

Related posts

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.